Quello che non si può dire è che non lo si sapesse da molti anni. Le condizioni vergognose del reparto “Sestante” del carcere torinese Lorusso e Cotugno sono sotto i riflettori di chi si occupa di carcere da tempo. Lo abbiamo denunciato noi radicali nelle nostre innumerevoli visite parlando e scrivendo testualmente che “la sezione A in particolare, che ospita inoltre il presidio sanitario e il reparto psichiatrico Sestante è un vero disastro. Le condizioni umilianti dei bagni a vista, unite all’odore di muffa e alle infiltrazioni, rendono indecorosa la vita di quegli uomini. Docce sporche, ascensori fermi ormai da anni e cascate d’acqua dai cavedi aggravano ulteriormente il quadro”. Era il 2017 e la nostra denuncia pubblica uscì sui giornali. La situazione l’avevamo già denunciata in passato e l’abbiamo ripetuta dopo. Qualche giorno fa l’Associazione Antigone è riuscita nell’impresa di bucare il muro dell’informazione in modo molto incisivo dando notizia nuovamente delle violazioni. Si racconta di “celle sporche e in condizioni di degrado evidenti, con letti metallici inchiodati al pavimento e materassi spesso in condizioni indecenti, senza nemmeno un tavolo o una sedia e con un bagno alla turca senza alcun muro o intercapedine che ripari dalla vista di chi lo utilizza”. E poi il Garante nazionale dei diritti delle persone private delle libertà personali che nelle ultime sette visite, dal 2017 al 2021, parla di “Condizioni materiali e di vivibilità ben inferiori agli standard di salubrità e dignità delle persone ospitate: il tutto in una struttura che deve essere connotata dal suo essere ‘sanitaria’, pur all’interno di un Istituto detentivo. Materassi scaduti e letti privi di lenzuola. Presenza e utilizzo di una “cella liscia” (la stanza 150) in condizioni strutturali e igieniche inaccettabili con water a vista e privo di lavabo. Mancanza di ogni attenzione trattamentale nei confronti delle persone ristrette in tali ambienti.”

Oggi apprendiamo che finalmente il Sestante del carcere torinese chiude e che la Procura di Torino ha aperto un’indagine per maltrattamenti a danno delle persone lì detenute. Un provvedimento che fa rabbia, dato che la stessa Procura conosceva benissimo la situazione da molti anni e, anzi, inviava detenuti proprio lì dentro.
Ora l’errore da non commettere è pensare che il problema sia risolto. Il “Sestante” di Torino non è un caso a sé stante, è la metafora della totale inadeguatezza strutturale, civile, umana, legale e costituzionale dell’intero sistema carcerario italiano.

Igor BoniPresidente di Radicali Italiani