“Quando mettiamo insieme le azioni per la riduzione della Co2, quando interveniamo per togliere asfalto e mettere pavimentazioni drenanti (e, in questo mandato, di interventi così se ne sono fatti tantissimi), quando portiamo avanti progetti europei sulle misurazioni climatiche, quando interveniamo sul trasporto pubblico, quando interveniamo sugli edifici comunali, efficientandoli, stiamo facendo esattamente questo: stiamo trasformando la nostra città, sapendo che è fondamentale farlo per sopravvivere e stiamo mettendo in campo azioni per preservare il nostro pianeta”.
E’ il pensiero, carico di orgoglio e spirito europeista, dell’Assessora alla Transizione ecologica del Comune di Torino, Chiara Foglietta, che ha risposto alle nostre domande, nel pieno dell’ondata di caldo.
Nella giunta del sindaco Stefano Lo Russo l’Assessora si occupa anche di Transizione digitale, Mobilità, Innovazione e politiche per l’Ambiente.
– Di fronte all’ormai innegabile “cambiamento climatico”, quali iniziative sono in programma per fronteggiare le presenti e future temperature ed eventi fuori controllo? Quali progetti innovativi su verde, risparmio idrico e per preservare dai cali di tensione dell’elettricità?
“I fenomeni che tendono essere sempre più stabili e ripetuti nel tempo portano le città ad adottare misure volte a ridurre gli impatti negativi sulle comunità, abbassando i livelli di vulnerabilità e di esposizione a rischi concreti. Dai tavoli di lavoro dell’Osservatorio Nazionale sulla Transizione ecologica nelle città, a cui la Città di Torino ha recentemente preso parte, è emerso come i cosiddetti “rifugi climatici” rappresentino una strategia di adattamento concreta e diffusa in ambito urbano. Ad esempio, per garantire sollievo durante i periodi di maggiore caldo, la Città di Torino ha previsto anche quest’anno l’apertura nelle varie Circoscrizioni di 19 Centri di accoglienza climatizzati, attrezzati con condizionatori o ventilatori, ad accesso libero per cittadini e persone vulnerabili.
In questo quadro la Città ha approvato un piano di intervento, con alcune linee operative, per aiutare le persone in condizioni di fragilità. E’ stata, inoltre, messa in campo tutta una serie di interventi e iniziative che vanno proprio nella direzione di cambiare la nostra Città, da un lato contrastando il cambiamento climatico, dall’altro mitigandone gli effetti. Gli interventi del PNRR e non solo vanno praticamente tutti in questa direzione, oltre al fatto che Torino ha siglato un contratto con la Commissione europea per arrivare a raggiungere la neutralità climatica, anticipando di molti anni l’obiettivo europeo”.
– Quali eventuali collaborazioni sono in atto o allo studio con altre strutture territoriali e internazionali?
“Quando Torino ha deciso di entrare in una rete di 100 città che si sono poste l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica ha fatto esattamente questo: ha instaurato una serie di relazioni e scambi con le altre realtà europee, e non solo, per condividere buone pratiche o per lavorare insieme per superare limiti normativi su alcuni settori. Lo facciamo anche a livello italiano, con una rete tra le 9 città della Mission NetZeroCities, con cui ci sono confronti costanti. Sono questioni su cui stiamo lavorando e lo facciamo in rete perché non riguardano solo Torino”.
– A Torino la raccolta differenziata aumenta, ma troppo lentamente. Siamo sotto i parametri nazionali. Quali nuove iniziative a Torino per migliorare la raccolta rifiuti, la differenziata (sotto i parametri nazionali) e la comunicazione su queste tematiche?
“La sfida della raccolta differenziata è all’ordine del giorno in città, ma ne esistono altre quanto meno di pari livello, come il miglioramento della qualità del rifiuto differenziato, la riduzione della produzione di rifiuto indifferenziato e la riduzione di produzione di rifiuti in generale. La produzione pro capite di rifiuti urbani a Torino si attesta attorno ai 505 kg/abitante per anno, di poco sotto la media nazionale rilevata nei comuni con popolazione residente superiore a 200.000 abitanti (508 kg/ab/a – fonte ISPRA). La questione è complessa ed esistono alcuni target talvolta molto sfidanti, specie nei grandi centri urbani. Nella Città di Torino il percorso di progressiva estensione del sistema di raccolta differenziata è nato nel 2003 ed è arrivato a conclusione in questo mandato, nel 2026.
Il primo grande risultato raggiunto è che oggi possiamo dire completata la riorganizzazione del servizio di raccolta in tutta la Città, con un sistema di tipo domiciliare e di prossimità che consente di responsabilizzare maggiormente l’utenza e, a regime, ottenere risultati migliori in termini di raccolta differenziata. Tali percorsi di trasformazione si sviluppano in stretta correlazione con le attività di comunicazione e sensibilizzazione attraverso specifiche campagne tematiche e la distribuzione capillare di informazioni utili a conferire nel modo corretto i rifiuti. Il percorso di adattamento alle nuove modalità (porta a porta o ecoisole) è stato affiancato da Ispettori Ambientali, che il Gestore del Servizio ha previsto per sensibilizzare, educare e correggere gli eventuali conferimenti errati a cura dell’utenza. È stato anche recentemente inaugurato un nuovo centro di raccolta rifiuti (l’ottavo sul territorio), nell’area nord-est della Città, per cercare di ottimizzare la rete di raccolta dei rifiuti che non possono essere conferiti nei bidoni domestici di prossimità e, in ultimo, per prevenirne il relativo abbandono nell’ambiente”.
– A Torino sussistono aree di criticità a San Salvario, Porta Palazzo e in zona Vanchiglia.
“Le criticità in zona Vanchiglia sono correlate all’adattamento al nuovo sistema, in quanto è l’ultima area di territorio cittadino ad essere stata trasformata. In occasione di ogni trasformazione di servizio, il Gestore (Amiat) definisce le specifiche (numero delle attrezzature e frequenza di svuotamento) sulla base di una progettazione puntuale per civico che, tuttavia, può risultare rivedibile alla luce della reale consistenza numerica dell’utenza.
Le criticità di San Salvario sono, viceversa, in gran parte correlate alla massiccia presenza di attività commerciali e di somministrazione. Su questo siamo intervenuti con alcune azioni correttive, come un servizio di pre raccolta giornaliero, per limitare la giacenza di rifiuti eventualmente abbandonati, e l’incremento delle frequenze di svuotamento.
Infine, le criticità di Porta Palazzo richiamano parzialmente quelle di San Salvario, con l’aggiunta di criticità legate alla presenza del più grande mercato all’aperto giornaliero a livello europeo, e comportamenti di qualche operatore che, non utilizzando i sacchetti assegnati per riporre i residui dell’attività di vendita (imballaggi in carta e plastica), contribuisce ad uno scarso decoro delle aree limitrofe, in quanto il vento sposta tali residui anche di centinaia di metri, vanificando l’attività di pulizia quotidiana dell’area mercatale o periodica delle vie limitrofe. Dopo aver terminato l’estensione della raccolta differenziata a tutta la Città, ci siamo dati come obiettivo quello di migliorare la qualità della raccolta e intervenire su settori dove permangono alcune criticità”.
– Sull’inquinante olio esausto non sembra presente un sistema che consenta una raccolta diffusa e capillare sul territorio, nonostante gli ultimi interventi. Sono pochi coloro che portano la bottiglia con l’olio delle fritture (anche delle scatolette di tonno, ecc.) nel vicino ecocentro e, se non hai il bidoncino sotto casa, l’olio esausto finisce spesso nel lavandino e nel wc. Le fritture sono tante…
“Nel 2023, la Città di Torino, insieme al gestore della raccolta rifiuti Amiat SpA e al Consorzio Nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali Esausti (CONOE) ha avviato uno specifico progetto di raccolta domiciliare degli oli vegetali esausti. Stando alle informazioni condivise dal CONOE, Torino è la prima grande città ad aver adottato tale sistema di prossimità, con la collocazione sul territorio cittadino di circa 460 contenitori dedicati. La finalità è duplice: incrementare i quantitativi di raccolta differenziata relativi alla frazione e sostenere una buona pratica di economia circolare, garantita da una gestione virtuosa del rifiuto a fine vita. Il progetto è anche stato anche premiato nell’ambito dell’iniziativa “Comuni Ricicloni” di Legambiente e comunicato come buona pratica all’interno di un panel dedicato all’economia circolare presso la fiera internazionale di Rimini, Ecomondo 2024. Nell’anno 2025 sono stati raccolti 52.131 kg di oli vegetali esausti di uso domestico, circa 10.000 kg in più rispetto all’anno precedente. In parallelo, al sistema di raccolta domiciliare, è sempre possibile conferire gli oli vegetali esausti presso gli 8 Centri di Raccolta presenti sul territorio cittadino.
Direi che su questo tema siamo all’avanguardia e il fatto di aver introdotto la raccolta capillare ha, numeri alla mano, aumentato la raccolta, proprio perché rende più semplice alla cittadinanza conferire l’olio raccolto nei pressi della propria abitazione. Sul sito di Amiat si possono trovare tutti i punti di raccolta che abbiamo selezionato insieme alle singole Circoscrizioni, andando a individuare luoghi di passaggio o interesse nei singoli territori”.

– Molti auspicano maggiori controlli, ma cosa si può fare? Alcuni impianti di raccolta sono supportati da telecamere e funzionano solo con tessera.
“Sul territorio cittadino sono presenti sia telecamere fisse sia telecamere mobili, che vengono utilizzate per inquadrare le postazioni di attrezzature per la raccolta di rifiuti. Recentemente il numero delle stesse è stato incrementato e quelle mobili vengono spostate di settimana in settimana sulle postazioni segnalate come più critiche. I controlli non mancano, anche se non sempre è facile risalire a chi non si comporta correttamente. Crediamo tuttavia che sia fondamentale continuare con l’attività di sensibilizzazione e comunicazione. Abbiamo anche modificato il regolamento comunale per aumentare la possibilità di conferimenti agli ecocentri, abbiamo aggiunto comunicazioni sul ritiro gratuito degli ingombranti nelle comunicazioni sulla Tari. L’impegno per contrastare gli abbandoni è quotidiano, usando più strumenti possibili in nostro possesso”.
– Torino non è una città sporca, a sentire i turisti, ma vi sono zone di alta criticità, mentre il tema rifiuti è certamente al centro della battaglia elettorale che si è già accesa.
“Il sistema di raccolta (sempre perfettibile nel tempo) non può prescindere dalla necessaria collaborazione della cittadinanza, domestica e non domestica. La strada finora perseguita dalla Città è stata quella di sensibilizzare e richiamare la cittadinanza ai propri doveri civici e di richiedere impegno sempre maggiore anche al Gestore. Penso sempre che su certi temi bisogna lavorare tutti nella stessa direzione, indipendentemente dal Partito di appartenenza: una città curata e pulita e una raccolta differenziata che cresce è obiettivo di tutti, o tale dovrebbe essere”.
– Molti polemizzano sugli utili di Amiat (diretti agli azionisti più che agli investimenti) rispetto ai risultati della raccolta e al costo dei bollettini (TARI).
“Nell’ultimo anno gli utili di Amiat sono di molto diminuiti a fronte di investimenti maggiori e maggiori servizi. La TARI e la relativa bollettazione riflettono i costi del servizio operativo di raccolta rifiuti. Come previsto dal MTR-Arera, il Piano Economico Finanziario degli ultimi 5 anni (da quando Arera è stata insignita della regolazione nazionale in ambito rifiuti) è rientrato nei parametri previsti, ottenendo la validazione dell’Autorità. Il costo totale dei servizi si incrementa nel tempo alla luce non solo della quantità e/o qualità dei servizi erogati, ma anche del riconoscimento dell’inflazione”.
– La volontà di adeguare in tempi stretti le linee guida operative in cosa si è caratterizzata? A quale modello vi ispirate e quali ritenete siano le realtà urbane più significative nel dare risposte a questioni importanti come la transizione ecologica e la gestione dei rifiuti? Un settore in cui è fondamentale la collaborazione dei cittadini.
“Quello che abbiamo fatto dal punto di vista molto operativo è stato quello di adeguare il nostro regolamento comunale, che da vent’anni non veniva aggiornato. Oltre a recepire le nuove normative a livello regionale e nazionale, abbiamo creato uno strumento adeguato alle esigenze di sviluppo sostenibile, neutralità climatica e di promozione di una maggiore sensibilizzazione ambientale.
Per quanto riguarda il modello cui ci ispiriamo non ne esiste uno unico, molto spesso quello che funziona in un determinato luogo non è magari l’ideale per il nostro territorio, quindi necessita di uno specifico adattamento. Altre volte funzionano modelli misti che, prima di questo mandato, non erano magari stati esplorati. Continuiamo a studiare, a partecipare a Ecomondo, la più importante fiera nazionale sul tema, per trarre sempre nuovi spunti.
Siamo diventati, però, a volte anche noi stessi delle best practice, con progetti di economia circolare, come quello delle divise dismesse della Polizia locale che hanno avuto nuova vita fino a sfilare anche alla Fashion Week, rispondendo a nuove sfide come quella della raccolta del tessile o del Raee, anche con iniziative che hanno coinvolto studenti e cittadini”.
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