Bruxelles si appresta ad accogliere il suo primo “Pride Museum”.
Un team internazionale di 12 nazionalità ha lavorato al progetto negli ultimi due anni, ma la sede non è ancora stata decisa.
La capitale belga è stata scelta perché – oltre ad essere il centro delle istituzioni europee – potrebbe diventare la “Capitale queer d’Europa”, dopo il traguardo di essere diventato il secondo Paese al mondo a legalizzare il matrimonio tra coppie omosessuali.
Il “Pride Museum” si è candidato per occupare lo spazio lasciato vuoto dal museo MIMA, chiuso di recente, a Molenbeek, ma si stanno valutando anche altre opzioni.
Molenbeek, quartiere-città di Bruxelles, è una zona simbolica della capitale belga, con una fortissima presenza di immigrati, considerata addirittura una “bomba sociale”. Alcuni dei terroristi dell’Isis protagonisti di attentati negli anni scorsi provenivano proprio da questa città, che fa parte dell’area metropolitana di Bruxelles.
Negli ultimi anni è partita la riqualificazione di Molenbeek, che nel 2030 sarà addirittura Capitale europea della Cultura.
“L’istituzione del Pride Museum a Bruxelles non solo arricchirà il paesaggio culturale della città, ma sarà anche un simbolo iconico del suo impegno per i diritti umani e la rappresentanza”, hanno dichiarato in responsabili del team internazionale nel sito web del museo.

Strappare dall’invisibilità decenni di vite, opere, battaglie e vittorie queer. E restituirli a chi oggi percorre le stesse strade.
“L’arte queer è intrinsecamente politica”, spiega Tutasay, artista e curatore del progetto. “Rivendicare la storia è una delle parti principali del nostro lavoro. Soprattutto oggi, mentre assistiamo a preoccupanti flashback di ciò che accadeva durante la Seconda guerra mondiale“.
Non parole scelte a caso: l’ombra lunga dell’autoritarismo e dei rigurgiti omofobi attraversa di nuovo l’Europa e il mondo, e questo museo vuole essere uno scudo culturale, prima che sia troppo tardi.
“Bruxelles non è solo la capitale del Belgio, ma anche il centro politico d’Europa. Al di là della sua rilevanza politica”, ha concluso Tutasay, “la città è un crogiolo urbano di culture, tradizioni e prospettive, impegnata a incarnare diversità e inclusione”.
(Euronews)
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