500 euro + Iva per poter trasmettere la conferenza stampa di presentazione del nuovo ct Roberto Mancini. Niente telecamere. Tutto sarà fornito e distribuito dalla Federazione, a pagamento. Una “bella” novità per la FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) targata Giovanni Malagò, che scatena le polemiche, prima ancora che il nuovo tecnico azzurro indossi la tuta…
Nel mirino i diritti d’immagine della conferenza stampa di presentazione.
Un fatto che alimenta le polemiche e che penalizza le testate più piccole. Un approccio decisionista e accentratore che non è piaciuto neanche alle società di calcio, non consultate, che hanno evitato di ufficializzare la loro criticità.

L’avvio nel caos della nuova FIGC
Ma vediamo i passaggi della caotica gestione nell’avvio di questa nuova “epoca” del calcio azzurro, alla disperata ricerca di un rilancio.
Si parte con il candidato Andrea Pirlo che se ne va, accompagnato dalle dimissioni di Maldini e Leonardo, dopo la figuraccia su Pep Guardiola. La discutibile querelle per la scelta del nuovo ct, scatena le ironie della stampa internazionale che ci fa il verso “Che caos” (The Bild), “Italia nella tempesta ancora, più difficile andare ai Mondiali o scegliere un ct? (L’Equipe).
Eloquente il parere di Roy Keane, ex calciatore irlandese del Manchester United, che ha accusato Maldini di comportamento infantile: “Non lasci un progetto perché non ottieni l’allenatore preferito. Mantieni la tua opinione, la difendi, ma una volta presa la decisione, il tuo lavoro è andare avanti. Questo è quello che fanno i leader”.
Dopo i reiterati flop della nostra nazionale di calcio, assente dai Mondiali per la terza volta di fila, anche il percorso di ripresa, a partire dalla scelta del ct e staff dirigenziale azzurro, è iniziato nel peggiore dei modi. Prima la trattativa, difficile e per nulla riservata, con il 55enne Pep Guardiola.
Il tecnico catalano del Manchester City, dall’ingaggio di 20 milioni di euro, è stato individuato come obiettivo per il rilancio degli azzurri dalla Figc, o meglio del suo neo presidente Giovanni Malagò, insieme al duo Maldini e Leonardo. Guardiola ha rinunciato, prendendosi una pausa di riposo (dopo gli impegni con Manchester City, Bayern Monaco e Barcellona) in una trattativa, in ogni caso, dai risvolti imbarazzanti, in assenza di concrete opportunità.

Alle voci su Guardiola ha fatto seguito il caso Pirlo. Il centrocampista, campione del mondo del 2006 e vicecampione d’Europa nel 2012, è stato , costretto a rinunciare alla panchina azzurra per i suoi rapporti con provider russo di scommesse. C’è da dire che, a fronte alla generale e indubbia stima per il calciatore, si sono affiancati notevoli perplessità sulla sua nomina come ct della nazionale. La rinuncia di Pirlo ha comportato le immediate dimissioni del direttore tecnico Maldini e di Leonardo come consulente.

Il discusso ritorno del Roberto Mancini
Nel quadro dei papabili, oltre a Conte, vi era Palladino, ma si è scelto l’ex ct Roberto Mancini.
Il tecnico, nato a Jesi nel 1964, portò l’Italia nel 2021 al fortunato successo in Europa, dopo diversi prestigiosi traguardi come allenatore, tra i quali tre scudetti con l’Inter tra il 2005 e il 2008, sei coppe Italia, oltre un campionato inglese e una Coppa di Turchia.

Tuttavia, molti non dimenticano la sua improvvisa “fuga” dalla nazionale, preceduta da una pec e una telefonata da Mykonos del 13 agosto 2023, verso quell’Arabia Saudita che gli assicurò un contratto quadriennale faraonico (ufficializzato dopo due settimane dalle dimissioni) di circa 25 milioni di euro netti a stagione. Molto più dei 4 che prendeva in Italia. Una fuga che, anche oggi, pesa sul quel persistere e prevalere di giudizi critici sul web.
Un quadro che certo non assicura quel clima sereno auspicabile per il rilancio degli azzurri, tanto più dopo il caos, con dimissioni e evidenti incertezze dirigenziali, della nuova FIGC presieduta da Giovanni Malagò.
In tale contesto può risultare importante la collaborazione di un “Lord del calcio” come Claudio Ranieri con il ruolo di direttore tecnico.
Ora contano i risultati e uscire da una situazione assurda, in cui la nazionale e quella maglia azzurra ha perso appeal, per un calcio italiano espressione di un declino generale, alla ricerca di un immediato rilancio.
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