“Fare startup è come buttarsi da un burrone con i pezzi per costruire un aeroplano prima dello schianto”. – Reid Hoffman, founder di LinkedIn.

Può forse esistere una startup con 100 anni di storia alle spalle? Di primo acchito pare senz’altro un controsenso, eppure questo è proprio il caso di Fabbrica Torino, il cui CEO e fondatore Alessandro Monticone abbiamo intervistato oggi. E subito si parte dalla peculiarità di cui si è accennato sopra: “Inizialmente questa startup nasce col presupposto di salvare e rimettere a lucido una nostra eccellenza risalente agli anni ‘20 in grave crisi, ovvero ‘Società Anonima Fabbrica Torino’, specializzata in componentistica per occhiali. Per questo nel 2017 abbiamo rilevato l’azienda e le abbiamo dato un nuovo imprinting, votato ad un’innovazione al servizio della tradizione. Se infatti abbiamo ereditato attrezzature e know how dei procedimenti artigianali dalla precedente realtà, il nostro management sin dal principio è stato fortemente votato all’innovazione ed alla sostenibilità. L’idea è nata dopo una mia esperienza di lavoro in questo settore negli Stati Uniti e traendo ispirazione da Warby Parker, uno dei primi negli USA ad adottare un modello di vendita online per il settore dell’ottica. A questo modello di business disruptive ho deciso di unire un qualcosa che negli Stati Uniti non poteva che mancare: la ricchissima tradizione manifatturiera italiana”.

La vera innovazione di questa attività risiede senz’altro nel suo business model più che nel prodotto: “La grande novità proposta Fabbrica Torino è la possibilità di acquistare online occhiali artigianali comprensivi anche di lenti oftalmiche, con una procedura integralmente percorribile via web. Nonostante la forte vocazione digitale della startup abbiamo deciso di sviluppare anche dei negozi monomarca da affiancare alla sezione online; questi stores sono poi tutti corredati di ottici in grado di fornire al cliente tutte le informazioni necessarie per l’acquisto di lenti oftalmiche. In questo modo abbiamo finito col non vendere solo un prodotto, ma un servizio, peraltro di valore decisamente superiore al semplice paio di occhiali. Questo canale di vendita è stato poi ampliato attraverso una partnership con oltre 160 negozi di ottica in tutto il Paese dove è possibile ritirare gli acquisti fatti online o consultare i modelli. Gli occhiali sono invece prodotti ‘alla vecchia maniera’, ma seguendo il più possibile le logiche di sostenibilità ed economia circolare. Grazie al lavoro artigianale ed alla burattatura eseguita secondo ‘l’antica ricetta’ infatti il prodotto finale raggiunge un livello di levigazione e lucidatura superiore, più organica e più duratura”.

La sostenibilità, come accennato, resta poi uno dei pilastri su cui si fonda questa azienda: “La nostra filiera produttiva si basa profondamente sul riciclo, che in alcune fasi della lavorazione raggiungono il 75% del fabbisogno, ma anche su elementi di economia circolare grazie al riutilizzo di materiali esausti da noi utilizzati in precedenza, propriamente trattati in modo da ridurre al minimo ogni tipo di spreco. Ma non basta il rispetto per l’ambiente: a mio parere le aziende dovrebbero essere gravate di maggiori responsabilità puree a livello sociale e di governance. Nuovi strumenti di comunicazione e gestione, come il bilancio di sostenibilità, anche grazie all’attenzione sempre più diffusa verso questo tipo di tematiche tra i consumatori, stanno facendo notevoli passi avanti, ma servirebbe un’azione più decisa da parte delle istituzioni, con incentivi per coloro che si muovono in questo senso ed un alleggerimento dell’apparato burocratico che spesso, non certo con dolo, finisce per disincentivare alcune iniziative di questo tipo, non essendo sufficientemente aggiornato. In generale il rispetto, che sia per noi stessi, la società o l’ambiente, è un elemento alla base del nostro lavoro e così resterà”.

Lo sguardo si volge quindi al futuro: “Siamo una startup relativamente giovane giacché, pur avendo rilevato l’attività nel 2017, la riorganizzazione di un’azienda al collasso non ci ha permesso di dare via al nostro business plan sino a fine 2018. Comunque la crescita in questi ultimi anni è stata davvero notevole, anche grazie ad un progetto ambizioso: nell’ultimo anno abbiamo raddoppiato il fatturato e, sostenuti dagli opportuni strumenti finanziari, vogliamo proseguire su questo tipo di crescita verticale. È proprio per questo che nei primi mesi del 2023 è previsto un nuovo aumento di capitale che permetta di ampliare il nostro canale retail con nuovi negozi in Italia (al momento sono disponibili punti vendita a Torino, Roma, San Sicario, Milano e Firenze) per raggiungerne tutte le principali città italiane e di accrescere anche la rete di ottici indipendenti a noi affiliati. Non solo, con questa iniezione di liquidi vorremmo iniziare a sondare il mercato estero attraverso lo store online e la vendita ad ottici stranieri, così da iniziare a raccogliere dati per l’ingresso vero e proprio sul mercato europeo e poi mondiale. È in effetti indubbio che una raccolta di dati ci permetterà di trovare la via più efficiente per questo nuovo grande passo e similmente abbiamo agito durante l’espansione che ci ha portati sino a questo punto”.

Per concludere si parla poi del panorama delle startup nel Bel Paese: “Se l’Italia ha inizialmente stentato dal punto di vista della creazione di un ecosistema in grado di supportare l’innovazione, ora noto con gioia che in questo senso sono stati mossi molti passi avanti e sono sempre di più i giovani che provano a mettersi in proprio per fondare una loro attività innovativa. Del resto il nostro Paese è da sempre stato basato su un fitto tessuto di PMI, dunque la propensione a mettersi in proprio è tipica, per così dire, dell’Italia; sta alle istituzioni il compito di indirizzare questa tendenza verso l’innovazione, il campo che può più fare la differenza a livello di sostenibilità nell’era della transizione green. Quello che più sembra ancora mancare tuttavia, forse per carenze educative o per una forma mentis un po’ datata, è la capacità di abbracciare appieno gli strumenti finanziari necessari allo sviluppo di un’azienda competitiva, rispetto al permanere dell’idea di una realtà aziendale padronale o familiare. Un grande augurio va dunque a tutti coloro che vorranno impegnarsi in questo campo, la vera linfa del nostro Stato. Il più grande consiglio che potrei dare ad un giovane che voglia cimentarsi in questo campo è tenere bene a mente le parole di Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn: ‘Fare startup è come buttarsi da un burrone con i pezzi per costruire un aeroplano prima dello schianto’. Un monito che rende bene l’idea della grande capacità di adattamento e della velocità di pensiero richieste per intraprendere questa difficile, ma anche incredibilmente soddisfacente strada”. Articolo in collaborazione con starthubtorino.com