San Sebastiano, una delle poche figure nude che aveva il diritto di stare in chiesa, raffigurato spesso da solo o languidamente abbandonato alle cure degli angeli. Rappresentato come un giovane dal bellissimo corpo statuario, virile, lacerato da frecce, corde che stringono le carni, con un’espressione più infelice e disarmata che non sofferente, sereno; la sua bellezza incorruttibile ed eterna, che resta integra di fronte al male. San Sebastiano evolvere fino a diventare attuale nell’arte contemporanea anche se sotto mentite spoglie.
Il San Sebastian di Damien Hirst, l’artista più dissacrante degli artisti contemporanei, più ammirato e criticato al mondo, lo riprende in chiave insolita nell’opera “Saint Sebastian Exquisite Pain” un toro che sembra abbia avere un corpo caldo e pulsante in una carcassa disarticolata trafitto di dardi, cavi di acciaio, immerso in una vasca di formaldeide.
Uno spazio sovraccarico di vita e di morte, opera provocatoria, troppo forte, non si ha il coraggio di guardare, preferisci camminare, anzi vai oltre “che orrore, brutalità”, poi però ritorni indietro, ti soffermi e ti inabissi nel profondo dei suoi occhi scuri, nel suo sereno dolore, rimanendo rapita di fronte all’immagine di una bellezza che vince la morte, resa eterna dalla stessa morte.
Bellezza e crudeltà che chiedono rispetto del diritto alla vita e mille pensieri, domande a cui non sai dare risposte, si aggrovigliano nella testa; si va via con quell’immagine dirompente dell’inevitabile presenza e accettazione della morte nella vita.
E’ tutto in “Exquisite Pain” in quell’occhio del toro!
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