La prevenzione del tumore alla prostata nella donna trans

Un felice incontro con il gentilissimo Prof. Rosario Pivonello presso l’Edificio 1 del Policlinico II per una visita alla prostata. Avevo una grande agitazione che ha accolto con grande sensibilità.

Esatto, io ho fatto una visita alla prostata, e il mio nome all’anagrafe è Daniela Lourdes.
In pratica io sono una donna trans, ho 43 anni, e dopo i 40 ho iniziato ad effettuare una serie di indagini di prevenzione che tutte le donne trans dovrebbero attuare. Ma il mio corpo nell’ambito della medicina di genere non è codificato da nessuna parte perché una persona di genere femminile non può avere la prostata. Questo accade anche agli uomini trans ai quali occorre fare una visita ginecologica, ad esempio.

Un problema serio in Italia che va trattato con urgenza assoluta.

La medicina di genere deve rivalutare i propri parametri della cura, e deve permettere a tutti i cittadini e le cittadine di poter accedere ai percorsi abilitati per consentirsi di restare in salute.

Non è solo una questione di collocazione negli enti ospedalieri. I nostri corpi non sono binari, e mentre la giurisprudenza ci pone di diritto nelle nostre necessità, rimane un vuoto assoluto in diversi altri settori, soprattutto quello dell’apparato sanitario pubblico, dove non è solo una dose ormonale, quando si ha la necessità, determinante per il proprio benessere.

Il diritto alla salute è un principio costituzionale che non vediamo applicato. Ora dovrò fare una serie di esami che dovrò pagare privatamente. Un importante numero di persone, però, non avrà mai la possibilità di poter fare controlli accurati come nel mio caso.

Chiediamo, dunque, di riscrivere la medicina di genere che attua distinzioni di classe e di genere , non considerando i nostri corpi, creando un serio paradosso e costringendo a patologie serie mai gestite.

Daniela Lourdes Falanga