End police brutality in Nigeria. La protesta dei nigeriani contro la polizia non si ferma

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La dura protesta che da ottobre incendia la Nigeria contro la brutalità della sua polizia è emersa sui media grazie ai gesti di due attaccanti del Napoli e del Crotone. Una mobilitazione grandiosa che ha pagato con lo scioglimento dell’odiata SARS, squadre di polizia antirapina (Special Anti-Robbery Squad), avvenuto l’11 ottobre. Tuttavia la protesta non si ferma e non si fida delle promesse del Governo e delle sue iniziative per verificare gli abusi della sua polizia che dichiara di voler coinvolgere anche organizzazioni per i diritti umani.

Per aprire uno squarcio su questa drammatica vicenda un momento chiave è stato l’atteso primo gol di Victor Osimhen. Il talentuoso ragazzone nigeriano approdato a suon di milioni nel Napoli di Rino Gattuso dal Lille.

L’esultanza del giocatore, dopo l’abbraccio con l’allenatore Rino Gattuso, è stata accompagnata dall’esposizione di una maglietta bianca con un eloquente scritta: “End police brutality in Nigeria” (Fermate la violenza della polizia in Nigeria).
Il commentatore della partita, che aveva appena ricordato le origini umilissime dell’attaccante di Lagos acquistato dal Lille, evidentemente sorpreso ha evitato ogni argomentazione e la ripresa di Sky si è subito ben guardata dal soffermarsi sulla maglietta.
Il gesto è stato poi ribadito da Nwanko Simy, giovane attaccante nigeriano del Crotone, dopo il gol che ha permesso un sorprendente pareggio con la Juventus. Simy sul suo profilo Istagram ha poi pubblicato un commovente messaggio ai suoi concittadini oggetto di brutalità e sofferenze: “Ai nostri eroi caduti, a tutte le nostre famiglie ferite, a tutti i nostri genitori, fratelli e sorelle col il cuore spezzato, io non riesco a trovare le parole giuste per potervi confortare abbastanza dal vostro grande dolore, ma posso promettervi una cosa oggi: le nostre lacrime e quelle dei nostri Caduti non saranno invano. Il cambiamento sta per arrivare”.

Da inizio ottobre la protesta in Nigeria contro le brutalità delle sezione di polizia SARS, avviata sul web con una marea di tweet (oltre 28 milioni), si è estesa sempre più animando le manifestazioni di piazza del crescente movimento “End Sars”.
Un movimento spontaneo e senza leader che, per quanto ampio, ha dovuto pagare cari prezzi per la dura repressione governativa. Non solo getti di idranti, gas lacrimogeni, colpi di arma da fuoco ma anche persone malmenate da squadre filogovernative e decine di arrestati che non hanno potuto rivolgersi ad un avvocato (secondo quanto denunciano social e giornali).

Amnesty International parla di almeno 10 morti e centinaia di feriti negli scontri durante le manifestazioni di piazza esplose in tutto il Paese dopo la diffusione il 3 ottobre di un video in cui si documentava l’uccisione di un giovane con un colpo di arma da fuoco sparato un agente delle SARS. Una dura repressione, diretta quasi sempre verso giovani in condizioni molto disagiate, che prende di mira anche persone che intendono condurre una vita secondo schemi occidentali portando avanti discorsi di libertà e diritti civili mal tollerati.

La grande mobilitazione continua, nonostante la mano pesante governativa, e non pare molto credito alle opere di maquillage governative che parlano di nuove inchieste con il possibile coinvolgimento di associazioni per i diritti umani.

La contestata SARS è una sezione della polizia nigeriane istituita nel 1992 per contrastare microcriminalità e rapine violente. L’approccio violento di queste squadre ha comportato una sequela impressionante di accuse pesantissime: rapimenti, estorsioni, brutalità ed eccessi di ogni tipo, fino a stupri, torture, arresti illegali ed anche omicidi nella Nigeria di oggi. Un rapporto di Amnesty International ha documentato dal 2017 a oggi almeno 82 casi di estorsione, tortura e altri abusi ad opera dalle SARS.

Le magliette e gli slanci di solidarietà dei calciatori sono stati quanto mai importante nel sollecitare l’attenzione generale su un tasto dolente della società nigeriana (riscontrabile in molte altre realtà africane) all’origine di grandi sofferenze e ingiustizie specie par la parte più debole della popolazione. I giocatori Osimhen e Simy con il loro gesto hanno dato ampia visibilità a una protesta che non può certo avere il clamore mondiale che hanno avuto i drammatici episodi che hanno caratterizzato la polizia statunitense. Certo è significativo che anche in realtà non facili come quelle africane si sviluppi un movimento di protesta civile contro la violenza partendo da internet. Un segno di crescita civile, sempre che non si degeneri in ulteriore violenze che spesso caratterizzano l’esasperazione delle realtà più povere e emarginate.