“Questa mattina ho ricevuto la telefonata e ho pensato: quando si è chiamati si deve partire, anche subito”.
A parlare è Bhante Dharmapala (Claudio Torrero), monaco buddista (Theravada) di Lanzo Torinese, 69 anni, ex insegnante di filosofia, fondatore nel 2007 dell’associazione Interdependence, che si occupa di dialogo e studio del pluralismo religioso e culturale.
Il monaco ha lasciato immediatamente il Piemonte per raggiungere Otranto e imbarcarsi nella nuova missione umanitaria internazionale diretta a Gaza.
La “Freedom Flottiglia” partirà dalla Puglia (Otranto) e dalla Sicilia (Siracusa), con una dozzina di imbarcazioni e un centinaio di volontari di diversi paesi.
“Viaggerò su una nave chiamata “Conscience ”, (un nome carico di significato), la più grande della flotta”, spiega il monaco.
La nave madre trasporterà principalmente personale con competenze specifiche medici, infermieri, giornalisti e altri profili particolari, come quello del monaco-filosofo, scrittore, esperto nel dialogo interreligioso, con l’obiettivo di portare un aiuto diretto e qualificato a Gaza.
La missione internazionale, con la “Global Sumud Flotilla” ora al centro dell’attenzione mediatica e di molte polemiche, forte della straordinaria manifestazione popolare di solidarietà alla Palestina del 22 settembre, vuole l’apertura di un corridoio umanitario per alleviare le terribili condizioni della popolazione di Gaza.
Cosa l’ha spinta a partire improvvisamente e impegnarsi in questa missione?
“Ho sentito molto forte una chiamata e, con l’abito che indosso da monaco buddista, non potevo non dare il mio contributo, anche in considerazione del mio sincero amore per il dialogo interreligioso”.
Torrero tiene a precisare il suo profondo legame con quel mondo ebraico che sta vivendo una grave crisi; “Non vi è solo la catastrofe umanitaria sui palestinesi, ma anche una catastrofe morale che si abbatte su Israele e sull’intera comunità ebraica”, con la volontà di voler testimoniare vicinanza ad entrambi le parti coinvolte.
“Parto – aggiunge il monaco con voce pacata e determinata – per testimoniare la vicinanza ai palestinesi e al dramma che stanno vivendo, per fermare questo orrore. Un’azione che vuole anche venire incontro in profondità al senso delle radici ebraiche”.
Il monaco buddista sottolinea come nel suo lungo percorso di studio e confronto interreligioso ha avuto rapporti profondi con diversi appartenenti alle realtà musulmane: “Credo di capire che cosa stiano vivendo, per un dramma di cui si spesso si colgono solo gli aspetti più evidenti. Per questo ho sentito il dovere di esserci, anche se le mie condizioni di salute non sono proprio perfette”.
Un approccio che, oltre all’innegabile necessità di un intervento umanitario di fronte a violenze e sofferenze che hanno indignato il mondo, rilancia il grande valore della testimonianza personale come ponte tra culture diverse.
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