Un violino simbolo di vita ed entusiasmo in cambio di un libro magico demoniaco : questa la scena chiave del patto sciagurato tra l’Uomo e il Diavolo attorno al quale ruota l’opera andata in scena al Teatro Olimpico di Vicenza per ben tre sere consecutive , il 7, l’8 e il 9 Ottobre, con la regia di Giancarlo Marinelli, l’Ensemble da camera dell’Orchestra del Teatro Olimpico diretta da Beatrice Venezi, con gli attori/ballerini Antonio Balsamo (il Soldato), Andrè De La Roche (il Diavolo), Giulia Barbone (la Principessa), Sebastiano Maselli (il bimbo) e la straordinaria partecipazione , nelle vesti di narratrice, di Drusilla Foer.
“Da Vicenza a Miramar marcia ancora un militar…” no, non crediate sia soltanto una storia di guerra, è soprattutto l’espressione fatta fiaba di un profondo disorientamento spazio-temporale, tipico di un momento storico confuso e complesso che appare di un’attualità disarmante, sebbene la sua stesura risalga al tempo di Igor Stravinskij.
Questa opera da camera fu infatti da Egli composta nel 1918 sulla base di un testo dell’amico Charles-Ferdinand Ramuz: il susseguirsi di una marcia, una pastorale, una marcia reale, un tango, un valzer e un rag-time, ed il filo conduttore di una voce Narrante che con la sua grazia e la sue strabilianti doti artistiche e professionali , riesce a calarsi in ognuno dei personaggi e, al tempo stesso , restare al di fuori dalla scena , restituendo con la delicatezza e la classe che Le appartengono un senso di protezione ed amore materno a tratti commovente .
Le esigenze del mondo materiale portano all’allontanamento dai veri valori: coerente il viaggio catartico del protagonista e, parallelamente, dello spettatore che, catturato dalla mimica, dalla gestualità e dai balletti , si immedesima in tutti i personaggi entrando ed uscendo dalla spiritualità di ognuno di essi sulle note di un violino che sembra emulare , assolvendo la sua nobile missione di Re degli strumenti , ogni sfumatura delle emozioni dei personaggi .
Il pubblico, avvolto per più di un’ora da un silenzio assordante quasi surreale, è esploso infine, per 15 densissimi minuti ininterrotti, in una standing ovation da brividi: un ringraziamento fortemente spontaneo quasi a voler simulare un immenso abbraccio di gratitudine, figlio della stima altissima nei confronti della Performance e della volontà apprezzatissima di voler rimescolare nello spettatore i molti ed eterni interrogativi primordiali irrisolti relativi alla lotta tra il bene ed il male.
Sempre troppo poche le parole ad elogio di un Teatro senza eguali, “creatura” di un Palladio che lascia senza fiato per la sua spettacolarità scenica.
Se fosse concessa una licenza più ironica che poetica nei confronti di Madame Drusilla Foer, si potrebbe asserire che per essere più perfetta di quanto non lo sia stata, Le sarebbe mancato soltanto il mostrare un difetto.
credit: Stefania Caldera PH
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