Libera chiesa in libero Stato, libere chiese in libero Stato. L’Italia, in questo ultimo mese, dalla morte di Papa Francesco I avvenuta lo scorso 21 aprile ad oggi, ha abdicato completamente la propria bandiera di laicità, che già non garriva in piena forma. Sono stati dedicati 5 giorni di lutto nazionale per la morte del Papa, un provvedimento mai attuato che non ha alcun senso per uno Stato che nella propria Costituzione riconosce la separazione tra Stato e Chiese e l’uguaglianza delle confessioni di fronte allo Stato. Mai come in questo ultimo mese l’informazione pubblica radiotelevisiva e gran parte della carta stampata sono state letteralmente occupate dalle vicende vaticane. Non si tratta di negare l’importanza di un evento come la morte di un Papa e l’elezione del suo successore ma si tratta di affermare, senza timori, che in uno Stato laico è inammissibile che per giorni e giorni i telegiornali della RAI di Stato – non di Chiesa – siano occupati nella totalità assoluta da questa vicenda. Le crisi internazionali, la situazione economica, l’attacco alla democrazia del macellaio del Cremlino, la questione israelo-palestinese, le elezioni in Romania che hanno rischiato di far piombare l’Europa nel baratro, le giornaliere follie di oltreoceano di Donald Trump, la tragedia del collasso delle carceri, i morti in mare nel Mediterraneo, le elezioni referendarie in arrivo, tutto cancellato, anestetizzato, marginalizzato, sotterrato sotto metri di clericalismo. Giova ricordare che il Papa è un Capo di Stato di un altro Paese, il Vaticano, che non è l’Italia. Giova ricordare che le vicende di oltre Tevere non possono e non debbono divenire costantemente il modo e lo strumento per non parlare d’altro. Sento già l’accusa di qualcuno che definisce “laicista” questa posizione. Rispondo che non esiste altro modo per una democrazia matura che affermare continuamente la propria laicità; altrimenti sarà difficile guardare a paesi teocratici come l’Iran o ai fondamentalisti religiosi rivendicando la propria totale diversità. Lo Stato laico, democratico, che pone ogni suo cittadino sullo stesso piano, non può utilizzare questo strabismo clericale.
Auguri laici al nuovo Papa Leone XIV, che sappia lui stesso saper discernere e dividere ciò che è fede da ciò che è legge, ciò che è ritenuto peccato da ciò che uno Stato aconfessionale ritiene reato.
Igor Boni – Coordinatore di Europa Radicale
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