Il nuovo report sulle libertà civili di Civicus Monitor declassa l’Italia, dove lo spazio civico si restringe sulla scia di quella che viene definita “zona Orbán”, il leader dell’Ungheria sovranista.
Anche per Francia e Germania la pagella civica segna un arretramento.
Un preoccupante segnale preannunciato, nei primi mesi del 2024, dalla classifica sulla libertà di stampa rilevata dal World Press Freedom Index, a cura di Reporters sans frontiéres, che indicava un downgrade delle posizioni italiane.
Insomma: su stato di diritto e libertà di stampa le cose in Italia peggiorano
In un paese in cui resta vivo l’impegno della società civile per la tutela dei diritti fondamentali, si registra una chiusura degli spazi di dialogo democratico, disinteresse al confronto (ruolo del parlamento e della stampa).
In questo quadro liberticida (che mette in discussione libertà di stampa e autonomia della magistratura) rientra l’approvazione del Decreto Sicurezza, che prevede pene più severe e strumenti repressivi nei confronti del dissenso pacifico.
Un quadro che criminalizza la protesta ambientalista, l’azione delle Ong in mare per salvare migranti e chi è socialmente marginalizzato.
Un discorso che passa da norme e divieti, con un approccio principalmente punitivo, che prevedono sanzioni sproporzionate, anche la carcerazione, per forme di disobbedienza civile e non violenta.
Un discorso, avviato sui rave party, che ora tocca il diritto di protestare, manifestare, fino ai discussi provvedimenti sulla cannabis light.
E si è vista la, a dir poco, “freddezza” verso i volontari impegnati nella denuncia del massacro palestinese.
Una realtà su cui pesa la ferma volontà governativa di imporre la riforma costituzionale del “premierato”, che esalta il ruolo del potere esecutivo a danno del Parlamento e del Presidente della Repubblica. Insomma: un paese in cui, gradualmente, si registra un progressivo arretramento in termini di democrazia e libertà, in cui “chi vince piglia tutto”.
Questo mentre si assiste a restrizioni a livello europeo e nazionale anche su accoglienza e gestione dei flussi irregolari, che possono mettere in discussione l’effettività del diritto di asilo come diritto umano universale che contempla il coinvolgimento e la condivisione delle comunità locali.
Meloni e il processo d’integrazione europea stagnante
E’ una fase critica per un processo d’integrazione europea logorato dall’interno da forze nazionali sovraniste in crescita, con il benestare e il sostegno degli Stati Uniti di Trump e dalla Russia di Putin. Con un Musk che si è speso nell’aiuto alle formazioni più estremiste e antieuropeiste.
Il loro sogno è che l’Europa, un colosso economico e sociale di 500 milioni di persone, baluardo storico di libertà civili, si sciolga in tanti staterelli facilmente condizionabili.
Che al governo Meloni piaccia il sistema Orbán e accetti tutte le varianti antieuropeiste e repressive portate da Donald Trump, non è un mistero, preferendo gli acquisti di armi e di gas americano ad un serio progetto europeo di difesa condivisa e moderna.
Storicamente, il movimento con la fiamma tricolore è sempre stato a dir poco “critico” – o meglio, avverso – al processo d’integrazione europea, per poi ricorrere con Fratelli d’Italia ad un approccio più pragmatico che ha portato all’elezione di Raffaele Fitto a vice presidente della Commissione europea nel dicembre 2024.

Tristemente memorabili sono rimaste le parole dileggianti della Meloni sui padri fondatori del Manifesto di Ventotene, che hanno levato ogni dubbio sul reale pragmatismo europeista della nostra destra, per non parlare della Lega. Parole che hanno scatenato la legittima, sincera e vibrante indignazione in Parlamento del dem Federico Fornaro: ”Meloni si inginocchi davanti alla memoria di chi ha scritto il Manifesto di Ventotene, contro i nazionalismi vero cancro mondiale che ha creato milioni di morti”.
Tra le forze di governo si differenzia Forza Italia che, per quanto pro europea, resta di pieno supporto ad un esecutivo molto atlantista e pochissimo impegnato nel processo di integrazione europea, che deve partire dall’abolizione del diritto di veto per ogni stato membro.
Un’Unione europea che resta sotto attacco e in cui questi segnali di restrizione devono rappresentare un preoccupante campanello di allarme, in un mondo dove solo la democrazia e la libertà possono compensare una deriva autocratica, in cui l’autodeterminazione dei popoli conta sempre meno.
Per saperne di più:
Il video di Fornaro in Parlamento:
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