Scade la raccolta firme per il DDL 1552 sulla caccia, per contrastare la riforma venatoria del governo che, a novembre, dovrebbe passare al vaglio della Camera, dopo l’approvazione ottenuta in Senato il 23 giugno 2026.
Si tratta di un disegno di legge, ora sotto la lente della Commissione agricoltura della Camera, che riforma la legge quadro (157/1992) sulla protezione della fauna selvatica.
Un tema non proprio popolare che, non a caso, viene quasi ignorato dai media, invasi dal caso-Garlasco, dall’imperversare dei burqa e dei (presunti) successi del nostro esecutivo.
Da tempo, associazioni ambientaliste e animaliste, con WWF, Greenpeace e LIPU, sono sul piede di guerra, con manifestazioni (ad esempio, il corteo del 19 settembre a Milano) e diversi presidi, prima dell’avvio della stagione di caccia, attivando una raccolta firme contro una riforma venatoria che amplia le aree di caccia, aumenta le specie cacciabili, estendendola in periodi delicatissimi (migrazione pre-riproduttiva degli uccelli), autorizzando un maggiore ricorso a richiami vivi, con armi silenziate, di notte con i visori notturni. Il tutto a discapito degli animali selvatici, che già soffrono le continue limitazioni del loro habitat naturale.
Un chiaro attacco alla tutela ambientale e delle della biodiversità, diventato principio della nostra Costituzione grazie alle modifiche apportate dalla legge costituzionale dell’11.2.2022.
Il provvedimento governativo, definito “sparatutto” da tanti che lo avversano, diminuirà le tutele per la fauna selvatica e sull’ecosistema, in un quadro di maggiore liberalizzazione in cui aumenterà l’autonomia regionale nella gestione dei parchi faunistici e dei calendari, riducendo il peso dei pareri dell’ISPRA (Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che dipende dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Il governo ha fretta di far passare questo decreto, che intende calendarizzare a novembre, prima che la Commissione agricoltura abbia terminato l’esame della valanga di emendamenti (un milione) presentati.
Un classico esempio di come la nuova destra intenda la democrazia in chiave “decisionista”, con un esecutivo forte e un Parlamento dal ruolo sempre meno rilevante. Già Berlusconi ipotizzava efficaci gli accordi tra leader, ritenendo superfluo il rituale legato agli interventi in aula di tanti parlamentari.
Ma c’è davvero bisogno di un ulteriore attacco alla biodiversità in un contesto di continua erosione degli habitat per la fauna selvatica già toccati dal riscaldamento globale?
Per Greenpeace, e per le varie associazioni ambientaliste, si tratta di una riforma da fermare perchè cambia profondamente le regole della caccia, scavalcando i pareri della comunità scientifica e dell’ISPRA, nel solo interesse della lobby venatoria, a discapito degli animali selvatici e dei loro habitat.
Per non parlare della tanta decantata sicurezza con tutte queste armi vaganti.
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