“Il momento è davvero delicato, difficile esser certi di quello che accadrà”
Lo scrive, nel suo diario di viaggio del 29 settembre, Bhante Dhamapala (Claudio Torrero).
Monaco buddista (Theravada), ex insegnante di filosofia di Lanzo torinese, fondatore nel 2007 di “Interdependence” (studio e dialogo interreligioso), in partenza da Otranto per Gaza con la nuova flottiglia sulla nave madre “Conscience”.
Già alcuni giorni fa, con un articolo, vi abbiamo raccontato la sua storia.

“Ora è in atto un momento formativo che comprende anche scene simulate su quando i soldati israeliani irromperanno a bordo, o quando, portati in Israele, verremo interrogati. Bisogna sapere cosa fare e non commettere errori. Ammesso che, naturalmente, questo si verifichi”.
E’ un raro cenno di cronaca, tra tante riflessioni, del monaco che racconta:
“Sono tornato al presidio sul porto e vi ritrovo quello spirito della Torino operaia ormai completamente scomparso, ed è incredibile come la Flotilla e la causa della Palestina abbiano saputo riaggregare una solidarietà popolare in cui tante persone prestano, senza risparmiarsi, la loro opera, e sperimentano il piacere di stare insieme e condividere.
Io, che sono venuto per amore, non posso non sentire innanzitutto l’amore di questa gente e non corrispondervi interamente”.
L’auspicio di Torrero è che “l’Arca su cui mi imbarcherò possa anche salvare quella giovane generazione delle nostre città più progredite, in modo che possa conoscere quello che decenni di consumismo e neoliberismo scatenati hanno per lo più spazzato via, lasciando un panorama di macerie”.
I pensieri del monaco dalla sua Arca sorprendono per l’approccio in cui, a fattori politici e polemiche, si privilegi il guardare al cuore dell’uomo, analizzando in profondità valori e paure.
Senza enfasi sul momento quanto mai critico della missione, il monaco descrive l’umanità che lo circonda: “Hanno tratti somatici diversi, data la diversa provenienza, eppure molto di comune: è un certo tipo di cultura a unirli, un ideale umano, e poi ancora qualcosa di più essenziale: sono persone coraggiose”.
Quanto mai interessanti le sue considerazioni su coraggio e paura:
“In queste nostre società, dove tutto un sistema garantisce maggiori sicurezze, si ottiene paradossalmente il risultato di renderci più paurosi. Ma ci sono ancora persone disposte a mettere la loro vita in gioco per valori di giustizia”.

Il vero coraggio ci spinge fuori da noi stessi.
Torrero ricorda come l’esaltazione del coraggio legata all’etica guerriera, funzionale a sconfiggere la paura, possa essere all’origine di gravi atti sia personali che collettivi. Un approccio che non esiste sull’Arca: “Qui vedo piuttosto gli sguardi limpidi e tranquilli di chi davvero, mettendo in gioco la propria vita, non ha propensioni aggressive verso quella altrui. La nonviolenza richiede evidentemente un coraggio purificato da ciò che per lo più lo inquina”.
Il monaco precisa come la parola coraggio nella sua radice latina abbia come significato etimologico quello di avere cuore: “Occorre mettere davvero cuore in quello che facciamo, lasciando che sia lui a indicarci le scelte giuste”.
“Il coraggio – conclude Torrero – non esclude dunque la paura, ma è la capacità, quando necessario, di superarla. Per questo è tra le virtù la più nobile, in quanto ci spinge fuori da noi stessi, anche incontro all’ignoto”.
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