La moda femminile nella “Belle Epoque” By Valeria Calda

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La “belle époque” ebbene una rilevanza non solo artistica-culturale ma soprattutto a livello sociale sulla vita quotidiana di tutta una generazione, in particolare sulle donne.

Nella primavera del 1908, tre donne camminavano per l’ippodromo di Longchamp a Parigi e si videro letteralmente “le mascelle cadere” (espressione d’epoca per definire stupore e meraviglia). L’evento della società d’élite era noto per aver presentato al pubblico le ultime creazioni “couture”, ma nessuno aveva mai visto la moda così prima d’ora.

Vestite di creazioni blu, bianche e marrone avana, secondo i giornali, gli spettatori definirono le tre donne una “mostruosità”, accusandole di essere seminude e di mostrare un disgustoso décolleté. Tuttavia, furono questi tre abiti a cambiare per sempre la moda quel giorno e lanciare la silhouette del ventesimo secolo. Ma chi aveva disegnato tali abiti e si era permesso tale audacia?

Si chiamava Jeanne Margaine-Lacroix, una giovane stilista parigina che aveva rilevato la casa di moda di lunga data di sua madre e stava iniziando a guadagnare popolarità nella Parigi di inizio secolo per i suoi abiti leggermente meno rigidi e con corsetti caratterizzati da disossamento minimo e materiale più elastico. Molto prima che arrivassero Lycra o Spanx, iniziò presto a realizzare abiti realizzati in jersey di seta elastico elastico, delineando i fianchi e le cosce e snellendo la figura. Per far debuttare le sue creazioni nella società, assunse tre bellissime modelle e scelse i circuiti parigini del 1908 come passerella. I suoi abiti aderivano ai loro corpi quasi quanto una benda di Hervé Leger. La folla fu sbalordita a Longchamp nel vedere che le donne non indossavano ciò che consideravano biancheria intima, che a quei tempi ovviamente consisteva indumenti intimi ingombranti tra cui un corsetto completo, sottoveste e chemise. Ora si potevano vedere i loro corpi reali, naturali e morbidi, piuttosto che sagome artificiali con corsetti rigidi e dal petto pesante. Anche le loro gonne erano incredibilmente spaccate fino al ginocchio e il settimanale francese L’Illustration, riferì di alcune donne parigine conservatrici che marciavano con i loro mariti e figli fuori dal recinto delle corse. Ma tale azione di protesta, non fece altro che aumentare popolarità, in questo caso di certo non creando una cattiva pubblicità attorno all’evento ma il contrario. Lo stesso giornale mise le donne vestite in modo audace in prima pagina, chiamandole “Les Nouvelles Meirveilleuses”. Era un titolo preso in prestito da una sottocultura aristocratica alla moda ma di breve durata che era emersa un secolo prima a Parigi, durante la penultima fase della Rivoluzione francese, come una sorta di controrivoluzione.

Furono gli abiti di Margaine-Lacroix che fluttuavano su quei circuiti di Longchamps nel 1908 a suscitare il desiderio di cambiamento. Quasi dall’oggi al domani, ogni giovane donna impressionabile che desiderava un cambiamento dal rigido abito vittoriano voleva essere quelle tre donne negli sfacciati abiti “slimline” che lasciavano il corpo sinuosamente.
Se non ricordo male alla “la belle MOINA”, la più provocante ed appariscente delle tre, il direttore del Moulin Rouge le offrì un ottimo contratto.

Valeria Calda