Sono passati 39 anni dalla sparizione di Emanuela Orlandi e puntualmente anche oggi si torna a parlare di una possibile svolta.

La novità riguarda uno di quella scia di tragici casi che vengono collegati alle sparizioni delle quindicenni cittadina vaticana Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori avvenuti nel giugno e nel maggio 1983.  Parliamo di Kety Skerl, la figlia di Peter, un regista svedese che fece scandalo per le sue pellicole dalle tematiche alquanto trasgressive.

La Kety era una bella diciassettenne molto impegnata nella sinistra studentesca del tempo.
Fu barbaramente uccisa in una vigna a Grottaferrata nel 1984.

Da tempo il supertestimone Marco Fassoni Accetti, il fotografo che fece ritrovare il flauto della Orlandi avvolto in un giornale dell’epoca, ripete che la tomba con i resti della Skerl sia  vuota, completando le sue affermazioni con ulteriori dettagli. Ora, dopo il sopralluogo della Polizia che ha messo sotto sequestro il loculo, è evidente che quanto affermato da Acceti corrisponda a verità.  Non è chiaro come il supertestimone riesca a conoscere così tanti particolari su diversi macabri episodi che riguardano quella fila di vittime collegate al caso Orlandi.  Mentre scriviamo vi è una novità rappresentata dall’incendio divampato a Cinecittà dove si stava girando il film di Sorrentino “The new pope”.. Ebbene secondo quanto espresso da Accetti quella camicetta bianca sarebbe stata nascosta proprio a Cinecittà. in qualche scenografia. Una prova che qualcuno abbia voluto far sparire?  Di certo è curioso che sempre Accetti in precedenza abbia  sostenuto che la camicetta era stata nascosta nel colonnato del Bernini della scenografia del film “Habemus papam” diretto da Nanni Moretti nel 2011.

Tornando all’origine del caso Orlandi nella fase iniziale ebbe molto peso quella  “pista internazionale” alla base del quale  vi sarebbe uno scontro tra due fazioni sulla politica anticomunista portata avanti da Papa Wojtyla. Siamo negli anni della guerra fredda. Quelli del sindacato polacco Solidarnosc e dei sostanziosi finanziamenti inviati dallo Ior di Marcinkus e dal Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. Tutti nomi rimasti nell’immaginario collettivo di quei turbolenti anni. In questo contesto si inseriscono le dichiarazioni di alcuni pentiti che vedono le motivazioni del sequestro negli ammanchi, legati a soldi sporchi riciclati dallo Ior per aiutare il sindacato polacco. Questo nel   vortice di una guerra tra chi appoggiava e chi contrastava la politica anticomunista del Papa polacco.

Un quadro quanto mai controverso nell’ambito di quella pista internazionale che ebbe molto credito nelle fasi iniziali delle indagini che videro il   magistrato Ilario Martella mettere sotto torchio gli addetti dello scalo bulgaro della Balkan Air di Roma

Ma cosa legherebbe il caso Orlandi a quello Skerl che ha portato al trafugamento della bara?

La motivazione si concretizzerebbe nell’etichetta della camicia bianca con l’indicazione “Via Frattina”, nel corredo funebre della povera ragazza.  Un particolare che risultò ripreso in un comunicato del Gruppo Turkesh (Fronte Anticristiano di Liberazione) che rivendicò un ruolo nel caso Orlandi. Questo in una fase, agosto e settembre 1983, in cui si fecero sentire anche i comunicati di un’altra enigmatica sigla: Phoenix. Entrambi fornirono diversi e dettagliati particolari sul rapimento. Entrambi fecero anche  riferimento ad una misteriosa ragazza “rosa blu”, che assunse un ruolo chiave nel rendere facile l’allontanamento e il rapimento.  Soggetti e gruppi che sembrano in odore di servizi più o meno deviati.

Un altro elemento che collegherebbe la vicenda Skerl al caso Orlandi, (rivelazione del Corriere della Sera), è la scoperta che nella classe frequentata di Katy (I B dell’anno scolastico 1980-81) vi fosse anche Snejna Vassilev, la figlia di un funzionario dell’ambasciata bulgara, finito tra gli accusati di aver partecipato all’attentato al Papa come presunto complice di Ali Agca, l’uomo che sparò al Papa il 13 maggio 1981. La ragazzina rimpatriò immediatamente con la famiglia dopo l’attentato.

La vicenda registra diversi episodi che metterebbero il sequestro di Emanuela Orlandi alla richiesta di mettere fine alla carcerazione di Ali Agca. In questo quadro, o meglio pista internazionale, tra innumerevoli depistaggi e mitomani, si sarebbe distinta l’azione dei servizi francesi vicino a quella fazione franco lituana che intendeva bloccare chi in vaticano avversava all’ostpolitik, in diverse occasioni, il ruolo dei servizi francesi legati a quella che venne definita la fazione lituana.

La reazione della fazione conservatrice anticomunista si sarebbe vendicata procedendo alla tacitazione (nel gelido gergo dei terroristi) anche della povera Katy Skerl.  In ogni caso la pista bulgara si concluse con una generale assoluzione. Insomma l’accusa non riuscì a provare le matrice comunista nell’attentato al Papa.

C’è chi ritiene che questi misteri abbiano in realtà risvolti molto meno eclatanti che sarebbero stati amplificati ad arte da diversi soggetti intervenuti. Un dato accertato è che molti abbiamo sfruttato e marciato su questa vicenda. A partire da quanto espresso da esponenti della Stasi  (Germania Est) che, dopo decenni, ammisero che il loro intervento ebbe solo fini speculativi su una vicenda dai risvolti internazionali. In ogni caso, in diverse occasioni, emergerebbe evidente il ruolo dei servizi francesi legati a quella che venne definita la fazione lituana.

In ogni caso c’è da chiedersi su quali basi e retroscena si sia finalmente proceduto a questa verifica. Un fatto importante che potrebbe riaprire un caso archiviato nel 2015.

Tuttavia se ancora parliamo di caso Orlandi e attendiamo possibili svolte è perché c’è chi non si è mai  fermato, nella sua richiesta di verità e giustizia, grazie alla mobilitazione dei comitati di solidarietà promossi con tenacia da decenni da Pietro, il fratello di Emanuela. Una mobilitazione importante per non far finire il caso nei tanti cold case buoni per i serial tv.

Pietro da tempo manifesta una totale chiusura verso l’uomo che si è autoaccusato della partecipazione al sequestro Orlandi e che fu autore di un memoriale, (ripreso nel libro “Il Ganglio” scritto dal giornalista Fabrizio Peronaci). Quel Marco Fassoni Accetti che, pur tra molte contraddizioni, pare uno dei pochi che, anche dopo 40 anni, ha dimostrato di conoscere molte cose intorno alla maledetta sparizione di Emanuela il 22 giugno 1983, dopo una lezione di musica a Sant’Apollinaire. Un luogo diretto da quel Don Piero Vergari (uno dei pochi ecclesiastici finito tra gli indagati per il caso Orlandi). Un luogo in cui era di casa Renatino De Pedis , capo della Magliana, divenuto poi interlocutore del Vaticano (come attesta anche  una foto in cui è ritratto brindare con il cardinal Poletti). Un luogo in cui aveva il suo studio Oscar Luigi Scalfaro, prima di diventare ministro dell’Interno nel governo Craxi nell’agosto 1983, due mesi dopo la sparizione di Emanuela.

Pietro non ritiene credibili i collegamenti al caso Skerl, rilanciando la sua denuncia su riscontri che attesterebbero interlocuzioni tra esponenti del Vaticano che, in modo indiscutibile, riguardano il passaggio e lo sposamento di Emanuela, o di documenti o qualcosa a lei riguardante.  Ecco la testuale dichiarazione in merito (intervista Nuova società del 22.6.22): “i nuovi elementi riscontrati mi dicono, non tanto quanto sarebbe accaduto ma che ci sono persone che sanno quello che è successo.  Mi riferisco allo scambio di messaggi tra la fine 2013 e il 2014 di cui possiedo una sorta di screenshot (fotocopie). Messaggi in cui si capisce benissimo che ci si riferisce ad Emanuela e al voler risolvere una certa situazione”.

Anche se per molti si tratta solo di un mitomane, che pero ha dimostrato di conoscere molte cose (vedi ritrovamento del flauto della ragazza), il riscontro sul loculo vuoto è importante in quanto dimostra che l’affermazione, corrisponde a un dato reale.  Un fotografo che più volte ha affermato di essere l’amerikano autore delle prime telefonate. Telefonate per le quali il Vaticano aveva addirittura istituito una apposita linea 158 in cui vi sarebbe un riferimento al segreto di Fatima. Quelle registrazioni sorprendentemente non sono mai state oggetto di verifiche ufficiali, pur con le strumentazioni d’avanguardia oggi disponibili.  Tuttavia resta la questione di come e perché questa persona sia in qualche modo coinvolta o informata sulla scia di episodi macabri legati al caso Emanuela Orlandi.

Ora si attendono possibili sviluppi su un caso che, anche dopo quasi 40 anni, continua incredibilmente ad assicurare sorprese e nuove speranze. Certo molti canuti testimoni sono morti o sono over 85, ma esistono ancora diverse persone che conoscono pezzi di verità (prelati, porporati, ex agenti dei servizi e possibili testimoni o manovali del male che hanno condiviso o assistito contesti legati a queste tragiche vicende.

E’ incredibile come tante voci e persone che avevano manifestato dettagli e particolari siano ripiombate nel silenzio in un puzzle in cui tutto viene sempre rimesso in discussione tra decine di piste e ipotesi. Mentre pare non si sia fatto il massimo per ascoltare possibili testimoni.

 La sensazione è che comunque qualcosa possa emergere.  E non solo sulla base di quella necessità del Vaticano di mettere fine ad un caso che lo vede sempre al centro di una più che imbarazzante vicenda in cui viene  pure ventilata una possibile tumulazione o un passaggio nei propri cimiteri teutonici o stanze più o meno segrete del corpo di una quindicenne cittadino vaticana.

Per l’ex procuratore Giancarlo Capaldo , che ha sempre avuto grande determinazione e umanità verso questo caso, fu avviata nel 2012 una trattativa riservata con esponenti Vaticani che avrebbero assicurato di fare il possibile per rivelare dove si troverebbe la Orlandi chiedendo in cambio la riesumazione del corpo del Capo della Magliana, incredibilmente seppellito a Sant’Apollinaire. Un fatto divenuto fonte di ulteriore grande imbarazzo per il Vaticano.

Nel 2021, al ritrovato interesse dei media dopo l’uscita del libro “La ragazza scomparsa”, scritto da Capaldo, che riprendeva il discorso della trattativa, anche se in chiave romanzata, è da registrare il lapidario commento del cardinale Angelo Becciu: “Di quella vicenda non sapevo assolutamente nulla” mentre in precedenza colpì il modo altrettanto lapidario con cui lo stesso Becciu, il 20 giugno 2017, affermò :  “Abbiamo già dato tutti i chiarimenti che ci sono stati richiesti. Per noi è un caso chiuso. Non so se la magistratura ha qualcosa ma noi non abbiamo niente da dire in più rispetto a quanto detto tempo fa”.

Ora dopo anni le autorità hanno deciso di aprire la tomba ed è stata trovata vuota. Questa ha sollevato un possibile collegamento con il caso Orlandi. Si tratta in ogni caso di un passo importante che, oltre a poter riaprire possibili indagini su un caso archiviato nel 2015, riporta al centro la questione delle dichiarazioni del fotografo che si è autoaccusato della partecipazione al sequestro Orlandi e fu anche autore di un memoriale.

Per molti si tratterebbe solo di un mitomane. Ma la verifica è importante in quanto dimostra che l’affermazione, corrisponde a un dato reale.  Un fotografo che si è anche reiteratamente dichiarato come quell’amerikano autore delle prime telefonate per le quali il vaticano aveva addirittura istituito una apposita linea 158 in cui vi sarebbe un riferimento al segreto di Fatima. Una voce e un’affermazione che nessuno ha mai voluto verificare pur con le strumentazioni d’avanguardia oggi disponibili.

C’è da chiedersi cosa vi sia dietro questa improvvisa e per certi versi sorprendente iniziativa che ha portato alla scoperta della tomba trafugata.

Un passo che potrebbe finalmente aprire squarci di verità in una storia che è stata affossata da incredibili depistaggi e da decine di piste che vedono sempre al centro il Vaticano.

Una svolta attesa da decenni ma sempre bloccata come le immagini sulle scrivanie o ancor oggi il far cenno ad Emanuela dentro il Vaticano.