D: Presidente Betti, come mai Diritti e Libertà per l’Italia ha fatto partire questa campagna sugli affitti degli studenti universitari fuori sede?

R: E’ nata per caso, mi ero messo a cercare casa in affitto su internet e mi sono trovato una miriade di annunci strani, posti letto al costo di alloggi.

D: Perché li definisce affitti usurai?

R: Perché un posto letto e non una camera costa di media 300 euro al mese, ma abbiamo visto un posto che arrivava a 560 euro al mese, con tre letti in una stanza. Quindi se una stanza ti rende 900 euro o 1680 euro al mese c’è qualcosa che non va.

D: La vostra campagna è stata nazionale, alcune regioni danno dei contributi agli studenti per questo, lo sa?

R: Assolutamente sì, contributi che in molti casi, come ci hanno segnalato, vengono divorati dai proprietari di casa con l’aumento ingiusto ed immotivato al rinnovo del contratto. Così il contributo per gli studenti diventa un regalo/contributo ai proprietari di casa che se ne approfittano.

D: Ha visionato alcune di queste realtà?

R: Sì, a Torino, alcune in stato buono ed altre penose, in zone a rischio sicurezza, possiamo dire che ci siamo fatti un’idea a 360 gradi.

D: Vorrebbe calmierare i prezzi di questa tipologia di affitti?

R: Dobbiamo semplicemente attenerci al valore immobiliare del borsino immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, regolamentando questa realtà per accontentare proprietari e studenti.
Un immobile affittato otto mesi all’anno a studenti può avere un aumento dal borsino immobiliare, anche per eventuali lavori di manutenzione da parte dei proprietari di casa, ma non possiamo pensare che un alloggio da 400 euro al mese costi per magia 1.600 euro al mese.

D: Non pensa che sia una violazione dei diritti dei proprietari di casa ad affittare al prezzo che vogliono?

R: I proprietari di casa possono affittare a chi vogliono e al prezzo che vogliono, ma se affittano a fasce deboli come gli studenti fuori sede, devono accettare delle regole che tutelano i diritti civili degli studenti. Alcuni pretendono di affittare scegliendo il sesso della persona, altri non vogliono gay o studenti stranieri, queste sono altre violazioni dei diritti civili che troviamo in questo mercato delle vacche.

D: Avete consegnato la relazione all’Assessore ai Diritti Civili della Regione Piemonte l’On. Roberto Rosso, come mai il Piemonte?

R: Il Piemonte è stata la regione dove si è riscontrato maggiore interesse e inoltre Torino, Milano e Bologna sono le città più care. Nell’anno 2019/2020 gli aumenti previsti a livello nazionale variano dal 2% al 12% mentre a Torino è previsto un aumento record del 25%.

D: E per gli aumenti futuri come bisognerebbe comportarsi?

R: Semplice, se il valore dell’immobile aumenterà, aumenterà l’affitto in base alla percentuale d’aumento del valore dell’immobile.

D: Vorrebbe anche censire queste realtà?

R: Assolutamente sì, dobbiamo sapere quante sono, dobbiamo essere organizzati e pronti a competere come Piemonte nell’accoglienza dei giovani studenti . D’obbligo sarà registrarsi presso il Comune di appartenenza, dobbiamo avere un registro regionale che elenchi le realtà in tutto il Piemonte con la descrizione dell’alloggio, il numero di posti letto, stanze, bagni e parti comuni.

D: Come pensa che la prendano i proprietari di casa?

R: Devono decidere se essere privati che affittano a privati o un bed and breakfast, perché le cose cambiano, o sei privato o sei impresa, molti hanno rubato a quattro mani ed è giusto calmarli, mentre quelli onesti, non troveranno rivoluzioni che possano danneggiarli, anzi potranno essere messi in cima alla lista del registro regionale come premio d’onestà.
Questa è una battaglia di civiltà che va fatta senza se e senza ma.