di Igor Boni
Presidente di Europa Radicale

La scelta del “Roma Pride” di impedire la partecipazione al carro di “Keshet Italia” è il sintomo gravissimo di una deriva a cui la politica e la società, le istituzioni e i cittadini devono opporsi nettamente.

L’associazione “Keshet Italia” raccoglie personalità ebraiche del variegato mondo LGBTQIA+, associazione che si riconosce nel network europeo delle organizzazioni ebraiche LGBTQIA+ “Keshet Europa”. Gli organizzatori del “Roma Pride” chiedono, impongono, pretendono, che le associazioni sottoscrivano un documento politico nel quale si parla espressamente del genocidio perpetrato da Israele a Gaza. Non i crimini del governo di Israele, proprio il genocidio. Una parola che è divenuta un totem al quale inchinarsi, prima di ogni verifica giudiziaria, prima di ogni verifica logica, prima di ogni altra considerazione.

Il Pride, nato in nome della inclusione, della accettazione del diverso, dei diritti delle minoranze, espelle dal coordinamento prima e dalla parata poi chi non si inchina alla ideologia contenuta nel manifesto politico. Inutile girarci attorno: siamo di fronte a una decisione di stampo razzista e antisemita. Si individuano gli ebrei italiani come corresponsabili delle malefatte del governo di Israele, un parallelo che può esser fatto solo da chi è accecato dalla propria ideologia.

Un'immagine del "Roma Pride" del 2024.
Un’immagine del “Roma Pride” del 2024.
Il nostro Paese ha già vissuto eventi drammatici e sappiamo bene che il migliore alleato di questi estremisti è il silenzio. Per questo chiedo al Sindaco di Roma, Gualtieri, di togliere il patrocinio, in assenza di un cambio di rotta degli organizzatori che consenta, a chi ne ha pieno diritto, di partecipare alla manifestazione con il proprio carro.
Per questo chiedo a chi sfilerà nel corteo di indossare simbolicamente la Kippah. Per questo chiedo alle forze politiche del centro-sinistra di far sentire la propria voce contro questa esclusione vergognosa.
Ma c’è un ultimo elemento che contraddistingue in modo eclatante il cortocircuito del “Roma Pride”. Mentre si impedisce agli ebrei omosessuali di partecipare, in sostanza proprio in quanto ebrei, saranno presenti a decine nel corteo le bandiere palestinesi. Qualcuno si chiede che fine facciano gli omosessuali a Gaza? A qualcuno interessa che la libera autodeterminazione affettiva e sessuale degli omosessuali a Gaza è preclusa con minacce, violenze e torture e morte da uno dei peggiori regimi terroristi del mondo? Che da anni, al contrario, il “Pride” si svolga in Israele a qualcuno di costoro interessa?
Non vedere questo paradosso significa non voler vedere.

La stella di David sulla bandiera Arcobaleno.
La stella di David sulla bandiera Arcobaleno.

La fine del conflitto, la pace (non la tregua) ci sarà con il reciproco riconoscimento, la laicità delle istituzioni e la totale marginalizzazione da una parte e dall’altra di estremisti, fondamentalisti religiosi (i peggiori nemici della comunità LGBTQIA+) e terroristi. Su questo obiettivo dobbiamo lottare, per la piena sicurezza di Israele di poter esistere e prosperare e dei palestinesi di autodeterminarsi in uno stato democratico.

Viva la Palestina libera da Hamas.
Viva Israele libero da Netanyahu e Ben Gvir.
Viva il “Pride” libero dai diktat.

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