La terribile strage di quattro giovanissimi, al km 106 della Statale Ionica, più che braccianti degli schiavi, fatti bruciare vivi dentro un’auto, nelle campagne vicino Cosenza, ha riacceso la polemica su migranti e musulmani. Polemica sulla quale si è buttato a pesce, senza mezze misure, il partito di Vannacci, alla ricerca di mostrarsi “duro” e ottenere una pioggia di like tra commenti brutali e odiosi.
Non importa se al governo vi sia una forza di destra destra…
Bisogna fermare l’onda musulmana e difendere le nostre tradizioni in pericolo, affermano i “nuovi crociati”, spesso atei devoti, che paiono poco ispirati dallo spirito evangelico.
Rispetto al controllo di abusi e caporalato, “Sono solo stranieri da cacciare a cui dovremo pagare anche l’avvocato”, urlano gli slogan del nuovo “AfD italico”.
Clandestini che per raccogliere le fragole non guadagnavano nulla (solo vitto e alloggio, e che alloggio e che vitto…). Ma sono dei clandestini vogliamo scherzare…
Nessuna pietà per queste nuove vittime che, da aprile, cercavano di avere, si pensi, un contributo economico per il loro lavoro, puntando addirittura ad avere una forma di contratto che regolarizzasse la paga di 350 euro al mese (non posso immaginare la paga oraria, probabilmente la metà della metà di quello che si auspica come salario minimo).
A dar corso a quella terribile carneficina vi sarebbe stato il rifiuto dei giovani braccianti di pagare per il trasposto dalle loro catapecchie ai campi, dove stavano per essere trasportati per raccogliere le fragole. Il sopravvissuto, inun italiano stentato, ha puntato il dito contro la mafia pakistana. I due caporali arrestati sono, infatti, pachistani di trentadue anni.
Essere umani definiti con disprezzo “clandestini” che, in realtà, vorrebbero regolarizzarsi, ma restano imbrigliati nelle logiche di uno sfruttamento selvaggio che, nonostante buoni propositi, parole e proclami, persiste e non solo al Sud. Intrappolati in quella macchina giuridica, ormai obsoleta, chiamata Bossi-Fini…
La Bossi-Fini ha 24 anni
Alla base di queste tragedie vi è la vecchia Legge Bossi-Fini (luglio 2002) che di fatto favorisce l’immigrazione illegale e rende quanto mai complicato arrivare legalmente. In Europa servirebbe un nuovo approccio, ma spesso, chi sparla di Europa, fa parte di quelle espressioni che bloccano queste riforme chiave, preferendo parlare, ad esempio, di premierato.
Dati e decreto flussi
Sono oltre 2milioni e 500mila gli stranieri che lavorano in Italia (10,5% del totale). Edilizia, agricoltura, logistica, servizi assistenza familiari, ristorazione sono i settori che maggiormente li vedono coinvolti. Solo l’8% è stato regolarizzato nel 2025, rispetto al 16.9% del 2024. Nonostante il decreto flussi, gran parte delle richieste è rimasta impantanata in pastoie burocratiche.
Un problema anche italiano
Un problema solo di migranti malavitosi in contatto con organizzazioni mafiose? Certo, ma anche in realtà di filiera nazionali, tra produzione, commercializzazione e distribuzione italiane, si potrebbe riscontrare qualche tornaconto che trova origine nel sacrificio dei braccianti senza diritti.
Brutalità senza fine
La scena della tragedia di Amendolara (Cosenza), davvero impressionante per la violenza, ha visto i braccianti tenuti bloccati dentro l’auto, mentre, dopo aver sparso benzina, veniva gettato un accendino all’interno. Solo uno di loro è riuscito a salvarsi, rompendo un finestrino del minivan.
Una telecamera di un benzinaio ha documentato quanto avvenuto, con quei disperati che cercavano inutilmente di uscire da una auto a cui erano state persino levate le maniglie interne per impedire le fughe.

Il Vescovo Francesco Savino: “Servono controlli veri, continui, non episodici, dove il caporalato mette radici”.
Queste le parole forti e il monito del Vescovo di Cassano all’Jonio, Francesco Savino, vice presidente. della CEI, Conferenza Episcopale Italiana)
“Basta con l’abitudine scellerata di considerare normale che uomini venuti da lontano raccolgano, lavorino, abitino, dormano, si spostino e muoiano come corpi senza storia. Basta con l’idea disumana che alcune vite valgano meno perché straniere, povere, migranti, braccianti, senza famiglia accanto, senza protezioni sociali, senza un volto riconosciuto dalla comunità”.
“Chiedo allo Stato di esserci, non soltanto dopo il sangue, ma prima: nelle campagne, nelle filiere agricole, nei luoghi di reclutamento della manodopera, negli alloggi indegni, nei trasporti opachi, nei rapporti di lavoro irregolari, nelle sacche di vulnerabilità dove il caporalato mette radici. Servono controlli veri, continui, non episodici. Serve protezione per chi denuncia. Nessuno deve essere lasciato solo davanti a reti di sfruttamento, minaccia e ricatto. La politica non trasformi questa tragedia nell’ennesima “passerella del dolore”: questo è il monito del Vescovo, che sottolinea l’inutilità di “passerelle istituzionali”, perché, troppe volte, abbiamo sentito parlare di impegno, di giustizia di “nessuno verrà lasciato indietro”, per poi assistere al ripetersi di queste tragedie.
Qui c’era una telecamera che ha ripreso, ma cosa sappiamo dei morti per stenti nei campi, di lavoratori feriti abbandonati come nemmeno si potrebbe fare con un animale?
Un milite ignoto del lavoro clandestino che ha la contabilità sempre aperta.
Chissà quanti saranno i morti nel silenzio, che lavoravano in questi campi in condizioni terribili, senza un nome, da clandestini.
Musulmani e migranti come benzina elettorale. Vannacci guarda verso l’AfD
A Vannacci and friends queste tragedie non interessano, consolato che il tragico affaire sia tutto tra immigrati. Per lui serve solo odio e vandea razzista. Toni forti essenziali per far crescere i consensi, magari dopo aver comprato la passata di pomodoro a 90 centesimi.
Ecco l’eloquente commento del leader di Futuro Nazionale sulla tragedia calabrese: “Se importi il Terzo Mondo ti arriva il Terzo Mondo”, sottolineando che si tratta di una faida tra pachistani e afghani. Il tutto affiancato dai consueti slogan: “Remigrazione!”, “Rischio sostituzione etnica” e, il sempre valido, “Rubano il lavoro agli italiani e devono tornare a casa loro”.
Temi cari, anzi un vero e proprio must, per sovranisti ed euroscettici, che si ritrovano nello straordinario successo dalla formazione tedesca di estrema destra AfD (Alternative fur Deutschland).
Forse la Confindustria la pensa diversamente, ma sono approcci che portano voti ed esaltano l’elettorato, dimenticando che ora cìè la destra destra (che è stata vicino a Orban e Trump) che ci governa.
C’è chi coltiva brutalità e cattivismo e, più che puntare su un rafforzamento di norme e controlli per fermare questi fenomeni criminali, conta sull’esaltazione e il risveglio sul web di migliaia di leoni da tastiera che commentano e si sfogano in modo sempre più barbaro e razzista, sposando le tesi del Generale.
Ormai non si fermano nemmeno di fronte ai ragazzi che descrivono le loro emozioni visitando Auschwitz. Quei viaggi della Memoria che la ministra della Famiglia e della natalità Eugenia Roccella aveva dipinto come delle gite…

E’ una gara a sminuire e brutalizzare i simboli dell’antifascismo
Un fenomeno che passa da certe battut,e anche ministeriali, alla violenza di chi deturpa le lapidi dei partigiani. Eloquente in tal senso il pensiero di Ignazio La Russa: “Il 2 giugno è la festa nazionale degli italiani, superando il 25 aprile, che è ancora divisivo”.
Insomma: per la seconda carica dello Stato il sacrificio di chi ha lottato per questa Costituzione e le nostre libertà è solo un optional rispetto a chi stava con i nazisti.
Molto più illuminante è stato il pensiero di Palmiro Togliatti che, da ministro della Giustizia, il 22 giugno 1946 emanò una amnistia che evitò ulteriori carneficine e vendette, tesa a favorire davvero la pacificazione. Un atto che la dice lunga sul valore e lo spessore di quei “padri della Costituente” che, pur arrivando da culture politiche diverse, con 21 donne elette, approvarono la nostra Costituzione.
Gente con uno spessore politico e una visione capace di guardare – rispetto al presente – molto lontano, oltre gli interessi di bottega.
E ora possiamo tornare a comprare la passata di pomodoro in offerta a un euro.
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