La piccola Elena Del Pozzo è stata uccisa dalla madre, gli psichiatri sono già attivi, e per l’ennesima volta sentiremo parlare di problematiche familiari, e come un rituale ormai tristemente scontato di “blackout” del cervello della genitrice di Mascalucia, che però non sembrerebbe essere così traumatizzata quando confessa “l’ho ammazzata io”, e neanche da quanto viene riportato incapace di ricordare informazioni personali sull’accaduto a causa di stress. Lei stessa fa ritrovare il corpicino della sua bimba gettato malamente in una buchetta nella nuda terra di un campo di Mascalucia nel catanese. La piccola l’ha uccisa in casa pugnalandola più volte a casaccio con un coltello della loro cucina confessa. Come si fa a ferire la delicata e profumata pelle di un esserino di appena 4 anni, terrorizzarla enormemente prima di finirla, guardare cincamente tra il rosso sangue che fuoriesce lo sguardo del proprio parto, del proprio sangue, che dice “mamma perché mi fai questo?” senza esitare, senza fermarsi ci è incomprensibile. La donna che sarebbe accusata di omicidio premeditato, pluriaggravato e occultamento, non si vorrebbe sia l’ennesimo caso a cui con la scusa del “quadro familiare” si condanni o si sconti una pena severa. La società è con certezza fin troppo percorsa da figli seriamente problematici, che rendono un inferno la vita dei propri genitori che tacciono, ma non uccidono, ed è anche densa di coppie in crisi, non per questo assassinarsi tra loro, lasciare la prole orfana o ucciderla più diventare una disgustosa e criminale consuetudine. Il legale della donna avrebbe chiesto la perizia psichiatrica, ma ricordiamo che la signora non ha subito denunciato il fatto, prima di recarsi dai Carabinieri ha chiesto aiuto alla sua famiglia, inoltre inizialmente sosteneva di essere stata aggredita da tre fantomatici uomini incappucciati che avevano rapito Elena. La procura ha disposto l’autopsia del piccolo cadavere, la “mamma” sarebbe stata gelosa dell’affettività tra Elena e la nuova compagna del papà della bambina, e questa duplice gelosia sarebbe sembrata alla 23enne siciliana una ragione valida per questo scempio da macellaio.

di Francesca Berger