La risposta è nei numeri. Anche nel 2025, in oltre 60 Paesi del mondo, l’identità LGBTQIA+ è ancora criminalizzata. In almeno 8 di questi, può costare la vita. A fornire questo quadro è, come ogni anno, ILGA – l’International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association.
Nemmeno l’Europa è un’isola sicura. L’uguaglianza è ancora lontana: in troppi Stati i diritti restano parziali, fragili o sotto minaccia.
Secondo la Rainbow Map 2025 di ILGA-Europe:
- Solo 22 Paesi riconoscono il matrimonio egualitario.
- In 18 non esiste alcuna protezione per le unioni civili.
- Le terapie riparative sono vietate solo in 10 Stati.
- In 11 non c’è un iter legale per il riconoscimento di genere.
- L’Italia è al 35° posto su 49, con un punteggio del 24,41%, ben al di sotto della media UE del 41,85%.
Questi dati ci ricordano che il Pride non è solo una celebrazione: è un momento di impegno e responsabilità collettiva. Anche nel mondo del lavoro.
Le imprese possono (e devono) essere motori di cambiamento: creando ambienti in cui le persone LGBTQIA+ possano sentirsi sicure, rispettate e messe in condizione di esprimere tutto il proprio potenziale. Non solo a giugno, ma ogni giorno!
Gaia Bertotti
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