Dentro l’amore mio per UNO/ PRIMO STUDIO

Monologo liberamente tratto da UNO di Valentina Diana, Giulio Perrone Editore
drammaturgia Valentina Diana
uno spettacolo di e con Elena Serra
collaborazione musicale Luigi Orfeo
sound designer Filippo Conti
produzione esecutiva Cooperativa Smart

IL LIBRO
«Uno è così stupido perché si perde. Uno è dentro il suo smarrirsi nel mio amore. Non può sapere dov’è»

Cos’è l’attesa? In che modo aspettiamo? Quanto tempo dedichiamo all’aspettare e all’aspettativa? L’attesa – stare fermi o in movimento, in meditazione o in tensione, tristi o allegri, sereni o preoccupati, timorosi o spavaldi – è un aspetto con il quale ci misuriamo ogni giorno; e ci pesiamo tesi verso il futuro, ma anche guardando nello specchietto retrovisore, l’aspettare ha a che fare pure col passato.

La tensione verso un’aspettativa è la sintesi di come sostiamo nel mondo, nel tempo. Il nostro modo di attendere, e perciò di sperare, di desiderare, ci disegna, ci spiega, ci dice chi siamo. All’interno di questo ritratto nostro, che la biografia farà, esplodono fotografie, profili, chiaroscuri, riflessi, coni d’ombra, pezzi di noi seduti a un tavolo, davanti a una finestra, sulla soglia di casa, chiusi in una stanza, un nostro piede fuori fuoco che corre, una gamba accavallata sull’altra, mani ferme che si tengono, mani che si agitano, mani che fanno disegni nell’aria. L’attesa ci certifica esatti una volta che stabiliamo la cosa o il chi. Nel libro di Valentina Diana (Giulio Perrone, 2022), l’attendere è per Uno, che è anche il titolo di questo coro di piccole prose, molto belle.

Si tratta di piccole prose, rapide e luminose, capaci di raccontare e di evocare. Testi che dall’io vanno verso l’esterno e là fuori c’è il desiderio, il sogno, la realtà che è stata, la verità di oggi che non è sempre come vorremo che fosse. Là fuori ci sono i giorni che verranno carichi di aspettative, conditi dal peso leggero (e forse ogni tanto ingombrante) di Uno.

E Uno chi è? Uno è la persona (oppure la cosa) che si attende, che Valentina Diana rende il fulcro (ma anche il bersaglio) dell’aspettativa. Uno è qualcuno che si è amato e che forse è andato via. Uno è chi si vorrebbe tornasse. Uno è chi non è mai stato, mai esistito. Uno è un sogno, un desiderio, un’utopia. Scrivere a Uno è un modo per tirare sera, per aspettare che cali la notte, e che il buio sia più sopportabile. Uno è tangibile ed è immateriale, potrebbe concretizzarsi in una sedia, una poltrona, un armadio. Uno maiuscolo e minuscolo, somiglia un po’ alla vita, a tutto quello che vorremmo accadesse e non accade, a tutto quello che succede e poi svanisce, e svanisce troppo presto. Uno si è perso e, forse, come nella canzone, non sa tornare.

 L’attendere, volere fortemente che l’attesa si concretizzi, è il modo della poetessa di comunicarci la volontà di vivere. Altro che sopravvivenza, bisogna tendere all’amore, al miracolo, al bacio, al mattino più luminoso possibile.
                                                                                                                                              Gianni Montieri, Huffpost


CELEBRARE LA TENSIONE VERSO QUALCOSA CHE MANCA
«Più lontano di così, potremo solo avvicinarci»

“A proposito di UNO, quello che spero si possa percepire è che UNO non è solo un amore in senso incarnato ma anche l’espressione, per così dire, di una tensione mistica. C’è questo doppio piano: l’attesa di UNO, la sua invocazione e, allo stesso tempo, la consapevolezza che sia proprio la sua assenza a rendere possibile l’atto dello scriverne.  Un’ altro aspetto che mi sembra importante è la tenerezza, ossia un vagare intorno alla tenerezza, declinata in stortura (anche nella forma del linguaggio usato, storto, appunto, incerto, un linguaggio pericolante, sul punto di inciampare), e la buffaggine un po’ tragica, un po’ disperata, di tutto il mondo di UNO dove sia l’oggetto amato che il soggetto amante obbediscono alla stessa legge ingenua, inelegante, un po’ animalesca, nel senso di amare un animale e anche di amare come ama un animale, senza tanta consapevolezza del perché ciò accade”.
Valentina Diana


ANCHE CIO’ CHE NON ESISTE E’, IL TEATRO
«Dal punto di vista dell’amore, uno è salvo»

In questo primo studio ho scelto di essere in scena come attrice per proporre un lavoro semplice, diretto, orientato esclusivamente alla forza delle parole. In un momento di così grande confusione, con il ritorno del rumore della guerra alle porte d’ Europa, sento il bisogno di condividere con il pubblico un momento di intimità, di raccoglimento e di affidarmi ad un testo che ci unisca nel riconoscimento reciproco. Ogni essere umano conosce il suo UNO, anche se non esiste. Ci accompagna da quando eravamo bambini, ci orienta, ci conforta, a volte ci contesta, altre ci abbandona e poi ritorna. UNO non esiste, ma ne incontriamo la figura nel nostro amore, nei nostri figli, negli amici, nei passanti, nei cantanti… ascoltiamo le sue parole nelle onde, il suo profumo nei fiori. Non lo possiamo toccare, ma non per questo smettiamo di cercarlo.

Forse non possiamo toccare la pace, la libertà, la giustizia proprio come non possiamo toccare UNO, ma non per questo dobbiamo smettere di cercarle.
Elena Serra

VALENTINA DIANA
Valentina Diana è nata a Torino nel 1968 e vive vicino a Torino. Diplomatasi come attrice alla Scuola d’Arte Drammatica P. Grassi di Milano, ha lavorato molti anni come attrice prima di cominciare a scrivere.
Attualmente è autrice selezionata in Italia per il progetto internazionale Fabulamundi, grazie al quale ha viaggiato e lavorato in Francia, Romania. A ottobre, sempre nell’ambito del progetto Fabulamundi – PLAYGROUND sarà a Londra in residenza artistica per il collaudo del testo Il Grande Spavento, in traduzione inglese.
Ha pubblicato i romanzi:
Smamma (Einaudi 2014), nell’ edizione francese Dégage! (Denoël 2015),
Mariti o le imperfezioni di Gi (Einaudi 2015), la raccolta di prose poetiche
Uno, raccolta di prose poetiche (Perrone Editore 2022).
Testi teatrali pubblicati:
Tre monologhi (Einaudi 2022);
La palestra della felicità (Cue Press);
Fratelli (Dramma.it)
Suoi testi sono stati rappresentati in Italia e all’estero, presso il Festival di drammaturgia contemporanea La Mousson  d’été ,  al Teatro Elfo Puccini di Milano, al Piccolo Eliseo e Brancaccino di Roma e a InScena Festival di New York.
Tra i suoi testi teatrali per l’infanzia Sapiens e La bicicletta rossa vincitore Premio Eolo per la drammaturgia 2012, tradotto e rappresentato in Romania al Teatro Ariel,Targu Mures.
Ha inoltre scritto per il teatro i testi:
Preghiera del mattino, o il culo delle donne della bibbia, Il Grande Spavento, Io odio, apologia di un bulloskin, Comparse (prossimo debutto a ottobre 2022 Teatro Baretti).

ELENA SERRA
Regista, attrice e danzatrice, inizia la sua formazione presso la Royal Academy of Dance.
Dal 2001 al 2007 lavora con la compagnia torinese di teatro d’arte Marcido Marcidorjs e Famosa MimosAa recitando in tutti gli spettacoli prodotti e riallestiti.
Nel 2008 cura la regia de La mia Bohème, inserita in Contemporary Art e collabora come regista al progetto “Il filo del discorso”, promosso dall’Ass. Induma di Lecce per la direzione artistica di Werner Wass.
Nel 2009 si avvicina al regista Valter Malosti di cui diventa assistente. Nel 2014 firma la regia de La Tour de la Défense di Copi, prodotto da Teatro di Dioniso con il sostegno del Sistema Teatro Torino.
Nel 2015 è protagonista in “Therese e Isabelle”, regia di Valter Malosti, produzione Teatro di Dioniso –Festival Orizzonti.
Sviluppa la sua carriera registica in seno al Teatro Stabile di Torino durante la stagione 2016/2017 con gli spettacoli Edith e La bella addormentata nel bosco. Nel giugno 2018 debutta Sogno di una notte di mezza estate progetto speciale del TST al Teatro Carignano di Torino.
Nella primavera del 2018 vince il bando di produzione Fabula Mundi e lavora al testo di Gérad Watkins Scene di Violenza Coniugale che verrà proposto dal Teatro Stabile di Torino Teatro Nazionale alla Galleria Franco Noero nel gennaio 2020 come evento site specific.
Per Teatro di Dioniso segue la regia di Molly Bloom che debutterà ad Asti l’11 Aprile 2019 e per il Teatro Libero di Palermo La camera della sposa.
Nel 2021, firma la regia di Staff Only, produzione del Teatro Stabile di Torino Teatro Nazionale per il progetto LA BELLA ESTATE; e Ovidio e altre storie- Tiresia e altri prodigi per il progetto METAMORFOSI di Fondazione Teatro Piemonte Europa e Reggia di Venaria.
Nel 2022 debutta Ciara, la donna gigante di David Harrower prodotto da Fondazione Piemonte Europa e Intesa San Paolo.
Nel biennio 2018/2020 cura la progettazione, la direzione artistica e la direzione organizzativa della stagione Parole d’Artista di Teatro di Dioniso.