In questo discusso e discutibile campionato del mondo di calcio Quatar 2022 in autunno, oltre ai gol ed ai recuperi di 10 minuti, fanno molto clamore i diversi gesti di denuncia e dissenso, che sfuggono alle censure, per rivendicare pari diritti e denunciare l’omofobia imperante in queste realtà.

Nel corso della partita Portogallo Uruguay uno spettatore, il ferrarese Mario Ferri non nuovo a queste imprese, ha invaso il campo con una bandiera arcobaleno e una maglietta di Supermen riportante le scritte “Respect for Iranian women“ e “Save Ukraine“.  Ferri, noto come il Falco di Pescara, con un passato da calciatore dilettante, è impegnato da tempo come volontario con i profughi ucraini. L’invasione di campo si è a malapena intravista in tv, per la censura imperante nelle riprese su quanto avviene sugli spali (bandiere e cartelli di protesta) e anche in campo.

Tutto questo in un paese in cui gli omosessuali sono ritenuti pericolosi malati mentali. In Qatar, sulla base dell’articolo 285 del Codice penale, i rapporti extraconiugali e le relazioni omosessuali sono puniti con un massimo di 7 anni di reclusione. Se però gli sfortunati condannati sono musulmani è prevista anche la pena di morte.

Dopo i silenzi della nazionale iraniana, che non ha cantato l’inno nazionale e la mano davanti alla bocca nella foto ufficiale dell’undici tedesco, cui la Fifa ha vietato di indossare la fascia One Love, spunta anche la bandiera della pace.

La fascia one love, segno di sostegno alla comunità Lgbtq+ e simbolo contro ogni discriminazione per orientamento sessuale, si è vista la prima volta in Olanda nel 2020. La fascia è al centro di notevoli polemiche. La Fifa non l’ha ammessa, limitando il ricorso ad una fascia di capitani con la scritta “No discrimination”. Sono ben otto squadre che avrebbero voluto indossarla nel corso di questo mondiale: Inghilterra, Germania, Belgio, Francia, Galles, Svizzera, Olanda e Danimarca.

Da segnalare la protesta ufficiale dell’Iran contro la federazione calcistica statunitense, per l’utilizzato da parte di alcuni media sportivi Usa, della bandiera iraniana priva del simbolo della Repubblica islamica. Ovvero il simbolo della Persia prima dell’avvento di Khomeini nel 1978. Una bandiera che era già stata esposta da alcuni tifosi sugli spalti, subito censurata nelle riprese ufficiali, da chi rimpiangeva quella breve parentesi democratica (tra scià e ayatollah) rappresentata dall’Iran di Mossadeq. La protesta ha comportato il pronto ritorno della bandiera islamica iraniana sui canali statunitensi.

Tra i tifosi più attivi nelle proteste si sono distinti i gallesi che, nonostante i sequestri del materiale, hanno insistito nel presentarsi con vistosi cappelli arcobaleno.

Infine, è da segnalare l’eloquente replica del ct iraniano, il portoghese Carlos Queiroz, in conferenza stampa ad una domanda di un giornalista della BBC sulla politica iraniana: “Perché non chiedi agli altri allenatori cosa pensano dell’Inghilterra e degli Stati Uniti che hanno lasciato l’Afghanistan e tutte le donne da sole?”,

Le proteste a questi discussi mondiali in Qatar non si fermano e i cameramen devono sudare per evitare che nelle loro riprese appaiano gesti e simboli non graditi ad emiri, ayatollah ed alla stessa Fifa.

“Non si tratta di politica i diritti umani non sono negoziabili” è il chiaro messaggio della Federazione tedesca.  Ed ha colpito quella fascia One Love indossata da Nancy Faeser, ministro degli interni tedesco, seduta sugli spalti a fianco del presidente della Fifa Gianni Infantino.