Gli ambienti dell’omofobia. Focus sul mese di marzo 2021

Il mese di marzo 2021 appena trascorso si chiude con un numero non elevatissimo di vittime di omofobia: otto, per la precisione, che hanno denunciato fatti avvenuti negli ambienti della strada e della scuola.

14/03/2021: Vicenza: Andrea Casuscelli, 20 anni, modello e attore, viene contattato telefonicamente per un servizio fotografico. Recatosi sul posto, è accolto da un gruppo di ragazzi, tra i 15 e i 17 anni, che lo riempiono di botte.
16/03/2021: Rovereto (TN): Un ragazzo fuma una sigaretta dalla finestra. Il vicino lo vede, lo insulta e lo minaccia ripetutamente: “Ficcati il mobile nel c**o”. “Scendi di sotto”. “Se ti trovo in strada ti spacco i denti”. E sputa nella direzione del ragazzo.
20/03/2021: Voghera (PV): Due ragazze sono sedute su una panchina in un parco cittadino e si scambiano un bacio a stampo. Uno sconosciuto interviene per separarle e cerca di mandarle via perché “ci sono i bambini”. Le due hanno una reazione comprensibilmene concitata e filmano la discussione.
26/03/2021: Asti: In un giardino pubblico, una ragazza trans è aggredita e minacciata da un energumeno che non gradisce la sua presenza in quanto “ci sono i bambini”.
28/03/2021: Perugia: Completamente sfregiata l’auto di un giovane, con enorme scritta “sono gay” sul cofano.
29/03//2021: Catania: Annullata assemblea studentesca, per intervento autoritativo del preside su sollecitazione di “alcuni genitori”, in cui avrebbero dovuto intervenire, per testimonianza, due genitori arcobaleno.
E’ un numero in linea con gli anni precedenti: marzo non è mai stato un mese particolarmente omofobo, con la sola eccezione dell’anno 2019. Lo si vede meglio nel grafico qua di seguito.

La quasi totalità degli episodi è avvenuta in strada, confermando che questo è l’ambiente in cui, da sempre, avviene il maggior numero di fatti omofobi. Questo è però un fatto singolare, per due ragioni: la prima è che, date le restrizioni alla mobilità dovute alla pandemia, ci si aspetterebbe il contrario. La seconda è che non sono mai mancati casi di omofobia in ambienti diversi:

E’ proprio sugli ambienti dell’omofobia, che riteniamo utile focalizzare ora l’attenzione, e in particolare su quelli da cui proviene la maggior parte delle denunce: la strada (41%), la scuola (5%), il lavoro (5%), i luoghi del tempo libero (17%), la famiglia (15%) e gli ambienti religiosi (2%). Il rimanente 15% delle vittime ha denunciato fatti avvenuti negli ambienti più disparati. Non mancheranno le sorprese.

La strada è sicuramente l’ambiente più omofobo, in cui si registra il maggior numero di pestaggi, uccisioni o tentati omicidi. Gli omofobi hanno una predilezione per i “non luoghi” come stazioni ferroviarie o parcheggi, ma non disdegnano le vie o le piazze affollate, dove pensano che il proprio sentimento rappresenti il sentire comune (e spesso non hanno torto, dal momento che, il più delle volte, nessuno interviene a difendere la vittima). In strada si è registrata quasi la metà delle vittime di questi dieci anni: 502 su 1224.

La scuola invece, non sembra un ambiente particolarmente omfobo. Gli episodi denunciati sono in tutto 58 e riguardano tanto studenti quanto insegnanti. Probabilmente, questo si deve al sistema di regole, più o meno condivise, che l’ambiente scolastico impone a chi lo frequenta: regole che non eliminano totalmente l’omofobia ma la incanalano in forme sottili, non così gravi da sfociare “nel penale”. A conferma di questa ipotesi, si nota che diversi episodi di omofobia si registrano all’uscita della scuola, secondo il vecchio adagio: “ti aspetto fuori”. Resta poi il fatto che molti suicidi di ragazzi omosessuali o transessuali hanno radice proprio in un forte sentimento di emarginazione e discriminazione maturato a scuola.

Le strutture scolastiche dovrebbero porre maggiore attenzione alle forme di omofobia latente, come l’isolamento di uno studente o l’eccesso di scherzi a lui indirizzati. E soprattutto i presidi, dovrebbero favorire, anziché ostacolare, le attività di approfondimento e dibattito con esperti sui temi lgbt, anche a costo di porsi contro i gruppetti di genitori che, forti di proprie convinzioni ideologiche, pretendono di metter naso sulle attività didattiche. Il fatto avvenuto a Catania il 29 marzo scorso, tutt’altro che infrequente, è piuttosto meschino.

Il lavoro

Negli ambienti lavorativi, non si registrano molti fatti omofobi: 60 in tutto. Non si registrano, appunto. Se si guarda ciascuno dei fatti denunciati, si comprende che il dato è del tutto sottostimato. Si teme che la situazione peggiori. Soprattutto, se il colpevole è un superiore o il titolare dell’azienda, si teme il licenziamento. E infatti, molti dei casi registrati sono stati denunciati quando ormai il licenziamento era avvenuto.

Si registrano non solo episodi di offesa ai lavoratori da parte di colleghi o superiori ma anche, soprattutto nel settore del commercio, da parte del pubblico e dei clienti. Ed è penosissimo, per il gestore di un esercizio commerciale, venire allo scoperto: c’è il timore di perdere clientela.

Il tempo libero

Il 17% delle vittime ha denunciato episodi discriminatori o aggressioni negli ambienti del tempo libero: locali, centri di aggregazione, stabilimenti balneari o discoteche. E’ una quota inferiore rispetto a quella relativa alla strada, semplicemente perché è inferiore il numero dei frequentatori di locali rispetto a quello della gente che passa per strada. In realtà, le dinamiche dei fatti sono identiche: ci si scontra con la persona “diversa”, la si provoca, la si colpisce. Le regole interne al luogo non contribuiscono minimamente a contenere il fenomeno. Anzi: spesso sono proprio i gestori dei locali o i loro collaboratori, a rendersi responsabili di fatti omofobi, per esempio cacciando la persona che “devia” dal ruolo di genere socialmente atteso.

La famiglia

Contrariamente a quanto pensano alcuni, e cioè che le famiglie italiane non sono più omofobe, l’ambiente familiare è uno quelli in cui si registrano i peggiori e più gravi fatti di omofobia. In famiglia matura la maggior parte dei suicidi soprattutto giovanili (26 su 43 registrati); dalla famiglia si escludono spesso i figli omosessuali o transessuali, cacciandoli di casa (22 casi registrati) o tenendoli sotto sequestro (almeno 9 casi), oltre che ricorrendo alle botte, che, nella mentalità dei genitori omofobi, sono un semplice, giustificato strumento di educazione dei figli.

Sono numeri piccoli, se rapportati alla popolazione giovanile. Ma invito a immaginare se esiste qualche altra ragione per cui un ragazzo viene estromesso dalla famiglia da parte dei suoi genitori.

La chiesa

Un piccolo numero di vittime (26, pari al 2%) denuncia torti subiti in ambiente religioso. Si tratta perlopiù di azioni diffamatorie o di licenziamento di collaboratori di istituti religiosi che si sono rivelati omosessuali o transessuali. I responsabili di questi anni sono sempre sacerdoti o religiosi. Alla faccia del dettato catechistico: “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza; a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione”.