La decisione della Corte Costituzionale sul fine vita non è arrivata per caso. Se il nostro Paese ha compiuto un ulteriore passo avanti sulla lunga strada dei diritti civili lo dobbiamo al coraggio di donne e uomini che non hanno accettato di restare nell’ombra e hanno combattuto la loro dolorosa battaglia a viso aperto. Su tutti Mina e Piergiorgio Welby, Luca Coscioni, Beppino Englaro, Walter Piludu, Giovanni Nuvoli, Dominique Velati, Dj Fabo e molti altri, con le loro altrettanto coraggiose famiglie. Lo dobbiamo al coraggio di Marco Cappato che ha rischiato la propria libertà per affermare il diritto di tutti alla libertà di scelta, la scelta di vivere e morire con dignità.

Ora tocca al Parlamento che per un anno pilatescamente se n’è lavato le mani. Per quel che ci riguarda abbiamo depositato 6 anni fa il progetto di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia con la firma di 67.000 italiani. La consapevolezza della stragrande maggioranza delle persone è infinitamente più alta della politica e delle sue ipocrisie. Serve una legge che lasci liberi tutti e ciascuno di scegliere, fino alla fine; datevi da fare!

Il Presidente del Consiglio – il mago del trasformismo – Giuseppe Conte ci dice che a suo avviso non c’è un diritto a morire. Caro Presidente, a parte il fatto che morire è un fatto, piaccia o meno, qui si tratta di riconoscere il diritto a scegliere. Nessuno, assolutamente nessuno, può scegliere al nostro posto e, quel che è certo, non esiste e non deve esistere un dovere alla sofferenza.

Come sull’aborto, sul divorzio, sulle unioni civili e sul testamento biologico, vinceremo. E avremo vinto tutti.

Igor Boni – Direzione nazionale Radicali Italiani