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Alle Europee un nuovo tsunami

Lo tsunami non è mai formato solo da un’onda; quando arriva si abbattono sulla costa una serie di onde di diversa potenza. Trasponendo questa immagine in politica possiamo dire che la prima onda in Italia sia arrivata il 4 marzo 2018 e che la seconda si sia abbattuta sul nostro Paese lo scorso 26 maggio. La prima onda ha lasciato i segni evidenti: un anno di questo Governo ha peggiorato immensamente la situazione economica del Paese così come sono state poste le basi per la distruzione dello Stato di diritto e della democrazia pur fragile che avevamo conosciuto. La vicenda di Radio Radicale è paradigmatica di cosa abbiamo di fronte, così come lo è l’azione sull’informazione che è stata asservita al potere politico immensamente di più rispetto a quanto già lo fosse nel passato partitocratico italiano da noi denunciato da 60 anni. La prossima onda arriverà in autunno quando il nostro debito pubblico fuori controllo e tutti gli organismi internazionali ci presenteranno il conto; un conto che pagheranno innanzitutto le fasce più deboli e più povere degli italiani, per paradosso proprio quelli che hanno fatto fiducia a Lega e 5stelle.

Noi dall’altra parte dobbiamo registrare la nostra incapacità di far comprendere le nostre ragioni; come +Europa abbiamo ottenuto alle elezioni europee un risultato onorevole ma totalmente insufficiente. Non si tratta a mio avviso di analizzare la sconfitta in termini di errori di posizionamento. Tutt’altro! Abbiamo di nuovo centrato l’obiettivo politico che è la necessità di proseguire la costruzione della casa comune europea conquistando una politica estera e di difesa comuni, una politica sull’immigrazione comune, una politica di welfare e fiscale comune, una politica ambientale comune. La necessità ora come non mai di un’Europa della democrazia e dei diritti, della ricerca e delle opportunità, della libertà e dell’accoglienza. L’errore maggiore che abbiamo commesso è quello di non essere riusciti a muovere le emozioni come avremmo dovuto; certo, è colpa dell’informazione di regime e della assoluta assenza di denaro, ma è anche colpa di assenza di leadership e di capacità di parlare ai cuori, oltre che alle teste. Difficile a caldo analizzare con il dovuto distacco quel che è accaduto; ci sarà modo e tempo per farlo con maggiore razionalità. Una cosa è certa: occorre proseguire a lottare e non mollare di un millimetro, occorre rappresentare una alternativa nel metodo di lotta e nel merito, innanzitutto per corrispondere alle speranze del 12,6% di elettori under 24 che ci hanno fatto fiducia con il loro voto.

Igor Boni – Coordinatore Gruppo +Europa Torino

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