Mancano gli alloggi, specie nelle grandi città del nord, mentre nel sud, sempre più spopolato (negli ultimi venti anni ha perso 770mila abitanti), gli alloggi abbondano: ne sono stati censiti 76.000 in eccesso (stima prudenziale), ma molti sono da ristrutturare.

Salgono gli affitti e i prezzi degli immobili, mentre calano i redditi.

Ma l’emergenza abitativa non solleva l’imponente  protesta che sta vivendo la Spagna a seguito della morte, a Madrid, dell’anziana Maricarmen Abascal, deceduta in un ospedale dopo lo sfratto. Una donna diventata simbolo della grande mobilitazione spagnola sulla casa, dove si registrano aumenti di prezzi insostenibili di abitazioni e affitti (oltre l’80%), in un contesto di redditi comunque in ascesa rispetto all’Italia.

Nel Belpaese (termine legato a Dante Alighieri) ci sono più case che famiglie (35,6 milioni di abitazioni e meno di 26 milioni di famiglie). Una situazione pesante specie per la fascia popolare e quella giovanile, con circa 1,5 milioni di famiglie in grave disagio abitativo.

Un quadro su cui pesa il basso impegno politico verso l’edilizia popolare, che certo non ricorda quello dei tempi di Fanfani…

In Italia servono 151mila alloggi nelle grandi città, ogni anno, ed è nei grandi centri come Roma e Milano che il fabbisogno è più alto. Realtà dove gli affitti sono insostenibili per studenti e lavoratori a basso reddito.

Un mercato strozzato in cui si contano circa 9,5 milioni di case vuote o abitate da non residenti, affiancate da un patrimonio immobiliare “dormiente” in stato di abbandono. In questo quadro si inserisce il fenomeno in crescita degli over 65 che vivono da soli (dovrebbero salire da 4.6 milioni a 6,5 nel 2050).

I giovani cercano casa dopo i 30 anni. Affitti insostenibili per gli studenti

Mancano ben 236.000 alloggi per gli studenti universitari. I giovani italiani che si affacciano al mercato della casa, in genere dopo i 30 anni, in ritardo rispetto alla media dell’Unione europea, sono in gran parte  supportati nell’acquisto dall’aiuto familiare (70%). C’è poi l’emergente fenomeno dei tanti studenti stranieri che cercano disperatamente un alloggio a condizioni accettabili.

In questo fenomeno si inserisce la protesta per gli studentati, che ha avuto sviluppi a Torino (blocco di Via Madama Cristina), con le critiche verso un sistema sempre più orientato al privato e sempre meno sociale, anche nei servizi essenziali al diritto allo studio.

Case vuote e inutilizzate

Come detto, molti appartamenti sono abitati da anziani, che prima convivevano con i figli. Abitazioni  che, quando gli anziani muoiono, restano in gran parte vuote e non vengono riutilizzate. Case per le quali spesso, per i moderni criteri abitativi, sarebbe necessaria una grande e costosa ristrutturazione.

La scommessa sul patrimonio abitativo si lega anche al futuro green del paese. Si pensi al risparmio energetico legato all’impiego di tecniche e materiali ecologici. Ma servono importanti investimenti, mentre la politica non sembra molto attenta e, spesso, gli interventi sono solo uno specchietto elettorale per le allodole.

E le case popolari? Si contano poco meno di un milione di abitazioni di edilizia residenziale pubblica, con una quota incredibilmente sfitta, per i ritardi nelle citate essenziali ristrutturazioni.

Restando sull’edilizia sociale, il confronto con il resto d’Europa è impietoso: nella vicina Francia, il 14% delle abitazioni rientra in questa categoria e la quota è più del doppio nei Paesi Bassi e con strutture di buon livello.

In questo ambito sociale nazionale è surreale il gap che spesso emerge, impietos,o tra le pochissime complesse assegnazioni, a seguito delle graduatorie, con disponibilità spesso infinitesimali rispetto alla mole della domanda delle grandi città. Anche su queste disponibilità pesa una quota di oltre 60mila alloggi sfitti, perché in attesa di ristrutturazioni, raramente all’ordine del giorno.

L’edilizia popolare costa e si interviene con esasperante lentezza, in un campo che non porta molti voti. Il piano casa lanciato dal governo (Legge 7.5.26) punta al recupero di 100mila alloggi in dieci anni, ma servono fondi e volontà politica.

Una crisi che, nonostante la comunicazione governativa, tocca sempre di più un ceto medio in caduta libera, specie nei grandi centri urbani.

La disponibilità di una casa a condizioni sostenibili è un fattore chiave e quanto mai problematico in una società che cambia e che deve far fronte anche a fattori imprevedibili come separazioni, divorzi, crisi e mobilità occupazionali.

 

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