Cambierà qualcosa dopo l’ennesimo disastro ambientale annunciato?
C’è chi non si fa illusioni, nonostante i buoni propositi di chi poi fa in fretta a dimenticare, “in altre faccende affaccendato”.
La cementificazione oltre ogni limite e senza regole, su un terreno franoso (certo non una novità), non ha retto di fronte ai fenomeni climatici sempre più estremi che toccano la nostra penisola.
Le immagini della frana di Niscemi, lunga 4 km, causata dal ciclone “Harry” tra il 19 e il 21 gennaio, sono come una cartolina della negazione di ogni discorso di pianificazione, programmazione e messa in sicurezza e di un territorio dove spesso l’abusivismo la fa da padrone.

E’ surreale ricordare come per quest’area ad alto rischio, anche dopo la grande frana del 1997 (400 sfollati), si sia rimasti in una prolungata situazione di emergenza che non ha mai registrato i dovuti interventi strutturali. Si è dovuto attendere il 2014 per uno stanziamento di 9 milioni di euro dalla Regione Sicilia, ma i lavori in programma non sono mai iniziati. Solo nel 2019, per gli abitanti di Niscemi si è visto un intervento di messa in sicurezza per una parte della strada provinciale. Tra l’altro, la Regione Sicilia – dei 46 progetti in cui ricorre anche ai fondi del PNNR (fondi europei che la destra criticava), mirati al contrasto del dissesto idrogeologico – non ha mai previsto interventi sull’area di Niscemi, zona ad alto e consolidato rischio frane. Insomma: i fondi ci sarebbero, ma per mille ragioni vengono utilizzati molto poco e male.
Da tempo è noto come la prevenzione ambientale possa rappresentare un impiccio che non porta voti. Un tema che certo non risalta nei programmi elettorali in cui si spara contro le politiche europee ambientali, considerate liberticide. Un impiccio che si risolve ricorrendo spesso a condoni che “normalizzano” gli effetti di un abusivismo diffuso, ma certo non migliorano le cose in termini di pianificazione e prevenzione del rischio ambientale. Un impiccio che assorbe fondi che, come detto, non portano grandi consensi, ma possono evitare disgrazie ambientali che determinano costi incredibili per lo Stato (e per i suoi cittadini contribuenti).
Questo accade specie in zone in cui il voto di scambio è pratica diffusa dove quei sindaci valorosi che intendono attuare concrete pratiche di prevenzione (ricorrendo anche all’abbattimento di immobili a rischio) sono oggetto di minacce d’ogni tipo e difficilmente vengono confermati, come ricorda Sergio Rizzo, giornalista e scrittore noto per la sua sistematica denuncia di sprechi e abusi della casta politica.
E’ anche surreale che la capacità di spesa dei fondi disponili per interventi ambientali sul dissesto idrogeologico restino in gran parte inutilizzati.

Il ministro della Protezione Civile Nello Musumeci, che è stato governatore della Sicilia dal 2017 al 2022, ora propone una tardiva indagine amministrativa per verificare eventuali mancanze nella manutenzione e parla di “tragedia annunciata e fenomeno franoso sottovalutato”, ricordando che il Comune di Niscemi non avesse mai sollevato richieste e problemi sull’abitato. Questo mentre la Procura di Gela ha aperto un fascicolo per disastro colposo.
Tante promesse di impegno e giusta solidarietà, ma ancora una volta per vedere interventi sul rischio ambientale c è voluta una disgrazia, per quanto ampiamente annunciata da geologi e ambientalisti, purtroppo rivelatisi come profeti nel silenzio.

(28.1.2026)
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