“il vero problema è il traffico”.
Vi ricordate il film “Johnny Stecchino” in cui Benigni parlava, o meglio non parlava, dei mali della Sicilia?
Diverse testimonianze raccontano di amici americani, progressisti, insegnanti, informatici, artisti, sciolti nel linguaggio, dai quali, da qualche tempo, ricevono messaggi asettici nei quali non si va oltre il parlare di condizioni climatiche, cucina e vicende personali, guardandosi bene dal fare il minimo cenno alle questioni politiche che infiammano gli Stati Uniti in questi tempi.

Un quadro che è conseguenza dei rigidi controlli sul web operati dell’amministrazione americana, all’origine di una sorta di autocensura da parte di persone che, per quanto critiche e documentate, non vogliono aver problemi con il governo e di essere inseriti in  black list che potrebbero comportare difficoltà e problemi per documenti, ricerca posti di lavoro ecc.

Vi è poi la terribile caccia all’immigrato in corso da parte degli agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), che possono fermare e arrestare persone sospettate di non rispettare le leggi sull’immigrazione. Agenti spesso a volto coperto pagati lautamente, quasi a cottimo (dopo brevi periodi di addestramento) per operare rastrellamenti e eliminare più migranti possibili, con obiettivi retribuiti da raggiungere. Tocca il surreale quando il discorso ha potuto anche interessare i nativi pronipoti dei Sioux, che assomigliano più a un peruviano o ad un esquimese che al classico ariano americano.

Chissà cosa penserebbero i Sioux di Trump...
Chissà cosa penserebbero i Sioux di Trump…

Secondo alcuni esperti la tensione è tale che a breve termine potrebbe essere inevitabile lo scontro tra un’ampia realtà democratica, che oggi manifesta in molte città e che a New York ha eletto un sindaco musulmano (come a Londra), e quella dimensione iper sovranista, spesso razzista e complottista, che, in nome del “make american great again”, arriva a definire eroe l’agente delle forze anti-immigrazione che ha sparato a bruciapelo e ucciso una madre di 37 anni, disarmata sul suo SUV, a Minneapolis. Un atto che per la presidenza Usa rientrere bbe incredibilmente nella legittima difesa. Cosa che, se non ci fosse stata una ripresa video, sarebbe potuta passare senza l’indignazione mondiale cui ha dato origine.

 Un’America sovranista in cui dominano i fautori del complotto che, a partire dal loro capo,  difficilmente  accetterebbero un  verdetto negativo dalle elezioni. Cosa che sarà quanto mai probabile nelle prossimo appuntamento elettorale rappresentato dalle Midterm del 2026, in cui si rinnoveranno gran parte delle camere dei rappresentanti e un terzo del Senato, insieme a numerosi governatori. Forze che, ricordiamo, non esitarono – il 6 gennaio 2021 – ad assaltare Capitol Hill, proprio a seguito del discorso di Trump che non accettò la sconfitta elettorale nelle presidenziali del 2020, frutto – a suo parere – di un immancabile complotto.

E’ questa l’America attuale che, da conclamata espressione del mondo libero, è diventata una realtà sempre più chiusa, dominata dalle lobbies affaristiche del petrolio e delle armi, governata da chi si sente più vicino alle autocrazie che ad un Europa che intende ridimensionare e smontare come soggetto politico comunitario di 500 milioni di persone.  Un fatto evidenziato dal sostanzioso apporto finanziario riconosciuto da Musk alla destra estrema, nemica di ogni progresso nell’Unione europea, e dalle continue, recentemente reiterate, minacce di dazi che puntano a costituire “isole amiche”, spezzando l’Ue.

Danimarca, Stati Uniti e Groenlandia: quale bandiera sventolerà più alta?
Danimarca, Stati Uniti e Groenlandia: quale bandiera sventolerà più alta?

Italia molto atlantista e poco europeista

In questo quadro, purtroppo, l’Italia risulta all’avanguardia per sintonia con Trump e per i contatti (e gli impegni) presi con l’amministrazione e con Elon Musk. Il tentativo della Meloni di mantenere i piedi in due scarpe, esaltando il suo ruolo esclusivo con l’amministrazione Trump, va ora incontro a nuove difficoltà di fronte alla questione Groenlandia e alle nuove minacce del tycoon, poste a suon di dazi, contro gli stati europei che intendono intervenire a fianco della Danimarca, con l’invio in atto di presidi militari, di fatto simbolici, nell’isola artica, in forte contrasto con le mire di annessione americane,  che non vedono la partecipazione italiana.

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