René Jules Lalique, leggendario artista, orafo francese che lavorò per Cartier e portò il movimento internazionale dell’Art Nouveau nel regno dei gioielli. Un lavoro, accattivante e talvolta erotico, ambito da una clientela cosmopolita, i cui monili sfarzosi evidenziavano le curve femminili e i costumi di scena delle più importanti attrici teatrali. Preziosi pezzi che ancora oggi sono ricercati da famosi collezionisti Art Nouveau ed Art Deco come Elton John e Barbra Streisand.

Lalique, stimolato dall’arte giapponese e dall’antichità era solito unire il gusto per l’ornamento e lo spirito moderno del XX secolo, ideando una forma d’arte incomparabile, in cui confluivano arti applicate e grafiche, poesia e design della moda.

Innovando le secolari tradizioni della gioielleria, l’artista francese enfatizzò l’immaginazione, l’impiego di materiali diversi, il virtuosismo tecnico.
Un maestro nell’arte della decorazione che al pari di uno scultore, oltre a disegnare, smaltare e modellare, accostò materiali insoliti come bronzo e diamanti, pietre dure e cristalli, oro o argento e avorio. Questi ed altri materiali si piegavano ai capricci della sua fervida immaginazione.

Una continua evoluzione, un vasto repertorio iconografico, che davano vita ad un’inesauribile bestiario di creature fantastiche, dragoni, serpenti, cigni, pavoni, libellule, insetti le cui ali erano realizzate con la tecnica del “plique-à-jour”, una difficile decorazione a smalto vitreo contenuta in celle, dove la luce riesce a brillare attraverso lo smalto trasparente o traslucido, esaltandone i colori, conferendo ai monili un soffio di vita.

Dagli anni ’10, l’estetica di Lalique, si distaccò dall’Art Nouveau per avvicinarsi all’Art Déco, e all’apice della sua carriera di orafo, intraprese un’insolita deviazione artistica, divenendo vetraio. Ancora una volta non cessò di essere un innovatore tecnico, introducendo nuovi metodi di lavorazione, sia per i vetri opalescenti, dalla superficie perlacea che sfumavano in un blu intenso, che colorati.
Un’arte, la sua, in cui passato e presente iniziò a fronteggiarsi in modo nuovo, in cui la sperimentazione si affiancava alla tradizione. Un’arte che sarebbe diventata industria, avrebbe superato due guerre e sarebbe rimasta nel tempo, riuscendo a coniugare la tradizione di Lalique, alla modernità e allo stile di vita contemporaneo.

Il nome Lalique evoca tutt’oggi un fascino antico, stupefacente la trasparenza e la luminosità dei gioielli e dei cristalli di ieri e di oggi. Incantevole la raffinatezza francese declinata in chiave moderna dell’attuale ampia gamma di oggetti, delle vere e proprie creazioni senza tempo.

Nel raffinato e vasto mondo Lalique, oggettistica, interior design, gioielli, cristalli, fragranze, arte e ospitalità, continuano a rinnovarsi, grazie ai vetrai che perpetuano il know-how e mettono le loro stesse conoscenze al servizio della creatività, grazie ad un team di designer appassionati e a valide collaborazioni con grandi brand del lusso, artisti, architetti e designer di fama internazionale come Damien Hirst, Mario Botta, Zaha Hadid, Steinway & Sons, Studio Putman e The Macallan.

La produzione moderna di vetri Lalique, ha si attirato nuovi talentuosi designer di vetro contemporanei, ma ha anche ripreso molti motivi di René Lalique.
Recentemente, per celebrare i 400 anni di vita della Maison Château Lafaurie-Peyraguey, è stata realizzato nello stabilimento di Lalique, la prima botte al mondo di vino traslucida.
La barrique di cristallo, piena di 225 litri dello spettacolare Sauternes della Maison, con cerchi in pelle, fissati con cabochon di cristallo. Una dimostrazione dell’abilità tecnica di Lalique, poiché è utilizzata una tecnica tradizionale a fusione singola che non è stata impiegata dal 1930, conosciuta come “fusione a cera persa”.

A renderla ancora più preziosa, un monogramma inciso con le parole “Femme et Raisins (Donna e uva)”, creato per la prima volta da René Lalique nel 1928 quando decorò un vagone del mitico Orient -Express, ispirandosi allo stile della Costa Azzurra.

Silvio Denz, imprenditore svizzero di origini italiane proprietario sia della Lalique che della Château Lafaurie-Peyraguey, coniugando l’arte della cristalleria con il vino classificato Premier Grand Cru Classé sin dal 1855, è riuscito a presentarci un pezzo straordinariamente raro ed esclusivo.

LaMaison Château Lafaurie-Peyraguey rappresenta un eccellente punto di convergenza dell’ospitalità, della gastronomia, del vino e del cristallo. Il maestoso castello, nel cuore di Bordeaux, offre romanticismo, lusso ed indulgenza in mezzo alla quieta bellezza del rinomato vigneto di Sauternes.

Godere di una lettura nella suite situata nella torre principale del castello, condividere una cena nel ristorante che ha ottenuto da poco la sua prima stella Michelin, farsi versare un liquore contenuto nelle bottiglie ispirate ai famosi flaconi di profumi creati da René Lalique, raggirarsi fra le vetrine ed oggetti d’arte la cui luce splende attraverso la purezza del cristallo, passeggiare nel cuore della notte con il naso all’insù per apprezzare il “cielo di viti” o il soffitto ornato di luci, potrei continuare ancora ma concluderei affermando che qui tutto si unisce per servire l’arte ed i sensi.fra le vetrine ed oggetti d’arte la cui luce splende attraverso la purezza del cristallo, passeggiare nel cuore della notte con il naso all’insù per apprezzare il “cielo di viti” o il soffitto ornato di luci, potrei continuare ancora ma concluderei affermando che qui tutto si unisce per servire l’arte ed i sensi.