Sabato scorso, oltre 150.000 persone hanno invaso con gioia e determinazione le strade del centro di Torino per il Pride 2025, un’edizione dedicata all’inclusione sotto il poderoso slogan “Senza esclusione di corpi” . Una manifestazione che ha unito festa e attivismo, ribadendo ai tempi incerti un valore fondamentale: non restare indietro.
Una piazza e una marcia corale
Il corteo è partito alle 16:30 da corso Principe Eugenio, snodandosi lungo corso San Martino, via Cernaia e via Pietro Micca, fino a concludersi in piazza Vittorio Veneto. Scintillanti i 22 carri e le oltre 50 realtà associative coinvolte, tra cui spiccavano le famiglie arcobaleno, gruppi dello scoutismo Agesci – “i nostri valori sono quelli dell’inclusione” – e persino una grande bandiera palestinese a simboleggiare solidarietà per ogni oppressione.
Sul palco finale, la rapper Big Mama ha acceso la piazza con il suo flow, mentre Vladimir Luxuria l’ha definita “una manifestazione d’amore, senza esclusione di corpi” .
I corpi come atto politico
Luca Minici, coordinatore del Pride, ha ricordato che i corpi LGBTQIA+ sono “segni viventi degli attacchi subiti, ma anche strumenti di resistenza e lotta”. Più che una festa effimera, il Pride si è confermato come momento di rilancio politico, rivendicando autodeterminazione, visibilità e dignità.
Inclusione tra diritti e riconoscimenti
Tra gli interventi istituzionali, spiccava l’assessore Rosatelli: “Torino è la prima città a riconoscere i figli di due mamme“, e Chiara Foglietta ha ribadito l’impegno per il matrimonio egualitario, dopo il recente riconoscimento delle mamme omogenitoriali. Un segnale importante, nel contesto europeo ancora segnato da derive reazionarie: “in Ungheria i Pride sono banditi, qui resistiamo con la forza delle nostre esistenze” ricordava il manifesto del Pride.
Perché adesso più che mai
In un clima crescente di chiusura verso il diverso, con ideologie reazionarie che dipingono le esistenze non conformi come “minacce”, il Pride si conferma un’eredità vitale delle rivolte di Stonewall: un atto di visibilità e affermazione. Torino, che ospiterà EuroPride nel 2027, dimostra oggi di avere la consapevolezza politica e culturale per difendere inclusione, autodeterminazione e democrazia.
Il messaggio più forte
“Senza esclusione di corpi” non è uno slogan estemporaneo, ma un monito: ogni persona – indipendentemente da genere, identità, origine, religione – merita spazio, ascolto e riconoscimento. In un’epoca in cui si riscoprono confini, differenze e censura, il Pride torinese rilancia una cultura della cura, della solidarietà, dell’antidoto all’odio.
🔍 Spunti di approfondimento
•Le conquiste recenti in Italia: riconoscimento automatico della maternità omogenitoriale dalla Corte Costituzionale (maggio 2025).
•Lo stato di attacchi istituzionali ai Pride in Europa orientale, da Ungheria e Polonia in giù .
•Le tappe di Torino verso EuroPride 2027 e le sue responsabilità come città simbolo.
Il Pride di Torino non è stato solo un corteo: è un’esplosione di inclusione, una dichiarazione di resistenza e una piattaforma politica. In un momento dove “dire l’amore” torna a essere un atto ribelle, il messaggio è chiaro: siamo qui, siamo molti, e non ci fermeremo.
Lady Emerald

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