Pepsi è una militante transessuale, nata a Mindanao, un’isola filippina di fede musulmana dove si conduce la guerriglia. Fuggita dalle Filippine, ha lavorato per dieci anni come infermiera nella Libia di Gheddafi. Quando è stato ucciso, le condizioni sono peggiorate e Pepsi ha deciso di attraversare il Mediterraneo e, passando per l’Italia, è giunta a Calais, in Francia, dove è diventata “The Queen of the Jungle”, dove la giungla è il nome dell’accampamento di migranti che tentavano di andare in Gran Bretagna.

Mi sono creata sette nomi diversi; l’ottavo nome, il mio vero nome, è quello che non userò.

Ma non è solo il nome a essere nascosto, anche il volto della protagonista non si vede mai. E’ però dalla sua voce, doppiata nella versione italiana da Eva Robin’s, che veniamo a conoscenza del lento e faticoso cammino verso il riconoscimento della propria identità.

La storia di Pepsi viene raccontata in “Shelter – Farewell to Eden”, il nuovo documentario di Enrico Masi e Caucaso. Il documentario è il terzo della trilogia di Masi e Caucaso. Dopo The Golden Temple e Lepanto – Ultimo Cangaceiro, il regista e la sua troupe continuano a raccontare l’impatto sociale dei grandi eventi e dei grandi fenomeni transnazionali.

Così, Pepsi incarna le contraddizioni e i dilemmi di questo tempo. Migrante e trans, due categorie che oggi sono fortemente stigmatizzate, la storia di Pepsi racconta di identità e frontiere. “La sua transizione da uomo a donna non è stata portata a termine – racconta Masi – perché ha dovuto fronteggiare problemi ancora più gravi”.