Mi sono trovata davanti a un bivio. Una strada più lunga che mi avrebbe portato all’inferno, una più breve che poteva portarmi qui in Svizzera, a Basilea: ho scelto la seconda.” Così ha raccontato la sua scelta Elena, malata terminale di tumore, che il 3 agosto è stata accompagnata da Marco Cappato in Svizzera; ancora una volta, una cittadina italiana costretta all’esilio per poter vivere libera fino alla fine.

Durante l’esame della legge sul suicidio assistito avevo presentato emendamenti che avrebbero evitato proprio la discriminazione nei confronti dei malati che non ricevono trattamenti sanitari di sostegno vitale, come nel caso di Elena, ma la Camera li respinse. Del resto l’intera legge – imperfetta, ma la cui approvazione avrebbe comunque rappresentato un risultato storico – è stata affossata al Senato a causa dell’ostruzionismo del centro-destra, così come avvenuto su ius scholae e cannabis.

Per alcuni partiti non è mai il momento di parlare di diritti e di libertà di scelta, se non per limitarli; altri sono frenati dalla paura del proprio stesso elettorato. Sottovalutano i cittadini italiani, che quando hanno potuto esprimersi si sono dimostrati sempre più avanti dei propri rappresentanti. Fa più paura l’eutanasia legale o il fatto che le famiglie e i medici debbano farlo di nascosto? Fa più paura una famiglia con due mamme o chi picchia un ragazzo solo perché gay? La storia ci dimostra che i diritti civili non solo non hanno mai danneggiato nessuno, ma si sono rivelati conquiste per tutti, e che libertà e diritti civili vanno di pari passo con crescita e sviluppo economico.

Per questo noi ci batteremo affinché il prossimo Parlamento approvi una legge che garantisca la possibilità di ricorrere all’aiuto medico alla morte volontaria e all’eutanasia per le persone capaci di intendere e di volere affette da patologie irreversibili che siano fonte di sofferenze insopportabili; una legge necessaria per dare seguito alle pronunce della Corte Costituzionale del 2018 e del 2019, senza introdurre ulteriori limitazioni alla libertà di scelta ma al contrario rafforzandola.

Le speranze che questo avvenga dipendono dal voto che esprimeranno i cittadini; quello che assicuriamo, è che noi non smetteremo mai di lottare per cambiare l’Italia, un diritto alla volta.

Riccardo Magi

Presidente nazionale di +Europa e candidato della coalizione progressista nel collegio uninominale della Camera di Piemonte 1-01 (Torino) nonché capolista nei collegi plurinominali di Piemonte 1 della Camera