La piazza torinese dello scorso 10 novembre, con decine di migliaia di persone a manifestare per il SI al TAV, è stata importante: ha finalmente mostrato che esiste un’altra città, che vuole andare avanti e non ha paura di investire su una grande opera, che rappresenta – letteralmente – un modo concreto per tenere il Piemonte agganciato all’Europa.
Dobbiamo procedere con la costruzione della linea con la stessa lungimiranza che ebbe chi, alla metà del 1800, decise di realizzare il traforo del Fréjus. Nessuno allora poteva nemmeno lontanamente immaginare quale sarebbe stato lo sviluppo tecnologico e dei trasporti. Quel tunnel, come questa linea ad alta velocità, sono opere e investimenti che hanno una vita di oltre 100 anni ed è con questi tempi che dobbiamo misurarci. Chi per dire NO al TAV oggi ci dice che passano poche merci nel corridoio della Valle di Susa, oltre a non considerare i limiti attuali del traforo per il passaggio delle merci, non può sapere quale sarà fra 10, 20, 50 o 100 anni la realtà. Ovviamente nemmeno noi che vogliamo realizzare il tunnel possiamo sapere i dati futuri; nessuno ha la sfera di cristallo. Per questo si tratta di una scelta essenzialmente politica, da realizzare tenendo conto che parliamo di un segmento di una rete ad alta velocità assai più ampia: non è semplicemente la linea Torino-Lione, è molto di più. Una scelta politica che è anche scelta ambientale perché trasferire su rotaia il trasporto oggi fatto su gomma significa meno CO2, meno inquinanti, meno polveri sottili.

Possiamo proseguire da qui in avanti a confrontarci sui social o con manifestazioni di piazza per far vedere quanti siamo per il SI e quanti per il NO. Eppure esiste un altro strumento democratico, riconosciuto e normato: il referendum consultivo. Grazie a 1000 cittadini torinesi abbiamo presentato in Consiglio comunale una petizione che chiede l’indizione di un referendum consultivo cittadino e un’altra richiesta l’abbiamo depositata alla Città metropolitana che ospita circa 2,3 milioni di abitanti e comprende le aree di cantiere.

Vogliamo un dibattito laico, franco, rispettoso; smettendola con le intimidazioni, le accuse e con la pretesa di rappresentare le comunità della valle, come se quelle comunità non contenessero al proprio interno visioni diversificate sul TAV e come se questo tema fosse solo di competenza di chi nella valle ci vive.

Igor Boni – Coordinatore Gruppo +Europa Torino

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