Adoro la femminilità sussurrata piano come le spalle nude, quei centimetri di discrete nudità, espressione di una sensualità accennata e mai volgare che mette a proprio agio e crea un ascendente piacevole e discreto.

La profondità dello scavo sulla schiena è il focus di riferimento dell’eleganza femminile che racchiude un fascino intrigante e misterioso, la linea immaginaria che unisce l’erotismo razionale a quello puramente emotivo. Quel linguaggio sottinteso ma eloquente nelle sue sfumature, stabilisce una connessione decisamente intima con gli occhi di chi guarda.

Un movimento coordinato di fasci muscolari racchiude stress, tensioni, aspettative, riposo: una vista che racconta le emozioni più nascoste.

Strumento di seduzione ma anche di pudore, onde da poter accarezzare o fustigare, così pure da venerare o addirittura profanare, liberare nonché accerchiare in un abbraccio e addirittura bloccare fino ai limiti più estremi.
Uomo e schiena, da sempre in un rapporto equivoco ed enigmatico.

Una delle prime donne ad enfatizzare questo punto è stata l’americana Rita de Acosta Lydig, sorella di Mercedes de Acosta, che fu una delle amanti di Greta Garbo.

La meravigliosa signora ritratta anche da Giovanni Boldini, negli anni ‘20 abbasso’ il décolleté sulla parte posteriore e disse finalmente addio ai corsetti. Orgogliosa della sua schiena, agli intervalli al Metropolitan Opera si metteva di sbieco, per mostrarsi alla platea e creare volutamente scandalo.

Sublimata dalla moda come dalle arti, la schiena è protagonista a Parigi di una singolare mostra “Back side – Dos à la mode” che per l’appunto illumina i riflettori sul di dietro per valorizzarne il suo potenziale creativo e recuperare la giusta considerazione, persa negli ultimi anni in questa società sempre più ossessionata dal volto, dal mettere in evidenza la parte anteriore e che ha finito con il cambiare il modo di concepire l’abito.

La rassegna ospita una serie di creazioni viste di spalle, dei grandi stilisti o prêt-à-porter come Chanel, Jean-Paul Gaultier, Schiaparelli, Alaïa, Yamamoto, Martin Margiela e Olivier Theyskens.

Linee sinuose, camicie di forza, rifiniture militari rivisitate, corsetti con decine di gancetti per la chiusa al retro, preziosi ricami ed ornamenti, giochi di taglio, stabiliscono un dialogo tra la moda e le sculture umane del museo Bourdelle che si disperdono nella grande sala in gesso, negli studi di Antoine Bourdelle e nell’estensione contemporanea di Portzamparc.
Il percorso parte proprio dalla sontuosa sala in gesso, con l’illuminazione di cinque sagome contemporanee che affrontano o girano le spalle a imponenti statue.

In questa cornice insolita, l’arte e la moda si ammirano nella loro tridimensionalità, e mettono in discussione la percezione che abbiamo della nostra schiena e quella degli altri, sia dal punto di vista puramente estetico, che sociale e psicologico.
Il linguaggio della schiena e il suo simbolismo sono spiegati attraverso le figure armoniose in pose scenograficamente aeree, le immagini gioiose di amore, di forza, le creazioni risalenti al XVIII secolo fino ad arrivare a quelle di oggi, prelevate dalle collezioni di musei e archivi delle principali case di moda e persino al fashion low cost.

Abiti castigati sul davanti, si aprono con generosità nella parte posteriore, denudandola e mettendola in evidenza con classe.

Mitiche sono le foto in bianco e nero di Jeanloup Sieff, istantanee da dietro, erotiche e misteriose scattate tra gli anni ’60 e ’90.

Sulla terrazza del museo, proiezioni di brevi estratti di film come “Alto biondo con una scarpa nera” di Yves Robert, dove Mireille Darc ammalia Pierre Richard.

Mireille voleva essere ricordata per quel ruolo nel film, perciò fu lei a chiedere al suo amico Guy Laroche di creargli qualcosa di memorabile. Insieme pensarono a questo vestito nero, avvolgente davanti ma con un décolleté vertiginoso dietro, impreziosito da una catenella d’oro ad evidenziare ancora di più la schiena.

Altro che ombelico al vento o seno prorompente, la schiena meno ovvia e scontata, conquista con classe.
Un percorso visivo unico che fa guardare la schiena in modo diverso, che va ben al di là della narrazione di moda, un inno alla visione d’insieme e tridimensionale dell’abito, di cui il di dietro ne costituisce la principale chiave di comprensione.

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