Un sogno tra surrealismo e misticismo prende forma tra le strade e i vicoli di una Matera sospesa nel tempo. Una città che come non mai interpreta la persistenza della memoria ed il concetto di tempo, tanto immobile quanto inconsistente.

In questa location inaspettata, metamorfosi della realtà ed eclettismo, esplodono in tutta la loro suggestione nelle opere di Salvador Dalí.

Un’accoppiata, Matera-Dalí, da definire antitetica, ma qui è proprio il caso di dire che gli opposti si attraggono. Le opere dell’artista si innestano nel tessuto della città trasformando e contrastando anche la materia grezza e rocciosa delle Chiese di Matera.

Un abbraccio culturale al grande Dalí, rende unico il connubio tra la storia millenaria di Matera e le sue opere più straordinarie. Un grande orologio molle, simbolo della vita nonché della “dilatazione del tempo” che di fronte a tanta bellezza sembra fermarsi davvero, ‘La danza del tempo II’, che guarda da lontano il panorama ancestrale di Matera; un imponente ‘Elefante spaziale’ che gioca con le leggi della natura e sfida la gravità con il suo corpo enorme, sostenuto da gambe lunghissime ed assurdamente sottili, ‘Il piano surrealista’ dove la musica, si unisce a una figura femminile, quasi a voler ricalcare il concetto wagneriano di femminilità dell’arte.

Enormi, famose e mistiche sculture in bronzo, che si ergono a testimonianza del genio surrealista. Sono queste le istallazioni collocate un po’ dappertutto nella città.
La Persistenza degli opposti“ è il titolo della mostra che Matera, Capitale della Cultura Europea, propone ai visitatori che già da mesi occupano il borgo con le sue strade e le sue piazze.
Una straordinaria mostra curata da Beniamino Levi presidente della Dalí Universe, con il supporto di Marco Franchi general manager della società.

Quattro le tematiche che il visitatore si trova ad affrontare, quattro le dicotomie: il tempo, millenario e fugace, l’involucro duro e il contenuto molle, la dialettica tra religione e scienza, la metamorfosi della realtà in surrealtà.

La scelta di utilizzare il complesso rupestre, suggestivo e affascinante di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, come fulcro della mostra,
entra nel gioco della persistenza degli opposti poiché, Dalì non è mai stato un grande religioso ma si è avvicinamento alla religione solo verso la fine della sua vita.
Qui, dove il vuoto della città nascosta diventa monumentale, le sculture e le opere di Dalì si riflettono con in tutta la loro forza epica e suggestiva.
Un inedito e originale passaggio, dalla tridimensionalità delle sculture alla bidimensionalità delle opere grafiche, per giungere alla dimensione virtuale con una serie di exhibit multimediali che rendono il percorso multisensoriale.

Un’esperienza, completa e totalmente immersiva, nella mente complessa dell’eccentrico artista, per poter carpire i prodotti creativi della sua smisurata immaginazione e genialità.