Mare bellissimo, spiagge incantevoli, premi e riconoscimenti. Litorali fantastici, ma i batteri spesso non sono così visibili. Così quei “cattivoni” dell’Europa non è la prima volta che ci impongono pesanti multe, per il mancato rispetto delle direttive europee in materia di adeguamento delle reti fognarie sulle acque reflue urbane.
Quanti sono a conoscenza di questi perduranti richiami europei e delle sanzioni dovute per gravi inadempienze, che interessano centinaia di comuni, alcuni dei quali addirittura ancora sprovvisti di trattamenti di depurazione per quella che costituisce una vera e propria emergenza, che non può essere rinviata o ignorata?

L’ultimo esempio sono i 10 milioni di euro, per ritardi nell’adeguamento delle reti fognarie sulle acque reflue urbane, stabiliti dalla Corte Europea di Giustizia, con sentenza del marzo 2025. Una multa che implicherà ulteriori 13 milioni per ogni semestre di mancato adeguamento.
Dal 2012 abbiamo già pagato multe per 142 milioni di euro, nonostante una riduzione del numero dei casi non conformi.

Si tratta di temi che non sembrano scaldare il mondo politico (nonostante la miriade di enti e associazioni preposti alla tutela delle acque e del mare), con i richiami comunitari che paiono essere presi più come rotture di scatole da rinviare, in quanto potrebbero danneggiare il consenso. Insomma: come polvere da nascondere sotto il tappeto.

“Paghiamo fior di multe all’Europa per ritardi nella gestione delle nostre acque. Multe che non avranno il condono”, ricorda Stefano Ciafani, ingegnere ambientale, dal 2018 presidente di Legambiente.
Milioni di euro che si sarebbero potuti impiegare proprio in quelle opere essenziali per la salute dei nostri fiumi e mari.
“Meno male che c’è l’Europa” – ha esclamato Ciafani – “che sollecita nuovi depuratori e interventi di riqualificazione sul sistema di depurazione“.

Stefano Ciafani, presidente di Legambiente.
Stefani Ciafani, presidente di Legambiente.

Dopo sei sentenze dei “cattivi burocrati” della Corte di Giustizia della Comunità Europea, è evidente il persistere in Italia di una situazione di inosservanza generalizzata dei dettati comunitari, con 623 comuni ancora inadempienti.

Le note negative devono tener conto dell’aggravante prevista scarichi con sistemi di trattamento insufficienti (o assenti) che interessano aree sensibili, che dovrebbero avere una tutela ambientale rafforzata, per evitare gravissimi danni ambientali.

Lo spreco di acque reflue urbane non riutilizzate, oltre che inquinare, può penalizzare la sua disponibilità per agricoltura, industria e verde pubblico. Il riutilizzo delle acque reflue, oltre a ridurre lo stress idrico e preservare gli ecosistemi, costituisce un’alternativa economica rispetto all’utilizzo di acqua potabile per scopi non potabili, come nell’irrigazione agricola e di aree verdi e per usi industriali (raffreddamento, lavaggio, processi produttivi), con un recupero di energia.

 Non a caso le criticità o l’assenza di riutilizzo delle acque reflue sono entrate nel mirino degli osservatori comunitari, con una nuova direttiva che lo ritiene fattore strategico per ridurre i fattori d’inquinamento e per avere maggiori risorse di acqua, tanto più in un contesto di crescente scarsità idrica e di cambiamenti climatici,

Un quadro allarmante che può colpire diversi settori chiave, compreso quello turistico.

Certo i temi ambientali non sembrano molto di moda in un quadro politico in cui tanti attaccano l’Europa per le politiche green che guardano a modelli di sostenibilità ambientale fondamentali per le prossime generazioni…

A livello di principi tutti concordano sul fatto che il riutilizzo delle acque reflue depurate sia importante e non si contano convegni e proclami di buoni propositi. ma poi sono i cittadini a pagare alla “matrigna” Europa le nostre pesanti e ingiustificate inadempienze che pesano sull’ambiente e sull’economia, penalizzando il turismo, aumentando i costi per l’agricoltura e favorendo situazioni critiche dal punto di vista sanitario.

I dati registrano un quadro preoccupante, specie nel Sud, per depuratori e reti fognarie  fuori norma. Un fatto che comporta scarichi fognari mal trattati, con conseguenti elevate cariche batteriche ancora rilevabili in diverse realtà delle nostre coste.
Ricordiamo che nel Belpaese il 12% della popolazione (6,7 milioni di persone) non risulta allacciato alla rete fognaria, percentuale che raddoppia in Sicilia.

I dati dei  monitoraggi 2025 di “Goletta Verde” hanno riscontrato livelli di inquinamento nei nostri mari e laghi che, nel 34% dei siti, è oltre i limiti di legge, con una situazione allarmante soprattutto in Sicilia e Campania.

“Goletta Verde” e Legambiente Natura hanno avviato diverse campagne di sensibilizzazione per contrastare l’inquinamento da rifiut,i a partire da quelli della plastica e della microplastica che, insieme ai mozziconi di sigarette, rappresentano il principale pericolo per i nostri mari.

Oggi, nonostante la maggiore sensibilità ambientale di cittadini e turisti, sui nostri fondali marini permangono enormi quantitativi di plastica (e microplastiche), scarti di apparecchi elettronici, vecchie gomme di auto e tanto altro ancora. Rifiuti spesso trascinati da fiumi e affluenti. Fenomeni inquinanti aggravati dai cambiamenti climatici e dal riscaldamento globale riscontrati sui nostri mari e laghi.

Questo accade mentre diverse forze politiche, specie sovraniste, nel loro furore antieuropeista, condannano senza freno quelle politiche ambientali che rappresentano un ineluttabile percorso per un futuro sostenibile. Politiche che implicano adeguamenti strutturali e obiettivi in tempi alquanto rapidi.

In realtà, ovunque nel mondo si subiscono le questioni ambientali. Basta vedere le misure drastiche adottate in materia in Cina ed in altre realtà dei Brics. Certo i paesi più poveri hanno altre priorità, ma la salvaguardia dell’ambiente resta ovunque fondamentale, specie dove bisogna fare i conti con la  desertificazione.
Vi sono poi le guerre, che sono il peggior nemico per l’ambiente, a qualunque latitudine.

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