Lunedì 8 aprile si apriranno nuovamente le porte del “Grande Fratello “, il reality show più famoso al mondo giunto alla sua sedicesima edizione italiana. Al timone torna Barbara D’Urso, ormai regina incontrastata di casa Mediaset, affiancata dagli opinionisti Cristiano Malgioglio e Iva Zanicchi. Inutile dire che impazzano già miriadi di polemiche sulla scelta dei protagonisti, di fatto più noti di quelli dell’edizione “vip “ del format! Ma la maggior parte dei telespettatori saprà almeno da cosa deriva l’idea della casa più spiata d’Italia? Avranno mai sentito nominare George Orwell e il suo “1984”, capolavoro indiscusso della letteratura mondiale, nonché romanzo distopico per eccellenza insieme a “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury? Ebbene, pur confidando in una risposta affermativa, vogliamo rinfrescarvi la memoria con un breve riassunto di questo prezioso bestseller senza tempo.

Scritto nel 1948 (dalla cui inversione numerica deriva il titolo), il libro ebbe il grande e coraggioso merito di denunciare non solo tutte le aberranti sofferenze che i regimi totalitaristi (indipendentemente dal colore) avevano prodotto durante il terribile conflitto mondiale appena terminato, ma anche e soprattutto quelle che continuavano ad infliggere ad una popolazione ormai inerme e stremata.

Londra, 1984. La Terra è suddivisa in tre iperstati perennemente in guerra tra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. In Oceania (dove è ambientata la storia) la società è governata secondo i principi del Socing, un socialismo estremo, a capo del quale risiede il “Grande Fratello”, personaggio misterioso e sconosciuto che tutto vede e tutto sa (“Fuori, anche attraverso i vetri chiusi della finestra, il mondo pareva freddo[…] e, sebbene splendesse il sole e il cielo fosse d’un luminoso azzurro, nessun oggetto all’intorno sembrava rimandare il colore, con l’eccezione dei cartelloni che erano incollati da per tutto. La faccia dai baffi neri riguardava da ogni angolo. […] IL GRANDE FRATELLO VI GUARDA, diceva la scritta, mentre gli occhi neri fissavano con penetrazione…” p. 6). Tramite infinite telecamere nascoste i suoi occhi sono ovunque, anche dentro le case di ogni singolo cittadino, e al minimo sospetto, indipendentemente dall’appurata colpevolezza, fa intervenire il suo organo militare, la “Psicopolizia”. E’ vietato pensare, divertirsi e persino amare fuori dai precetti del Partito. La storia, così come la scrittura e tutte le altre forme di arte precedenti all’avvento dell’attuale regime, è stata cancellata e rimossa da ogni mente (“Non esiste altro che un eterno presente nel quale il Partito ha sempre ragione.” pp. 164-165 ).
Il protagonista della vicenda è Winston Smith, un membro del Partito esterno addetto alla correzione di libri e articoli di giornali pubblicati senza l’approvazione del governo attuale. L’uomo, apparentemente omologato e fedele al regime, nutre invece odio e risentimento per chi ha ridotto in schiavitù la società in cui vive, privandola di qualsivoglia forma di libertà e dignità. In questo clima di terrore in cui tutti hanno paura di tutti, a partire dai familiari, anche il naturale desiderio sessuale è considerato “psicoreato”, tanto che la semplice possibilità di conoscersi e frequentarsi diviene quasi impossibile. Quando ormai Winston sembra aver perso ogni speranza, inaspettatamente viene avvicinato da una collega, Julia, che gli confessa il suo amore. E’ l’inizio di un breve ma intenso idillio che porta i due a frequentarsi segretamente nei posti più isolati e improbabili, dove scopriranno un legame più forte di ogni aspettativa, fatto di attrazione, ribellione e desiderio di vendetta nei confronti del Partito (“Era proprio quello che voleva, soprattutto, sentire da lei. Non tanto che provava amore per qualcuno, ma che partecipava di quell’istinto, puramente animale, di quel desiderio senza un oggetto particolare. Era quella la forza che avrebbe ridotto il Partito in frantumi. […] Non si sapeva più godere dell’amore puro e della pura libidine, oggidì. Nessuna emozione era più pura, perché ogni cosa era mescolata con la paura e con l’odio. Il loro amplesso era stato una battaglia. L’attimo di godimento, una vittoria. Era un colpo inferto al Partito. Era un atto politico.“, pp. 134-135). Desiderosi di collaborare con un’organizzazione sovversiva, i due amanti vengono raggirati tramite inganno dal meschino O’Brien, agente della “Psicopolizia”, denunciati e infine arrestati. Seguono lunghi mesi di incessanti torture, durante i quali la loro mente è sottoposta ad un’estenuante “riabilitazione” suddivisa in tre fasi: apprendimento, comprensione, accettazione. Ne usciranno cittadini modello (“Guardò su, alla faccia enorme. Gli ci erano voluti quarant’anni per imparare che specie di sorriso era nascosto sotto quei baffi neri. Oh, che equivoco crudele, e inutile! Oh, quale indocile esilio volontario da quell’affettuoso seno! Due lacrime puzzolenti di gin gli sgocciolavano ai lati del naso. Ma ogni cosa era a posto, ora, tutto era definitivamente sistemato, la lotta era finita. Egli era riuscito vincitore su se medesimo. Amava il Grande Fratello.“, p. 312).

IL FILM

Nel 1984 il regista britannico Michael Radford trasporta sul grande schermo il celebre romanzo distopico di Orwell puntando su una fedeltà estrema al racconto, tanto da decidere di girare alcune scene esattamente nel giorno in cui avvengono nel libro.
Nel nutrito cast di attori noti, si annoverano John Hurt (Winston Smith), Suzanna Hamilton (Julia) e Richard Burton (O’Brien) alla sua ultima apparizione cinematografica.
Malgrado l’ottima scenografia e le musiche targate Eurythmics, la pellicola rinuncia progressivamente ad una propria identità filmica in nome di una fedeltà fin troppo forzata al romanzo. Ne deriva una resa spesso carente nel ritmo (soprattutto nella prima parte), poco vigorosa, tendente a privilegiare l’atmosfera a scapito dell’approfondimento. Da vedere come integrazione alla lettura.

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