Nella Striscia di Gaza, o meglio in quello che resta, vivono più di un milione e 500mila persone, in un territorio dimezzato e distrutto, manca di tutto.
La situazione umanitaria è catastrofica, anche per le limitazioni agli aiuti. Un quadro accompagnato da emergenza sanitaria (carenza medicinali, anestetici e dispositivi medici), malnutrizione e dell’acqua (poca) che viene bevuta dai gazawi. Per non parlare delle condizioni in cui queste famiglie, con molti bambini, costrette da un momento all’altro a spostarsi, vivono in tende e rifugi di fortuna in condizioni disumane.
Drammi che spariscono in fretta dai media occidentali, e per questo è encomiabile il contributo della Flotilla nel riportare l’attenzione su questa emergenza perdurante.
Certo non è facile documentare dai luoghi dove sono operative le forze dell’IDF (Israel Defence Forces), come testimoniano i tanti cronisti morti (specie tra i giornalisti palestinesi) e il divieto di accesso autonomo ai reporter stranieri. Tanto più in una Gaza letteralmente sigillata dalle forze israeliane.
“Da una sorta di campo di prigione a cielo aperto ora è un campo di concentramento in cui si continua a morire, aspettando il piano Trump”, è la tragica constatazione di Alberto Negri del “Manifesto”.
In polemica con la destra, molti hanno sottolineato come la Flotilla non sia composta da un mondo di militanti radicali, tanto meno con legami con Hamas, ma esprima il sentimento di decine di milioni di persone che sono scese in piazza toccate dalla sofferenze e dalle morti di bambini che cercavano, in una Gaza distrutta, un pezzo di pane.

Ho seguito personalmente la testimonianza di un protagonista della passata Flotilla. Quella del piemontese monaco settantenne buddista Claudio Torrero (Dharmapala), fautore del dialogo interreligioso con la sua “Interdependence”, accompagnato da espressioni più diverse del mondo non violento e progressista europeo.
Testimone dell’indignazione per quanto avviene a Gaza e in Cisgiordania e negli assalti e sequestri di persone ingiustificati in acque internazionali.
Anche la forte risposta al referendum sulla giustizia, perso dal governo, è legata a quanto accade a Gaza, in quanto il popolo italiano ancora si indigna a vedere bambini morire di fame.
In ogni caso la Flotilla ha in qualche modo ricompattato l’Europa in difesa di quei principi di civiltà e diritto internazionale, che sembrano ormai fuori moda nelle logiche imperanti tra governi Maga, autocrazie e teocrazie armate fino ai denti.
C’è chi si è domandato: se questo è stato il trattamento con torture, violenze, umiliazioni riservato dal governo israeliano agli uomini e alle donne della Flotilla, cosa accade nelle prigioni dove sono rinchiusi i palestinesi?
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