“In galera e giù manganellàte!” urlava Ermanno Catenacci, il gerarca interpretato da Giorgio Bracardi, da poco scomparso a 93 anni, in quel memorabile “Alto Gradimento” di Arbore e Boncompagni.

La pioggia di decreti sicurezza (ben otto) con l’istituzione di 57 nuovi reati, affiancati dall’ inasprimento delle pene che caratterizzano la svolta securitaria del governo Meloni, non pare abbiano portato grandi risultati.
Per il filosofo Massimo Cacciari aumentare le pene è da “fuori di senno”, con decreti che ignorano il malcontento e colpiscono gli effetti invece delle cause. “Una risposta repressiva e propagandistica a problemi sociali e generazionali profondi come la precarizzazione e la disuguaglianze”, conclude il filosofo.
Una stagione avviata da quell’inutile intervento sui rave party.
Intanto, mai come oggi, si sono contati così tanti giovanissimi reclusi, mentre la prevenzione sociale è sempre più un optional e si registra un continuo aumento delle povertà e non solo sul piano economico.
(L’Istat rileva 2,1 milioni di famiglie e oltre 5,4 milioni di persone in condizioni di assoluta povertà, il 9,3% della popolazione).
I provvedimenti che agevolano fermi, identificazioni e arresti devono fare i conti un contesto carcerario di emergenza che si aggrava, senza adeguati e interventi sul piano strutturale e su quello educativo. Un quadro in cui la prevenzione sociale è sempre più un optional nelle priorità governative.
Criticità evidenti nella consistente riduzione degli stanziamenti per scuola, università, finalizzati a contrastare l’abbandono scolastico (che risulta doppia fuori dai grandi centri urbani), cui si aggiungono i minori fondi per sussidi su povertà e servizi sociali territoriali.
Nordio: “Più carceri minorili”
Come detto, mai come oggi si sono contati così tanti giovanissimi reclusi. Ma non basta. Ci ha pensato il ministro della Giustizia Carlo Nordio a calcare i toni, manifestando il proposito di ampliare le carceri minorili, arrivando anche a ipotizzare di rinchiudere i giovanissimi insieme ai maggiorenni, se non ci fosse posto.

Una “bella scuola di cella” per adolescenti, in barba ad ogni discorso di reinserimento e in contrasto con quanto previsto dal nostro ordinamento costituzionale.
Questo in una realtà carceraria italiana sempre più drammatica, con un sovraffollamento che conta 66.187 detenuti rispetto a una recettività di 46.322 posti.
E’ la filosofia che strizza l’occhio al polso di ferro, alle maniere forti, fino a giustificare la giustizia fai da te e ronde di giustizieri.
Una logica populista che solletica il facile consenso, ma che cancella diritti civili e umanità, patrimonio della nostra Costituzione e dello spirito europeo.
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