Uno zaino, una conchiglia, un bastone e un lunghissimo cammino.
Francesca Palmucci, insegnante torinese, è appena tornata dal suo sesto Cammino di Santiago, dal 2020 ad oggi, e già si prepara al prossimo.
Sono percorsi di 500, 800 km, mollando tutto, restando con uno zaino, una conchiglia e tanti chilometri da percorrere a piedi ogni giorno.
Alla fine, raggiunto Santiago di Compostela, tanti pellegrini proseguono fino all’Oceano a Cabo Fisterra (Finesterre) al Santuario di Muxia.

Francesca, accompagnatrice di gruppi turistici e volontaria con i senzatetto, ci parla di questa esperienza, ogni volta nuova e unica, in una terra che sorprende e che sintetizza come “un segno di umanità e di essenzialità condivisa, per ritrovare se stessi in una Spagna accogliente, moderna e tradizionale allo stesso tempo”.
(Nella foto di copertina vedete Francesca in primo piano, con i pellegrini Marco, Emilio, Sebastiano, Marian e Marton).

- Com’è iniziata questa voglia di Cammino?
“Nel 2020 avrei dovuto accompagnare un gruppo nello Sri Lanka. Non risultava iscritto nessuno perché vi furono degli attentati, anche in quel giorno della mia partenza. Così mi sono offerta come coordinatrice per il Cammino inglese di Santiago e, anche se non credente, sono andata nella cappella dell’aeroporto Malpensa a ringraziare”. - Cos’è il Cammino inglese?
“E’ un percorso che parte da La Coruna in Galizia (terra affascinante e spartana) fino a Santiago di Compostela”. - Chi si incontra nel Cammino?
“Persone provenienti da tutto il mondo e di tutte le età. Ricordo una coppia austriaca con un passeggino con un bimbo di tre anni e mi hanno colpito i coreani che si portano piccole pentole elettriche e si fanno da mangiare in autonomia. I coreani sono sempre più numerosi, dopo il successo di due libri scritti da pellegrini loro conterranei (in particolare ”A woman walking alone”, 2006, della scrittrice viaggiatrice Kim Nam-he e del giornalista Kim Hyo-sun).
- Che significati vi sono dietro questo successo che coinvolge a getto continuo pellegrini da tutto il mondo?
“Il cammino è un grande segno di unità per l’umanità, nella sua essenzialità più autentica. Si vedono scene di solidarietà e condivisione che raramente trovi altrove. C’è empatia, ci si aiuta con naturalezza se c è bisogno di un cerotto, di cucinare, o se qualcuno è in difficoltà. In ogni caso quello che più conta è il viaggio dentro sé stessi”.

- Un viaggio che si fa da soli o con un gruppo?
“Uno può scegliere di essere da solo nel cammino, ma è importante e normale incontrare tanti compagni di viaggio diversi, poi ognuno decide se continuare insieme o proseguire per conto proprio”. - Lo rifaresti?
“Certo! Ho in programma di fare un altro pezzo del Cammino del nord lungo la costa settentrionale”. - Non hai avuto momenti di difficoltà?
“Quest’anno sono partita con grande entusiasmo. Non avevo, però, messo in conto i notevoli dislivelli, anche di 800 metri, previsti nelle prime tappe di circa 28-32 km al giorno. Certo, il caldo afoso, e uno zaino sulle spalle possono mettere in crisi anche i più esperti. Infatti, stavo cedendo. Non sono un equino, pensavo. Ma ho visto una ragazza di trent’anni che si lamentava e, nel sostenerla, ho dato forza anche a me stessa, che ho quasi il doppio dei suoi anni. In fondo, è una competizione con se stessi, mentre volontà e condivisione trascinano”. - Ma chi decide sulle tappe?
“Le tappe possono variare. Come gruppo si decide, ma si devono considerare diverse variabili, a partire dagli ostelli aperti o chiusi che sono fondamentali, e dai percorsi che si decide di intraprendere oltre al clima e innumerevoli sorprese, ma, alla fine, la volontà di andare avanti prevale su tutto”. - Come funzionano i dormitori?
“Gli albergue de peregrinos non si possono prenotare. Il prezzo è di circa dieci euro, o con una libera donazione. A volte c’è la colazione o una cena semplice, preparata da volontari “ospitaleros”. Dopo quei trenta km sotto il sole, con uno zaino in spalla, che non dovrebbe superare il 10% del tuo peso, si ha una fame pazzesca e subito dopo si ha sonno. In ogni caso, in queste strutture ospitanti vi sono regole ferree, a cominciare dalla doccia appena arrivi e dal non fare assolutamente rumore. Se parti alle 5.30 del mattino (per sfruttare le ore meno calde) o quando arrivi la sera, devi fare attenzione a non svegliare chi riposa”. - Come sono questi ostelli del Cammino per i pellegrini?
“Sono strutture spartane. Vi possono essere spazi condivisi, come cucine, dove ci si può improvvisare anche cene comunitarie. Un bel momento per conoscere altri pellegrini, come mi è capitato preparando degli spaghetti al sugo di pesce. Da ricordare come venga sempre richiesto il timbro dell’ostello (sello su la credencial), precedente per evitare che turisti furbetti approfittino dell’ostello per spendere poco, pur non facendo il Cammino”.

- Alla fine, arrivando alla sospirata Cattedrale di San Giacomo, con quella storica conchiglia al collo, cosa si sente?
“Se sei fortunato arrivi alla Cattedrale di San Giacomo piena di incenso sparsi dal Botafumeiro, uno dei suoi simboli più affascinanti. Arrivi e ti commuovi. C’è chi si abbraccia, chi si getta per terra. Domina una fortissima e generale commozione, carica di umanità, indipendentemente dall’età, dalla provenienza, dal proprio ruolo nella società. E’ una cosa che fa bene allo spirito e anche al fisico. (E Francesca lo dimostra con il suo tenersi in forma e con la sua solarità). E’ una realtà che ti fa capire l’importanza dell’essenziale e nel fare i conti con noi stessi”. - Cosa pensi della Spagna?
“E’ una realtà davvero positiva. C’è modernità, allegria, mantenendo ferma identità e tradizione. Si nota il senso di accoglienza, di rispetto della natura e di fiducia verso il futuro. Una realtà aperta, legata all’Europa, che piace ai giovani, dove la gente, a qualunque età, vive le piazze, esce e non si chiude in casa. Io ci ho vissuto e ho anche pensato di poterci andare a vivere in futuro. In ogni caso preferirei una zona di mare”. - La conchiglia dei pellegrini sul Cammino di Santiago…
“La conchiglia che ogni pellegrino porta con sé al collo, o appesa o cucita sullo zaino, è il simbolo iconico antichissimo di chi partecipa al Cammino di Santiago. Si tratta di una capasanta (“coquille Saint-Jacques”), pregiato mollusco bivalva, dal guscio a ventaglio, quanto mai presente in Bretagna e Normandia. Una conchiglia stilizzata, dai forti richiami simbolici e mitologici, presente come costante indicatore lungo il percorso del Cammino. Una lettura del simbolo di bellezza, rinascita, e spiritualità (collegato a Venere che emerge dalle acque), lo vede associato al compimento di buone opere e interpreta le varie striature della conchiglia blanca, convergenti in un punto, come una rappresentazione dei tanti cammini che portano tutti a Santiago di Compostela”.

In conclusione, ecco i vari nomi della conchiglia nelle diverse lingue espressioni delle varie culture locali che convivono in una terra piena di storia.
“Common scallop” in inglese
“Coquille Saint-Jacques” in francese
“Beira handia” in basco
“Petxina de pelegri” in catalano
“Vieira”, ovvero capasanta, in galiziano.
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