D: Professor Salizzoni, abbiamo visto che si è iscritta al Partito Democratico e sostiene Elly Schlein candidata segretaria nazionale

R: Mi sono iscritto apposta per sostenere Schlein, prima ero consigliere regionale eletto nelle liste del PD da indipendente, cioè senza tessera. Adesso ho preso la tessera in occasione del congresso.

D: Lei sa che la nostra è una rivista LGBTQI e Schlein condivide questo orientamento

R: Stavo maturando da un po’ di tempo la scelta di tesserarmi al Partito Democratico. Diciamo che la candidatura di Elly Schlein è stata quella che mi ha dato l’abbrivio, perché è portatrice della speranza di vedere un partito che mi somigli di più. Per esempio mi piacerebbe che tornasse ad essere il Partito del Lavoro, come sostiene il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, che è uno di quelli che mi hanno convinto ad entrare.

D: Tutti pensavano che il PD fosse troppo “moderato” per lei

R: Nella mia storia politica ho già compiuto una volta un passo simile: appena maggiorenne, da figlio di operai Olivetti, ero tesserato PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria ndr) e nel 1970, a 22 anni, fui candidato alle prime elezioni regionali prendendo la bellezza di 222 preferenze…

D: … niente a confronto delle 19 mila riscosse nel 2019!

R: Queste sì sono due storie diverse: da ragazzino a Samone di Ivrea ero lo scapestrato del paese, ma fuori di lì non mi conosceva nessuno, invece da direttore e fondatore del Centro di Trapianto del Fegato alle Molinette, dopo 50 anni, a fine carriera ho goduto di un po’ più di notorietà.

Ma dicevo di quando, all’inizio degli anni Settanta, feci un passo simile a quello di oggi: da militante del PSIUP, presi la tessera del PCI quando divenne segretario Enrico Berlinguer. Allora il PCI di Berlinguer, come tutti sanno, abbracciava la linea del compromesso storico e dell’Unità della sinistra. Ecco: credo che questo sia un momento simile a quello dal punto di vista strategico, e una scelta unitaria possa dare risultati elettorali come quelli che ebbe la sinistra negli anni Settanta, che rivelarono la bontà della scelta di Berlinguer.

D: Però allora non fu possibile per il PCI andare al governo perché si misero contro gli estremisti di destra e di sinistra e assassinarono Aldo Moro piuttosto di…

R: … certo era un’altra storia, fatta anche di violenza politica, che non si deve ripetere. Una parte di questi violenti cercò anche di appropriarsi della storia della Resistenza, paragonandosi ai partigiani, ma Berlinguer e i sindacati ebbero subito l’intuizione di stare dalla parte di Guido Rossa e non dei suoi assassini.

D: Ma torniamo ad oggi

R: È inutile girarci intorno: la mozione Schlein è quella dei delusi da questo Partito. Ma un partito con 40% di delusi fra i tesserati (sottolineo fra i tesserati, non gli elettori o i simpatizzanti, dove i delusi sono molti di più) deve tenerne conto e non può escluderli, se vuole tornare al governo.

D: Perché c’è bisogno del PD al governo?

R: Bella domanda. Intanto perché altrimenti ci va la peggior destra, quella che nega i diritti delle persone, che lavora ad aumentare le differenze di trattamento, le disparità di opportunità, i privilegi dei più forti e le rendite di posizione, la sanità privata, la decontribuzione di massa. Ma non basta, non si vota un partito perché è meno peggio dell’altro. Bisogna cambiare quel partito dall’interno.

D: Ma come si fa a cambiare un partito controllato dai pacchetti di tessere che sono rispuntati a Napoli?

R: Sono cose che fanno rabbia, ma mettiamole nella giusta prospettiva: sono prove di forza locali. Si tratta di qualche Ras che vuole marcare il territorio facendo vedere che nel suo circolo il 90% ha votato per il suo candidato. Non gli importa niente di quel candidato, è solo un nome per “segnare” le schede. E non cambia il risultato nazionale: i vincitori di questa consultazione non cambieranno per mille tessere comprate in un posto. E’ già chiaro, dai primi risultati dello scorso fine settimana, chi sono i due candidati che prenderanno più voti fra gli iscritti e andranno alle primarie aperte di domenica 26 febbraio…

D: Vuol dire Bonaccini e Schlein…

R: I numeri sono quelli, ma non voglio entrare nella girandola delle percentuali. Se Cuperlo col 10% dovesse sostenere Schlein col 38%, saremmo ad un passo dal risultato. Ma in politica i voti non si sommano, come dice la vecchia scuola. Io sono piuttosto fiducioso che gli elettori, alla consultazione aperta a tutti domenica 26 febbraio, aderiscano spontaneamente, affogando il voto pilotato di chi segue padrini e padroni, in un’ondata di contropotere.

D: E’ un’immagine suggestiva ma…

R: … ma si vive anche di soddisfazioni, che diamine! C’è ancora gente che vota da una parte, se vede tutti i potenti arroccati dall’altra.

D: Con Schlein ci sono Franceschini e Boccia che non sono esattamente due descamisados

R: Quando aderisci ad una parte, non puoi dire: quello non mi piace, se ne vada o me ne vado io, perché ci sarà sempre qualcuno che non ti va a genio. L’antidoto sono i numeri, e le primarie sono pensate per questo, per mobilitare molti elettori e diluire le manovre dei potenti.

D: Appunto: l’altra critica a questa prima consultazione sono i numeri scarsissimi di tesserati che sono andati a votare. Il circolo di Mirafiori ha fatto ridere l’Italia con 24 votanti, di cui 2 per la sua Elly, in un quartiere operaio!

R: Un momento: intanto io sono iscritto alla sezione di Mirafiori Nord, che voterà sabato 11 pomeriggio. Quella di Mirafiori sud è più piccola e sì i numeri sono simbolici. Di simbolico c’è anche che gli operai di Mirafiori non si sono mai iscritti al PD, quindi non sono gli operai che hanno voltato le spalle a Schlein, ma a tutto il PD. Forse perché il PD non ha fatto i loro interessi. Invece dovrebbe fare gli interessi di chi lavora.

Ma ripeto: la prima fase è una consultazione interna. La vera partita si giocherà alle primarie e lì confido che tante persone scelgano spontaneamente, sommergendo i piccoli numeri del voto pilotato.

D: Quindi Elly Schlein il 26 febbraio?

R: Sarebbe un botto pazzesco.

D: Cosa chiederebbe a Schlein, che non trova nel suo programma?

R: Una cosa che la sinistra non ha fatto nessuna volta che è stata al governo: una legge sul fine vita. Se chiedi a una persona qualunque, di destra o di sinistra, religioso o ateo: vuoi disporre della tua vita o vuoi rimanere prigioniero del tuo corpo in caso di malattia irreversibile? Chiunque ti risponde che vuole morire senza soffrire e senza pesare sugli altri. Si tratta di capire quando è ora, e la medicina può aiutarti a saperlo, senza infingimenti. Questo è uno dei casi in cui la politica è più indietro rispetto alla società, per la paura di dispiacere alle autorità religiose. A volte bisogna ascoltare le persone più semplici, per sapere che cosa è giusto fare.

D: In queste settimane ha visto di persona la sua candidata. Che cosa le è piaciuto di Elly?

R: Ha il guizzo.