A Torino arriva per la ventesima volta l’onda colorata del Pride, che rivendica diritti e autodeterminazione. Sabato 6 giugno, il consueto corteo carico di allegria e di orgoglio percorrerà il centro della città, partendo dal Parco del Valentino per finire in Piazza Vittorio Veneto. Tra gli ospiti sarà presente Ambra Angiolini, da sempre vicina alla comunità LGBTQIA+.
“Venti di lotte” è il simbolo del Pride torinese, simbolizzato da una nave pronta alle sfide del futuro spinta da venti di cambiamento, con a bordo un equipaggio eterogeneo che rappresenta la pluralità dei corpi e delle identità queer. Una visione sempre più ampia che intende coinvolgere la vasta realtà dell’emarginazione per rivendicare diritti in un contesto quanto mai complesso.
“Venti di lotte” si riferisce anche al traguardo della ventesima edizione da quando, il 17 giugno 2006, la città ospitò il primo Pride italiano, come evento unico nel Paese. Quello fu un anno di svolta per la città che aveva appena ospitato le Olimpiadi invernali.
Chiara Tarantello (L’Intreccio Viola APS), riprendendo uno slogan sessantottino, ha ricordato come: “Anche la gioia nelle strade è politica”.
Chiara è la coordinatrice del Torino Pride, insieme a Margherita Anna Jannon (di Rete Genitori Rainbow).
Il consiglio direttivo è inoltre composto da Ilaria Franceschini Beghini (GenderLens), Sofia Darino (Maurice GLBTQ), Maurizio Gelatti (Quore), Serena Graneri (Arcigay Torino), Sara Moiso (Rete Lenford), Gianni Roggero (Agedo Torino) e Giziana Vetrano (Famiglie Arcobaleno).

Un’edizione speciale anche perché la città della Mole si appresta ad ospitare nel 2027 l’Europride, la manifestazione itinerante europea che farà di Torino la capitale continentale dei diritti.
Ostacoli e battaglie
Permangono ostacoli e battaglie da conquistare, rivendicando diritti, non solo sul piano normativo. Per l’articolato mondo LGBTQIA+ c è ancora molto da fare, tanto più con un quadro politico ancora carico di oscurantismo.
Oggi la battaglia del Pride 2026 abbraccia temi che vanno oltre le istanze LGBTQIA+, schierandosi apertamente contro il razzismo strutturale, la militarizzazione degli spazi urbani, l’inaccessibilità per le persone con disabilità e tutte le guerre.
Ma se il Pride è gioia e energia è soprattutto per il suo saper coinvolgere la popolazione. Il Pride è bello perché è condivisione, è gioia di esprimersi in mezzo a tante persone. Una realtà che è cresciuta nel tempo e che ormai si manifesta in tutto il mondo civile.
Ricordiamo che in Europa, fino a pochi mesi fa, nell’Ungheria guidata dal filo Putin e amico della Meloni, Viktor Orban, il Pride doveva affrontare ostacoli di ogni tipo, in un contesto di leggi fortemente discriminatorie della comunità LGBT. Un contesto in cui non erano rari gli “interventi” di violenti estremisti di estrema destra. Le motivazioni addotte dai conservatori per bloccare il Pride era quella di “tutelare i bambini”. Anche in questo caso l’intervento dell’Unione europea (tanto criticata da destra) ha condannato le leggi anti-LGBT: poi, per fortuna, ci hanNO pensato le elezioni a smuovere le acque verso l’azzurro europeo.
Da evidenziare come gli organizzatori intendano sostenere e lottare per tutte le soggettività marginalizzate e invisibilizzate, con un esplicito cenno alle persone trans, nel mirino di una controffensiva globale che vorrebbe negarne l’esistenza per legge e spacciare i loro diritti fondamentali per capricci.

Sono 25 le associazioni del coordinamento che organizza il Torino Pride, attive in Piemonte per difendere diritti civili e inclusione.
Un spazio operativo sempre più ampio per i promotori, per quella che viene definita una lotta intersezionale. Insomma: navigare davvero tra mille porti.
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