La vendetta è lenta ma arriva. I canadesi non hanno dimenticato le mire espansionistiche di Trump che avrebbe voluto annetterli come 51° stato, oltre ai suoi dazi punitivi come arma per rafforzare la produzione manufatturiera interna: e come hanno reagito?
Da grandi consumatori di whisky, in particolare di quei marchi prestigiosi americani come Jack Daniel’s e Jim Beam, hanno ridotto consistentemente i loro acquisti, causando perdite per 143 milioni di dollari ai produttori americani.

Insomma; un’altra tegola sui propositi vincenti del tycoon per un’economia a stelle e strisce che sta registrando l’effetto inverso, sia sugli auspicati investimenti dall’estero, sia nel riequilibrio della bilancia commerciale. Questo toccando anche scambi consolidati, importanti e altamente redditizi, come nel caso degli alcoolici venduti sul mercato canadese. Un paese di oltre 40 milioni di abitanti che continua a registrare in Occidente una crescita demografica, grazie all’immigrazione.

I dati parlano chiaro e le perdite dei produttori americani ammontano a oltre il 70%, con diverse province canadesi che, dall’Ontario al Quebec, hanno deciso di non importare più prodotti made in USA, a partire da whisky, bourbon e liquori, ricorrendo anche a veri e propri divieti provinciali, colpendo in particolare stati governati dai repubblicani e invitando a comprare canadese.

"Non vendiamo più liquori provenienti dagli Usa".
“Non vendiamo più liquori provenienti dagli Usa”.

Ora bisogna tener conto come la progressiva erosione dei consensi interni di Trump stia mettendo in dubbio il futuro colore di diverse di queste amministrazioni.

Il pesante calo di vendite ha inciso non solo sugli introiti. ma anche sulla gestione interna di una produzione americana tradizionale e qualificata che richiede cura, programmazione e tempi lunghi.

Una strategia che spiega come i consumatori, se organizzati, abbiano armi potentissime per reagire sul mercato in modo pesante.

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