Articolo di Andrea Araldi

L’intelligenza artificiale e l’automazione stanno ridefinendo ogni lavoro umano, sia manuale che intellettuale. IA e automi sostituiranno gli operai, i cuochi, le badanti e quasi ogni compito svolto dalle mani umani. Sviluppo software, compiti gestionali, attività intellettuali, call center: quasi ogni compito svolto dalla mente umana (almeno a livello base).
In realtà non è catastrofismo. Questo cambiamento potrebbe essere un sogno: liberare l’umanità dai compiti più duri e ripetitivi, riducendo le ore di lavoro durante l’intera vita e donandoci più tempo per noi stessi e per le nostre famiglie.

Ma come verrà redistribuita la ricchezza prodotta?
Se la domanda di lavoro cala, rischiamo una concentrazione sempre > dei redditi sul versante impresa/capitale. Lasciare che sia solo il mercato a decidere potrebbe distruggere il patto sociale alla base delle nostre democrazie.(vedi proposta di Bill Gates di “quote umane obbligatorie x il lavoro)

Per evitare scenari imprevedibili sarà necessario progettare nuove strutture socio-economiche adeguate, forme di redistribuzione e di welfare, welfare delle pensioni ?
Evidentemente le opinioni saranno molte e discordanti.
Diverse sul ruolo del mercato, della società, dello Stato. Sui valori di impegno e responsabilità personale, solidarietà, libertà e diritti, libertà di impresa. Sui principi di accettabile redistribuzione dei redditi, tax, welfare. Sensibilità diverse ma capaci di coesistere e, ancor prima del diritto, permettere una convivenza civile.

Le soluzioni, per essere efficaci nel tempo, dovranno per forza essere considerate accettabili da una maggioranza ampia, non quella semplicemente delle singole elezioni: dovrà essere una maggioranza significativa e trasversale, stabile nel tempo, matura e ragionata
E dobbiamo ricordare sempre che saranno i nostri figli a trovarsi in mezzo al tornado venturo: debbono, dunque, avere una parte importante in un dibattito che fondamentalmente riguarda il loro futuro.

Proprio per questo non possiamo tardare ad aprire un confronto permanente e approfondito su questi temi, immaginando diversi scenari e risposte alternative.
Questa è oggi la vera missione della politica.
Riuscire ad avviare un confronto nei Paesi e a livello internazionale che coinvolga forze di governo e opposizione, parti sociali, esperti: un confronto che porti a decisioni mediate e condivise, io direi da almeno i tre quarti dei cittadini. Decisioni che, nelle linee generali, prescindano da quale parte in quel momento abbia vinto le elezioni.

Un compito difficile in ogni Paese. La democrazia richiede fatica e dialogo.
Ciò di cui necessitiamo oggi è un colpo d’ala. Una spinta che porti la classe dirigente e i Paesi stessi ad affrontare con forza e disponibilità il confronto sui temi su cui abbiamo ragionato.
Attendiamo che i nostri leader e statisti inizino a chiamarci a raccolta.

Voi pensate che saranno all’altezza della sfida?

Views: 6