Il Transgender Day of Remembrance (TDoR) è una celebrazione, che si svolge ogni 20 novembre, venne introdotta da Gwendolyn Ann Smith (attivista trans*) in ricordo di Rita Hester, assassinata a coltellate nel suo appartamento di Boston nel 1998, a un anno dalla sua morte. Questo tragico evento diede avvio al progetto web “Remembering Our Dead” e nel 1999 a una veglia a lume di candela a San Francisco. Da allora è cresciuto sempre più fino alla nascita di commemorazioni in centinaia di città in tutto il mondo.

Di seguito i principali appuntamenti che si svolgeranno in Italia

 

Verona – venerdì 18 novembre ore 19.30 presso il Circolo Pink“Essere migranti e trans. Un altro corpo in un’altra terra.”
Ne parliamo con: Cloe, Omo e Fabiana.
Cosa significa essere trans in Nigeria o in Brasile? Cosa significa, dopo, esserlo in Europa, in Italia, trasformare il proprio corpo, cercare un’altra vita in una terra meno ostile?
Un argomento ancora poco dibattuto nelle associazioni, che raramente hanno l’occasione di ascoltare testimonianze di persone T scappate dai loro paesi di origine alla ricerca di un’altra vita. Cloe e Omo sono richiedenti asilo nigerianə, Fabiana arriva dal Brasile, le è già stato riconosciuto lo status di rifugiata in Italia e in Brasile non ci tornerà forse mai più. Con loro avvieremo un dialogo per meglio conoscere cosa significa essere trans in un’altra terra.

Torino – sabato 19 novembre ore 21 presso l’Aula Magna del Politecnico di Torino (Corso Duca degli Abruzzi 24)
A Torino quest’anno il Coordinamento Torino Pride celebra la ricorrenza con la terza edizione di Star.T, il 19 novembre alle 21, presso l’Aula Magna del Politecnico di Torino. Organizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino e il Politecnico di Torino – Star.T | Trans Celebration Night, è una serata pensata per lanciare un messaggio di positività e per premiare e valorizzare i talenti di persone trans che si siano contraddistinte in vari ambiti. Durante la serata verranno insigniti del riconoscimento, unico in Italia, persone che si sono distinte nei loro ambiti che hanno avuto un impatto o che rappresentano la causa Trans. Evento organizzato con il contributo della Città di Torino. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Napoli – domenica 20 novembre ore 16 a piazza del GesùIl 20 novembre ricade il TDOR (Transgender Day of Remembrance), una data sentita fortemente da tutta la comunità trans e Queer, in memoria di tutte le vite di transfobia.
In questa giornata ricorderemo la tragica scomparsa di diversə compagnə avvenute nell’ultimo periodo, tra cui Chiara, ragazza trans che faceva parte del nostro collettivo, la quale si è tolta la vita pochi giorni fa.
Siamo stanchə di piangere la morte dei nostrə compagnə, non saremo solo tristə, ma anche arrabbiatə, lotteremo e scenderemo per le strade contro l’etero-cis-patriarcato binario e tutte le normatività che portano alla discriminazione e all’uccisione di persone categorizzate come “minoranza”.
Portare con voi una candela, un fiore e se vi va qualcosa che rappresenti Stich, in memoria di Chiara.

Bologna – domenica 20 novembre ore 18 da P.zza San Francesco – verso Piazza Nettuno – ANNULLATA
È una giornata la cui “ritualità” non rifiutiamo, piuttosto riconosciamo la potenza del rituale collettivo quando si impegna a ricordare, da un lato, mentre diamo voce alla nostra rabbia,  alle nostre rivendicazioni.Ci vogliamo vivə e non solo: siamo consapevoli di quali sono le ingiustizie e le discriminazioni che uccidono o che ci vogliono costringere a vite tristi, sfruttate. Non abbiamo bisogno di esperti, sappiamo tutto perché lo viviamo ogni giorno sulle nostre pelli, sui nostri corpi. Sappiamo anche che non tuttə facciamo la stessa esperienza della violenza perché essere una persona trans o non binaria non significa che la nostra identità di genere definisca totalmente noi stessə, non siamo un “tema”, una “postilla” alle lotte per l’autodeterminazione. Ne siamo invece protagonista, punto di vista prioritario per smontare la grande macchina dell’eterocispatriarcato colonialista e capitalista.
Siamo trans e abbiamo diritto al nostro nome e al genere che ci rappresenta, non vogliamo più sottostare alle paranoie anagrafiche dello Stato, dei giudici, dei dottori: siamo anche il nostro nome e il nostro nome lo scegliamo noi, nessuno può impedircelo.
Siamo trans e non soffriamo per questo, non è una “patologia”, se soffriamo è perché ci ritroviamo a fare i conti con una cultura che non prevede la nostra esistenza, che opprime e reprime ogni soggettività che esce dall’ideologia del genere: o sei uomo o sei donna, e se sei donna sei pure un po’ “meno”. Noi siamo liberə e la libertà fa paura.
Siamo trans e la nostra salute non è solo il percorso di affermazione di genere. Tutta la gestione della salute è fondata su presupposti cis ed eterosessuali, non ci sono abbastanza consultori per noi, non ci sono abbastanza centri antiviolenza per noi, perché non rientriamo nelle categorie di genere riconosciute.
Siamo trans e siamo disabili, siamo neurodivergenti e viviamo forme di infantilizzazione e ricatto per questo. La chiamano “co-morbilità” come se fossimo malatə 2 volte, quando siamo invece persone alle prese con un mondo costruito da altri e per altri. Spesso non veniamo credutə, siamo ostaggio delle famiglie d’origine, transfobiche e disinformate, perché i nostri legami sfamigliari non hanno riconoscimento. Vogliamo che la cura sia condivisa, collettiva e priva di “tutori” che non abbiamo diritto di scegliere.
Siamo trans e, quando ci viene permesso, lavoriamo. Siamo operaiə, siamo insegnanti, siamo operatori/operatrici sociali, siamo precariə, siamo nelle lotte sociali e la nostra agenda deve essere implementata in tutti i settori del lavoro “riconosciuto”. Sul posto di lavoro non si contano le discriminazioni, i misgendering, così come le battaglie per la nostra affermazione.
Siamo trans e siamo sex worker, il “mestiere più antico” e da più tempo mantenuto nell’ombra e nello sfruttamento, nella precarietà e nel pericolo. Criminalizzare significa solo mantenere uno status quo nell’interesse del potere patriarcale e di quella stessa “morale” fondamentalista che crea tabù per punire e reprimere. Vogliamo essere liberə di scegliere e autodeterminare i nostri corpi, in sicurezza e con dignità.
Siamo trans e siamo migranti, siamo rifugiatə, siamo seconde, terze generazioni. Siamo nerə e ci portiamo addosso lo stigma della cultura coloniale. Non ci sono abbastanza risorse e spazi quando entriamo nei meccanismi dell’accoglienza. Le narrazioni prevalenti ci schiacciano entro stereotipi maschilisti e razzisti. La nostra stessa esistenza smaschera le politiche di “inclusione” che troppo spesso si presentano come “favori” elargiti dalle istituzioni dei “normali”. Inclusione non significa normalizzazione, significa invece scompaginare il concetto stesso di normalità con tutti i suoi confini, geografici e morali.
Siamo trans e quando siamo in carcere veniamo isolatə perché non siamo previstə. In un sistema carcerario che rifiutiamo, ci troviamo più solə di chiunque altro. Nonostante questo, prendiamo parola, ci affidiamo alla voce dellə compagnə “fuori” perché questo tutto questo deve finire.
Siamo trans e studiamo, siamo nelle scuole. Lì non troviamo spazio così come non lo trovano lə nostrə amichə e compagnə che da anni ormai pretendono educazione ai generi, sessuale e al consenso. Dove studiamo vecchie storie di vecchi uomini cis e siamo stufə dell’ignoranza del sistema educativo e dell’ostracismo dei comitati catto-fascisti. Siamo studentə e occupiamo per noi e per chi starà dietro/sopra/davanti ai banchi dopo di noi.
Siamo trans e, ricordando le nostre sorelle, i nostri fratelli uccisə dalla violenza in tutte le sue forme, gridiamo forte che il futuro è nostro e continueremo a costruirlo nonostante i governi, nonostante le istituzioni, nonostante tutto.
Noi siamo.

Milano – domenica 20 novembre ore 17 in Piazza Guglielmo Oberdan

Il 20 novembre si terrà la prima marcia milanese per i diritti delle persone transgender e non binarie. La marcia si concluderà in Piazza della Scala, davanti a Palazzo Marino, con gli interventi di associazioni, istituzioni e attivist* trans*.

In una stagione politica in cui i pochissimi e fragili diritti delle persone transgender sono a rischio, abbiamo deciso di portare le nostre vite, il nostro dolore e la nostra indignazione nelle vie più centrali della città di Milano per dare un segnale preciso alla società, alla politica e alle istituzioni: le vite delle persone trans contano, e noi, e tutti i nostri amici, sostenitori e alleati siamo pronti non soltanto a celebrarle e a ricordarle, ma anche a rivendicarne il pieno diritto di cittadinanza nella società civile, contro ogni forma di discriminazione, violenza, tentativo di invisibilizzazione e delegittimazione. Intendiamo altresì dare un segnale al Sindaco – che abbiamo invitato a marciare con noi – e alla Giunta comunale affinché in tempi ragionevoli diano attuazione alla mozione approvata dal Consiglio comunale lo scorso maggio che istituisce il Registro di Genere.

«Cosa c’è di male nel voler essere me stessa?» domandava spesso Chiara, ragazza transgender di soli 19 anni che lunedì 24 ottobre si è tolta la vita nella sua abitazione, nel quartiere di Piscinola in provincia di Napoli, mentre la madre non era in casa.
Chiara ha subìto una vita di sofferenza, violenza, bullismo ed emarginazione per il solo fatto di voler esprimere la sua identità femminile.
«Perché devo soffrire se voglio mettere un rossetto o truccarmi?» chiedeva agli operatori del Gay Center di Roma – numero verde contro l’omotransfobia – a cui si era rivolta già all’età di 17 anni per chiedere aiuto.
«A volte mi chiedo cosa ci sia di sbagliato in me, in fondo sono solo un essere umano. Mi sento una donna, vorrei non avere paura. Ma sono in un labirinto senza uscita.»
Lo stesso labirinto in cui si è ritrovata Cloe Bianco, la professoressa che – dopo essere stata allontanata nel 2015 dal suo lavoro a scuola in provincia di Venezia per aver deciso di indossare abiti femminili – l’estate scorsa, a 58 anni, si è data fuoco nel suo camper.
A volte il labirinto senza uscita può essere una camera d’hotel dalla quale non si riesce a scappare, come quella in cui è stato ritrovato il corpo di Naomi Cabral, donna transgender argentina di 47 anni, sex worker, strangolata da un suo cliente a Marina di Tor San Lorenzo.
Altre volte quel labirinto lo troviamo nelle scuole. Noah, ragazz* gender variant, nell’estate del 2021 ha deciso di togliersi la vita a soli 13 anni perché – ha raccontato la madre – in una scuola di Roma subiva bullismo e marginalizzazione. Lo stesso bullismo che ha colpito Elios, giovane persona non binaria di 15 anni, che l’anno scorso ha deciso di gettarsi dal quarto piano di una palazzina residenziale.
Il Trans Murder Monitoring Project (TMM) di Transgender Europe (TGEU)ha conteggiato un totale di 4042 persone transgender e gender-diverse uccise tra il 1° gennaio 2008 e il 30 settembre 2021 nel mondo, dato ampiamente sottostimato a causa dell’invisibilizzazione che la realtà transgender da sempre subisce.
Esiste un filo rosso che collega tutte queste terribili morti e si chiama transfobia.
Per questo – su proposta delle due attiviste di lungo corso per i diritti trans Antonia Monopoli e Monica J. Romano, quest’ultima è anche la prima persona transgender eletta a Milano nella storia della città – le realtà trans* del territorio milanese Sportello Trans di Ala Milano onlus e Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere (ACET) hanno deciso di unire le forze e di chiamare la prima marcia trans milanese. Ispirandosi, in un’ottica intersezionale, alle lotte del movimento internazionale originatosi all’interno della comunità afroamericana impegnato nella lotta contro il razzismo Black Lives Matter, le associazioni hanno deciso di chiamare la marcia Trans Lives Matter (le vite trans* contano) e di organizzarla per il 20 novembre, Transgender Day Of Remembrance, (Giornata della Memoria Transgender) o TDOR, giornata nella quale ormai in tutto il mondo vengono organizzate veglie per commemorare le vittime di transfobia.
Dopo il concentramento alle 17:00 in piazza Oberdan, la marcia partirà per ricordare e commemorare Chiara, Cloe, Naomi, Noah, Elios e tutte le vittime di transfobia in Italia e nel mondo. I partecipanti sfileranno reggendo delle candele e dei cartelli con i volti delle vittime, leggeranno i loro nomi e loro storie. La marcia si concluderà in Piazza della Scala, dove al microfono interverranno le associazioni promotrici, i rappresentanti delle istituzioni e attivist* trans*. Il servizio d’ordine sarà curato dall’associazione City Angels.

Asti – domenica 20 novembre ore 18 al Diavolo Rosso
TDOR – Ricordo e Speranza
Una serata per ricordare, per condividere, per sperare.
Lettura condivisa, proiezione e dibattito.

Pisa – domenica 20 novembre ore 18 in Largo Ciro Menotti

Per unirci a questa commemorazione globale Associazione Consultorio Transgenere, Casa Marcella e Pinkriot Arcigay Pisa promuovono un presidio alle ore 18:00 in Largo Ciro Menotti. I dati dell’annuale report stilato dal TGEU (https://transrespect.org/en/tmm-update-tdor-2022/) restituiscono una situazione drammatica. Nell’ultimo anno sono stati riportati 327 omicidi di persone trans* e non binary in tutto il mondo, la maggior parte delle quali donne trans o persone trans femminili (95%), persone nere o razzializzate e sex worker. Una violenza crescente che non possiamo che osservare con preoccupazione, specie in un’Italia che ancora non ha una legge sui crimini d’odio nei confronti delle persone LGBTQIA+.
Come ogni 20 novembre ci stringiamo intorno alla nostra comunità per piangere le sorelle trans* che non ci sono più e, con forza, ricordarci per cosa e per chi continueremo a combattere. L’associazione metterà a disposizione delle candele ma invitiamo ognun* a portarne.