Domenico Volpati: dalla Seria A col Toro a medico volontario

L’ex campione del Torino, novarese di nascita, dopo aver appeso le scarpe al chiodo ha svolto fino a due anni la professione di dentista in Trentino. Ora si è messo a disposizione come vaccinatore volontario a Castello di Fiemme: «Sentivo che era un dovere rendermi utile in questa situazione»

In diverse occasioni si è portati a dire che, una volta chiusa la propria attività professionale, incominci una seconda vita. Per qualcuno, alla vigilia dei 70 anni, addirittura una terza. Il diretto interessato è nientemeno che Domenico Volpati, che il traguardo delle 70 primavere lo taglierà nel prossimo mese di agosto, centrocampista nato a Novara che, dopo aver mosso in primi passi nel Borgomanero, arrivò a debuttare in serie A con la maglia del Torino, raccogliendo però la sua più grande soddisfazione contribuendo alla conquista dello scudetto con il Verona di Osvaldo Bagnoli nella stagione 1984-’85.

Proprio da oggi, martedì 6 aprile, ecco la “terza vita”. Sfruttando il fatto di aver mantenuto l’iscrizione all’Ordine dei medici (tra l’altro proprio in quello provinciale di Novara) si è messo a disposizione come vaccinatore volontario a Castello di Fiemme, piccolo centro della Val di Fiemme, località trentina dove si è nel frattempo trasferito.

«Parto dal presupposto che non esista un’età per essere medico – ci ha detto al telefono Volpati durante la breve pausa pranzo che ha voluto concedersi – Si è medici tutta la vita. In questo particolare momento di difficoltà l’ho sentito come un dovere civico offrirmi come vaccinatore volontario».

Con tanta umiltà e spirito di sacrificio («In questo momento sono l’ultimo arrivato») ha iniziato a collaborare in uno dei due presidi della Val di Fiemme, comprensorio di circa 28 mila residenti, «dove tanto c’é da fare in questo particolare momento e il personale è davvero poco». Un “primo giorno” iniziato alle 8.30 e destinato a durare sino a sera, quotidianamente, festivi inclusi: «Se dovesse servire ho dato la mia disponibilità anche nel fine settimana – ha aggiunto – Perché i tempi burocratici sono piuttosto complessi, dalla registrazione dei pazienti sino alla preparazione e alla somministrazione delle dosi. Però è un sacrificio che affronti volentieri perché sai che stai facendo del bene». Il tempo è scaduto e per Volpati è giunta l’ora di ritornare a lottare contro un avversario che oggi si chiama Covid. Con una promessa, però: «Quando tutto sarà finito, ci rivediamo a Novara…».