PARIGI – Non c’è bisogno di annunci ad effetto quando un’artista come lei arriva per accompagnare un film che porta in sé un’altra donna, un’altra voce: quella della grande Anna Magnani.
In Francia, la Magnani, “sorella mediterranea” per antonomasia, rappresenta da sempre quella figura femminile che non ha mai avuto paura di mostrare le sue “crepe”, che non ha mai temuto la voce troppo alta, che non si è mai vergognata di mostrare il suo dolore e nemmeno le sue gioie: una di quelle icone che appartengono a un temperamento più che a un paese ed è ben noto quanto Parigi ami i temperamenti più delle biografie.
Quasi fosse un appuntamento atteso da anni, con il passo deciso di chi non fa troppo rumore ed un cuore che non sa mentire, Monica Guerritore ha aperto lo spazio in cui “Anna” ha trovato la sua dimora per una notte: il cinema “L’Arlequin” in rue de Rennes.
Prima che le luci si spegnessero, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, Antonio Calbi, ha preso la parola e ha introdotto la regista, con rispetto quasi cerimoniale, precisando che Parigi aspettava da tempo questa serata, in quanto ”Anna” rappresenta per loro un vero e proprio “ritorno a casa”.
Quando Monica Guerritore è entrata, la sala ha trattenuto il respiro per un attimo e lei ha guardato il pubblico come si guarda il mare prima di tuffarsi: ha sorriso di un sorriso che tremava di sincerità, ha detto poche parole essenziali ,mentre la sala la ascoltava in un silenzio che non appartiene solitamente ai cinema, ma ai luoghi in cui si celebra qualcosa di “vivo”.
Poi le luci si sono abbassate, e “Anna” ha iniziato a respirare sullo schermo.
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Nel corso della proiezione ogni scena trovava un’eco immediata in sala: un sussurro, una lacrima, un sorriso che correva tra le file. Si percepiva distintamente che il pubblico non stava soltanto guardando: piuttosto, rispondeva a ogni vibrazione.
Le musiche di Giovanni Nuti e Paolo Daniele hanno incantato: una scrittura musicale che ha una qualità non incasellabile in categorie classiche, tant’è che chiamarla “colonna sonora” risulta assolutamente riduttivo. Trattasi piuttosto di vera e pura materia emotiva: note che sembrano nascere da un luogo che spesso precede anche la parola stessa.
Nel momento esatto in cui l’ultima immagine si è dissolta sullo schermo, è calato un unico respiro collettivo che non voleva spezzarsi e in un attimo la sala è esplosa: cinque minuti pieni di applausi senza sosta e una standing ovation commovente. Qualcuno piangeva senza nasconderlo, altri sorridevano con la bocca tremante, ma all’unisono tutti continuavano a battere le mani.
In mezzo a quella tempesta di emozioni, seduta qualche fila più indietro, la famosa attrice francese Isabelle Huppert: le sue mani, sottili e precise, applaudivano con una lentezza quasi rituale, come a rendere chiaramente omaggio alla donna che aveva creato il film, oltre che alla sua protagonista simbolica.
La Guerritore, visibilmente commossa, è rimasta ferma, quasi sorpresa da quella marea: gli occhi lucidi e il cuore che sicuramente batteva a mille.
Il suono del gradimento era come un’onda che saliva, scendeva, risaliva ancora e quando sembrava finire, ricominciava, come se la sala non riuscisse a lasciar andare quel momento.
Parigi commossa da due donne uniche ed inimitabili.
Replica il 27 gennaio, presso l’Amphithéâtre Perroux di Lione, evento organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Lione, in collaborazione con la “Mission Culture” dell’Université Catholique de Lyon e il Consolato Generale d’Italia a Lione.
Qui un pubblico molto intellettuale ad attendere la regista, molto raccolto, molto concentrato: questo perché L’UCLY non è un cinema, bensì un luogo di pensiero nel quale il pubblico lionese non reagisce d’impulso e non si lascia trascinare subito, ma prima analizza, poi sente, e poi, infine, si arrende alle emozioni e applaude senza sosta.
È stata, infine, la volta di Bruxelles, il 30 gennaio, con la presentazione del professor Pierre Di Toro, direttore di “chiara fama” dell’Istituto italiano di cultura di Bruxelles.
In una città che vive di lingue intrecciate, di identità che si sfiorano senza fondersi, anche quella sera, all’Istituto Italiano di Cultura, tutto si è raccolto attorno a Monica Guerritore, dando luogo all’ennesimo sconvolgimento emotivo.
In una sola settimana “Anna” ha attraversato tre città e tre modi diversi di sentire, ma ovunque è accaduto lo stesso miracolo: il film è stato respirato, come un dolore che non fa più male, anche se continua a illuminare, a riprova che Anna Magnani è ancora “qui” e che la Guerritore è riuscita a portarla con sé con rispetto reverenziale e gratitudine.
Ci sono storie che non si possono raccontare ma, quando finalmente trovano la strada per uscire, volano.
Chapeau alla signora Guerritore, per aver saputo rendere onore al cinema italiano anche all’estero.

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