Non si tratta di un’ennesima grande protesta, ma di una rivoluzione.
Una rivoluzione che intende mettere fine in Iran al regime degli Ayatollah, che perdura da 47 anni.
E’ questa l’opinione di molti osservatori internazionali di fronte alle oceaniche proteste che da due settimane infiammano l’Iran, toccando quasi 200 città.
E’ la ripresa della lotta di liberazione di un popolo giovane, coraggioso, orgoglioso della propria storia e identità, che vuole un futuro libero dal regime teocratico e repressivo, incapace di ogni rinnovamento, per il quale chi scende in piazza è visto come un agente di forze straniere.

Un regime che spara, centinaia di morti
La risposta del regime, in questi giorni, conta numerose vittime. I dati sono parziali, in quanto sono stati bloccati gli accessi a internet, ma le Ong parlano di 116 morti accertati che, secondo altre fonti, sarebbero almeno il doppio, Probabilmente, ancora di più.
Un quadro in cui le forze di sicurezza iraniane non esitano a sparare sulla folla. Una folla esasperata che avrebbe anche assalito commissariati, scontrandosi con la milizia governativa e Pasdaran.
Dalla fredda contabilità della repressione emergono i volti di giovani vittime, come la studentessa universitaria curda Robina Aminian. Uccisa a 24 anni da un colpo di arma da fuoco, sparato alla testa da distanza ravvicinata dalle forze governative. Una delle tante vittime che a fatica si riesce a documentare.
Ora si è in attesa della sorte dei numerosi arrestati, per i quali la dittatura religiosa, che comincia ad avere paura, ha richiesto la massima severità da parte della magistratura.
Certo fa riflettere la forza e la volontà di un popolo che non si arrende di fronte all’ipocrisia opportunistica di, chi nel nostro Paese e in Europa, per un pugno di voti e in nome di un finto pacifismo, rifiuta ogni impegno europeo come espressione di forza di pace e deterrenza a fianco di chi lotta per la propria libertà.

Appello di Europa Radicale per un Iran libero
“Di fronte alla marea umana che in Iran chiede libertà e la fine dei crimini del regime teocratico, oggetto di una feroce repressione, serve in Occidente una risposta e una mobilitazione molto più forte”.
E’ l’appello lanciato dal presidente di Europa Radicale, Igor Boni, per portare gli italiani in piazza, con i radicali a sostegno della libertà dell’Iran e degli iraniani.
La caduta del regime è il punto di partenza per costruire in Iran una società di nuovo libera, che metta fine all’obbrobrio della pena di morte che ha ucciso in questi 47 anni (dall’ascesa del regime degli Ayatollah) migliaia e migliaia di persone.
La mobilitazione radicale in atto contro la dittatura religiosa iraniana parte da lontano: dallo storico impegno transnazionale per diritti umani e libertà.
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