“Sondaggio nel campus” è il titolo del documento che circola all’Università di Shangai che ha gettato in allarme gli studenti. Infatti l’Ateneo sarebbe intenzionato a stilare una lista di tutti gli “studenti appartenenti alla comunità Lgbt”. Nel documento in questione, si richiede di indicare “posizioni ideologiche”, contatti sociali, “condizioni psicologiche” ed eventuali “disturbi mentali”.

La denuncia – diffusa con un post su Weibo, principale social network cinese – è stata subito tolta di mezzo, ma non prima che Twitter e il Guardian l’avessero diffusa come notizia. “È una mia decisione se fare coming out o meno, non un obbligo”, scrive un utente su Weibo, “Se non sono disposto a dichiarare la mia identità di genere, mi devono essere garantite le libertà di base come persona”.

La paura dei membri della comunità Lgbt è alimentata anche dalla decisione del social network WeChat di cancellare decine di account legati a temi come la lotta all’omofobia. All’inizio del 2021, inoltre, un tribunale aveva stabilito che descrivere l’omosessualità come “un disturbo psicologico” – in base a quanto si leggeva su un libro di testo – non rappresentasse un errore bensì “una visione accademica”.

Dal 2020 è stata anche annunciata la chiusura dello Shanghai Pride, unica manifestazione dell’orgoglio gay di rilievo nel Paese.

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